La chiesa di San Giovanni Evangelista è un edificio sacro di Ravenna. Edificata nel V secolo, è la chiesa più antica della città. Sorge lungo via Carducci, non lontano dalla stazione ferroviaria.

Storia Nel 424 Teodosio II nominò Valentiniano augusto d'Occidente, inviandolo a riconquistare il trono imperiale. La madre Galla Placidia agì da reggente per il figlio di cinque anni. Galla Placidia s'imbarco con i figli Valentiniano e Onoria da Costantinopoli a Ravenna. Ma durante il viaggio la nave fu colta da una tempesta. La sovrana fece voto a san Giovanni Evangelista di costruire una chiesa nel luogo dello sbarco. Giunta sana e salva a Ravenna, sciolse questo voto ordinando l'edificazione del tempio cristiano. La costruzione iniziò nel 425 e terminò nel 434.

Attorno all'anno Mille la chiesa divenne sede di una comunità di monaci benedettini che vi costruirono accanto un grande monastero. Nel XIV secolo la chiesa e il monastero furono rinnovati seguendo il gusto gotico; di quell'intervento resta l'interessantissimo portale d'entrata, con arco a sesto acuto decorato in marmo.

In epoca rinascimentale i Canonici Regolari di San Salvatore si insediarono nel monastero, precedentemente abitato da monaci benedettini. Nel 1798 l'ordine monastico venne soppresso e il monastero fu confiscato dai francesi. Dopo la parentesi napoleonica l'arcivescovo Antonio Codronchi riuscì ad acquistare chiesa e monastero. Gli edifici del convento furono adibiti ad ospedale civile.

Il 21 e il 24 agosto 1944, durante la Seconda guerra mondiale, la chiesa venne bombardata dagli angloamericani e pesantemente danneggiata. Fu ricostruita con i materiali salvati e recuperati e venne riaperta nel 1952. Nel 1969 venne chiusa al pubblico per problemi di stabilità. I restauri furono effettuati tra il 1970 e il 1971: la chiesa fu riaperta alla fine dell'anno.

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Descrizione Esterno

Il corpo di fabbrica presenta un paramento murario quadrangolare (quadriportico) a mattoni a vista. Oltrepassato il grande portale marmoreo gotico, si accede ad uno spazio recintato, attraversato il quale si entra in chiesa. La facciata della chiesa è molto semplice, priva di qualsiasi decorazione. Presenta un alto protiro medioevale, molto semplice, costituito da un arco sporgente dal muro e sorretto da due pilastri in mattoni. Sotto di esso, si aprono il portale ed una monofora ad arco. Alla destra della chiesa si apre il chiostro del XVI secolo, con portico su tre lati.

L'edificio ha subito diverse modifiche nel corso dei secoli. L'impianto originario prevedeva un ampio atrio, oggi non più esistente: la chiesa era più corta di quella attuale. Nella prima metà del XIV secolo l'aspetto del corpo di fabbrica cambiò notevolmente: i numerosi interventi effettuali diedero alla chiesa un aspetto gotico padano, che conservò nei secoli a venire fino ad oggi malgrado le distruzioni belliche. Gli interventi documentabili furono cinque.: a) costruzione della cappella che si addossa al fianco settentrionale della chiesa («cappella di Lamberto da Polenta); b) costruzione di un nuovo portale; c) realizzazione della copertura della navata centrale; d) costruzione della cuspide del campanile; e) erezione di un nuovo fabbricato addossato al quadriportico.

Il portale, risalente al XIV secolo, è riccamente decorato con statue e bassorilievi: nella lunetta, è raffigurata lApparizione di San Giovanni a Galla Placidia, affiancata da due gruppi di angeli; ai lati della strombatura, vi è lAnnunciazione; nel timpano, invece, al centro c'è il bassorilievo San Giovanni e un imperatore (probabilmente Valentiniano III), alla sua sinistra San Barbaziano con sacerdoti, alla sua destra Galla Placidia con soldati e, sopra, il Redentore. Non è noto sapere di quali dimensioni e quale stile avesse il portale originale.

Attorno all'anno 1500 fu effettuato un massiccio intervento di risanamento della fabbrica, volto al rialzamento del pavimento di circa m 1,75.. Nell'area antistante l'edificio si trovava un'area cimiteriale, ancora visibile nella metà del XVII secolo..

L'ultimo intervento sul complesso risale a dopo la Seconda guerra mondiale. Gli ingenti danni dovuti ai bombardamenti comportarono una parziale ricostruzione dell'edificio. Sono tuttora ben riconoscibili i muri perimetrali di costruzione postbellica.

Campanile e Campane

Il magnifico campanile gugliato, alto ben 42 metri, a pianta quadrata, è attribuito al X secolo. Il 9 settembre 1444 il notaio Pietro Rangone segnalò nell'inventario dei beni mobili della chiesa che si stava lavorando per la costruzione del campanile. Si trattava probabilmente della ricostruzione di una parte o della costruzione del piano della bifore e della guglia. Nella cella campanaria, due delle quattro campane, la Marzia e la Dolorosa, sono state fuse nel 1208 dal fonditore Mastro Roberto il Sassone, come si evince dall'iscrizione "ROBERTUS SOEASSONO FECIT HOC OPUS * A D MCCOCTAVO *", e sono fra le più antiche in Italia ad essere datate e firmate. Le altre due risalgono l'una al 1635 e l'altra al 1693 e sono state realizzate rispettivamente dai fonditori Giulio Scaramelli di Ravenna e Giacinto Landi di Imola. Fino alla seconda guerra mondiale, su queste campane era praticato il Suono a "Doppio" Bolognese, nella variante cosiddetta "da Trave". +CampanaNotaDiametroPesoFonditoreAnnoOsservazioniGrossaSol398,4 cm700 kg ca.Roberto il Sassone1208In passato, sulla campana è stato effettuato volutamente un taglio lungo tutto il suo fusto, per ottenere un suono sordo (al fine probabilmente di annunciare la morte di un cittadino).MezzanaSi395,6 cm600 kg ca.Roberto il Sassone1208Campana gemella della Grossa ed ancora perfettamente funzionante. Sul Mozzo ligneo che la sorregge è riportata la data 1769.MezzanellaLa380,4 cm450 kg ca.Giulio Scaramelli (Ravenna)1635Campana avente una nota più grave della Mezzana, ma di dimensioni appunto minori.PiccolaMi455,4 cm120 kg ca.Giacinto Landi (Imola)1693La campana non possiede più il battaglio. Interno

L'interno della chiesa è a pianta basilicale, con tre navate, terminanti con abside (navata centrale), diaconicon (navata di sinistra) e prothesis (navata di destra). La copertura delle navate, coperte con capriate lignee a vista, sono divise da due file di dodici colonne ciascuna; le colonne presentato, oltre al capitello, anche un alto pulvino, di derivazione bizantina e tipico delle chiese paleocristiane ravennati.

A metà della navata di sinistra, si apre una cappella gotica, del XIV secolo, a pianta quadrata e coperta con volta a crociera. Presenta, sul soffitto, dei frammenti di affresco raffiguranti santi, dottori della Chiesa ed evangelisti. Sull'altare della cappella, un affresco raffigurante la Maddalena che tende le braccia alla Croce, alquanto deteriorato.

In fondo alla navata centrale, vi è l'abside, esternamente endecagonale e, internamente, semicircolare, con copertura a capriate e sette monofore intervallate da colonne marmoree. Al centro, ospita l'altare maggiore a cassa, costituito da elementi di varia epoca, tra cui alcuni del V secolo. Sulla parete di fondo, invece, la cattedra, costruita nel 1267 dall'arcivescovo di Ravenna Filippo Fontana. Ai lati dell'abside vi sono il diaconicon, alla sinistra, e la prothesis, a destra, entrambi a pianta quadrata e coperti con travi a vista. La prothesis ospita un altare a cippo del V-VI secolo ed un affresco del XV secolo della Madonna col Bambino.Su un frammento di mosaico pavimentale del XII secolo è rappresentato un unicorno.

Nella controfacciata è situata una tela di notevoli dimensioni realizzata dal pittore ferrarese Carlo Bononi che raffigura Il Convito di Assuero. La tela fu eseguita nel 1620 e in origine era collocata nel refettorio dei canonici regolari di San Giovanni Evangelista.

Mosaici

Nel 1213, al tempo in cui il monastero era guidato dall'abate Guglielmo, il mosaico pavimentale fu istoriato. L'iconografia rispecchiava vari temi: dall'epica alle leggende, dalle battaglie navali alle CrociateAttilia Tartagni, Storia di una chiesa, «La Voce di Romagna», 16 maggio 2016, p. 31.. Alcuni mosaici fanno riferimento a due episodi storici della Quarta crociata (1202-1204): l'assedio di Zara e la presa di Costantinopoli. Nel Settecento si trovavano sotto il pavimento calpestabile. Rinvenuti nel 1736, furono estratti e ricomposti in pannelli quadrangolari. Dopo il 1763 i pannelli furono apposti lungo le due navate laterali della Basilica, dove sono osservabili tutt'oggi (pannelli a figure geometriche nella navata destra, animali in quella sinistra).

Organo a canne Sotto la penultima arcata tra la navata centrale e la navata laterale sinistra, si trova l'organo a canne Mascioni opus 968, costruito nel 1974.

Lo strumento è a trasmissione integralmente meccanica, con due tastiere di 61 note ciascuna ed una pedaliera concavo-radiale di 32. La cassa, di fattura geometrica, presenta una mostra in tre campi, ciascuno dei quali composto da 7 canne di principale con bocca a mitria allineate orizzontalmente. Sul retro della cassa, esternamente, vi sono le canne del registro di Subbasso.

Citazioni

Note

Bibliografia

Altri progetti

Collegamenti esterni

Un museo virtuale per riscoprire la chiesa di San Giovanni Evangelista in Ravenna , su patrimonioculturale.unibo.it

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