Fu un personaggio dalla vita avventurosa, inserito nell'intreccio politico religioso italiano della metà del Cinquecento. Aurelio Natale Cicuta apparteneva a una famiglia di militari dell'isola di Veglia, allora dominio veneziano.C. Santus, Cicuta, Aurelio Natale, Dizionario storico dell’Inquisizione, vol. I, 2010 Scuola Normale Superiore Pisa, p. 331 Dopo aver preso i voti come francescano, lasciò il convento per studiare teologia alla Sorbona. A Parigi, tuttavia visse liberamente, diventando una spia al soldo francese con l’incarico di recarsi in Corsica per preparare così la futura occupazione francese dell’isola. Nello stesso ambiente si avvicino a simpatie per le idee riformiste.Guillaume Alonge, “Evangelismo ed eterodossia nella diplomazia franco-turca di Francesco I”, Mélanges de l’École française de Rome - Italie et Méditerranée modernes et contemporaines, 2017 Giunto a Calvi, millantando studi ed esperienze di viaggi riuscì a ottenere l'incarico di maestro pubblico a Bastia. Tuttavia, manifestando idee di stampo erasmiano che finirono per accreditarlo come sospetto eretico, nel gennaio del 1552 fu arrestato. Forse evase e comunque giunse a Genova, dove fu arrestato e sospettato di spionaggio anche se egli cercò di addossarsi solo i peccati di dubbia ortodossia che gli consentirono una pena piuttosto lieve. Poche settimane dopo fuggì dal convento in cui era stato recluso, diretto verso i Grigioni. Qui, tra il 1553 e il 1558 Cicuta esercitò il ruolo di ministro protestante e di maestro col nome di Aurelio Scitarca; in questo periodo cercò di favorire l'arruolamento di mercenari per il re di Francia. La tregua franco-spagnola, lo condusse a offrire i propri servigi al governatore spagnolo di Milano. Pochi mesi dopo, tuttavia, Aurelio fu arrestato per i suoi trascorsi protestanti; gli furono trovati in possesso scritti carattere eretico di cui era autore e finì in prigione, ma dopo due anni riuscì a evadere. Giunto a Venezia, offrì inutilmente i propri servigi al Senato. Fu invece arrestato e processato su indicazione dell'inquisitore di Milano. Nel corso del processo Cicuta presentò memoriali di difesa (che sono poi la fonte principale per la ricostruzione della sua avventurosa vita), cercando sempre di accreditarsi come uomo al servizio dei principi e non eretico. Nel 1564 fu condannato all’abiura e al carcere a vita. Nel 1566 riuscì a far pubblicare, sotto il nome del capitano Alfonso Adriano, un trattatello sull’arte della guerra dal titolo Della disciplina militare, ripubblicato postumo nel 1572 con il suo nome. Forse grazie alle competenze dimostrate in questo scritto, ormai malato, fu scarcerato nel 1570 e fu deciso che prestasse servizio nella flotta diretta verso la guerra contro i turchi. Si può ipotizzare che finisse sulla nave al comando di suo fratello Ludovico, sopracomito della galea veneziana Cristo Resuscitato. Non tornò dalla battaglia di Lepanto e probabilmente è morto nello scontro.

Note

Bibliografia

Silvana Seidel Menchi, Spionaggio e teologia - il caso di Aurelio Cicuta in "Atti del 2. Congresso Internazionale di studi storici *Rapporti Genova-Mediterraneo-Atlantico nell'età moderna, a cura di Raffaele Belvederi, 1987, p. 265-269 Della disciplina militare del capitano Alfonso Adriano, Venezia, Lodovico Avanzo, 1566 Disciplina militare del sig. cavalliere Aurelio Cicuta : diuisa in tre libri: nel primo si tratta dell'origine della guerra, & dell'elettione, & dell'vfficio del capitan generale, con l'osseruantia della religione : nel secondo s'insegna, in che modo s'habbiano a eleggere & disciplinare i soldati nouelli, & si dà l'ordine delle bataglie in disegno, & si regolano alcuni abusi nell'armi: nel terzo si danno precetti intorno al gouernar gli esserciti in campagna, tanto nel caminare, & allogiare, quanto nel passare i fiumi, di modo che da quest'opera s'ha tutto quel che si puo desiderar di disciplina nell'arte della guerra, Venezia, Lodovico Avanzo, 1572

Categoria:Partecipanti alla battaglia di Lepanto