Il campo di concentramento di Helmbrechts, un sottocampo femminile di Ravensbrück e in seguito di Flossenbürg, fu fondato nell'estate del 1944 vicino a Helmbrechts, in Germania. Le prime detenute furono prigioniere politiche provenienti da Ravensbrück, cui si aggiunsero in seguito anche prigioniere ebree.

Il campo Aperto il 19 luglio 1944, le prime detenute alloggiarono nelle officine dismesse dell'azienda tessile Josef Witt GmbH, riconvertita in una fabbrica di munizioni, dato che le baracche non erano ancora state completate. Ad agosto furono completate undici baracche: di queste, tre furono destinate all'alloggio delle detenute e una a infermeria, queste 4 strutture furono recintate con filo spinato.

Il campo era sorvegliato da 54 guardie, divise in 27 uomini e 27 donne. La maggior parte delle guardie donne prestò servizio in altri campi di concentramento; molte furono addestrate a Flossenburg, due a Gross Rosen e alcune a Ravensbrück prima di essere trasferite a Helmbrechts. Le guardie maschili furono per lo più tedeschi anziani o di etnia tedesca non più idonei al combattimento.

Tra le donne SS di stanza nel campo figurarono Herta Haase, Erna Achtenberg, Elli Mains, Ingeborg Schimming-Assmuss e Ruth Hildner. I profili delle guardie maschili, invece, rimangono per lo più sconosciuti. Secondo una testimonianza del dopoguerra della sorvegliante Elli Mains, i rapporti tra le guardie maschili e femminili erano "molto buoni".

Condizioni di vita Sebbene la popolazione del campo fosse composta principalmente da non ebree, nel marzo 1945 arrivò a piedi un gruppo di oltre 500 donne ebree, proveniente dal campo di Grünberg in Polonia, un sottocampo di Gross-Rosen. Le condizioni delle prigioniere a Helmbrechts, già pessime a causa del comportamento brutale tenuto dalle guardie e delle strutture precarie, si aggravarono per il sovraffollamento. Una prigioniera che vi rimase per un mese, durante la marcia della morte di Volary testimoniò di aver dormito senza coperte e su pavimenti sporchi. Mancavano i servizi igienici: solo due barili in un angolo della baracca dovevano bastare per 400 donne, molte delle quali soffrivano di dissenteria. Le guardie picchiavano regolarmente le prigioniere al mattino per il disordine nella baracca. Weissman Klein riferisce che ogni mattina le guardie passavano con una carriola per portare via i corpi delle donne morte durante la notte, molte delle quali morivano anche a causa delle percosse.

Evacuazione

All'inizio di aprile 1945, il comandante del campo, SS-Unterscharführer Alois Dörr, ordinò l'evacuazione del campo tramite una marcia della morte diretta verso il campo di Dachau. Alla colonna si unirono le donne e alcuni uomini, tra cui un rabbino. Gli indumenti in eccesso nel campo furono lasciati alle prigioniere non ebree.

Lungo il percorso, le guardie naziste vennero a sapere che l'esercito statunitense aveva liberato Dachau e diressero la colonna in marcia verso la Cecoslovacchia, che era ancora sotto occupazione tedesca. Il settimo giorno della marcia, i tedeschi abbandonarono le donne non ebree nel campo di Zwodau, ma continuarono la marcia con le oltre 500 donne ebree. Le donne marciarono per altre due settimane, fino al 6 maggio, molte morirono di fame, malattie, percosse e fucilazioni da parte delle guardie. Il 6 maggio la colonna fu liberata a Volary, in Cecoslovacchia.

Il campo di Helmbrechts fu liberato lo stesso giorno di Bergen Belsen, il 15 aprile, ma nessun prigioniero rimase indietro.

Nel dopoguerra Processo contro Alois Dörr Nei primi anni '60, un ex prigioniero riconobbe l'ex comandante del campo in una foto pubblicata su un giornale locale di Höpfingen, sua città natale. Dörr era ritratto come comandante dei vigili del fuoco durante una parata. Dopo il suo arresto nel 1962, la comunità di Höpfingen lanciò una petizione e raccolse oltre 50.000 marchi per la sua libertà su cauzione. Il sindaco della città dichiarò che "una condanna non rende giustizia a nessuno", affermando che Dörr, aveva semplicemente fatto il suo dovere "per il bene della patria".

Sotto la guida di Oskar Rauch, che si oppose alle accuse pubbliche accuse pubbliche di lassismo del sistema giudiziario tedesco nei confronti dei crimini nazisti, gli investigatori raccolsero prove dal 1962 al 1969, rintracciando i testimoni anche all'estero e infine incriminarono Dörr. A partire dal 20 marzo 1969, Dörr fu chiamato a rispondere davanti alla giuria del tribunale di Hof di 217 capi d'accusa per omicidio. Durante la marcia della morte, 59 prigioniere furono fucilate su suo ordine o da lui stesso, mentre altre 157 morirono di sfinimento. L'atto d'accusa sostenne che "Dörr non considerava le prigioniere come esseri umani a tutti gli effetti. Non le vedeva solo come nemiche dello Stato, peste del popolo, elementi antisociali o criminali, ma le considerava come creature a cui difficilmente si poteva attribuire un valore umano".

Il 31 luglio 1969, fu condannato all'ergastolo per cinque capi d'accusa di omicidio commesso in concorso, ma fu rilasciato nel 1979 in seguito alla grazia concessa dal presidente bavarese Alfons Goppel.

Il caso di Ingeborg Schimming-Assmuss Nel 1996 l'attenzione si concentrò nuovamente sul campo di Helmbrechts. Emersero due storie riguardanti l'ex SS-Aufseherin Ingeborg Schimming-Assmuss, accusata di aver ucciso quattro prigioniere nel campo e durante la marcia della morte verso la Cecoslovacchia.

Un articolo intitolato "La morte ha anticipato la legge", riportava:«Nel campo la chiamavano la terribile Inge, Inge Assmuss, precedentemente Schimming, una delle 27 guardie femminili all'interno del sottocampo di Helmbrechts». La donna fu protetta dalle accuse dalla Stasi di Berlino per oltre 50 anni. Il primo omicidio commesso da Ingeborg e dalle altre guardie femminili di Helmbrechts, avvenne il 24 febbraio 1945. Insieme alle altre guardie, picchiò a morte la dottoressa russa Alexandra Samoylenko come punizione per essere fuggita, un atto tollerato e ordinato dal comandante del campo, Alois Dörr. Un'altra ex prigioniera raccontò:"... il primo giorno dopo l'inizio della marcia, una Aufseherin - si chiamava Inge - strappò dalle mie braccia la mia amica Bassia, completamente indebolita, con una frusta e la trascinò nella foresta. Sentii uno sparo. Successivamente, la Aufseherin tornò da sola". Anche altre due detenute raccontarono alle forze alleate che l'Aufseherin aveva ucciso altri internati.

Nel 1951 fu emesso un mandato di arresto per Ingeborg nella DDR, ma le autorità di Berlino Est si rifiutarono di consegnare l'ex SS, affermando che "lavora per noi". Nel 1989, con la caduta del muro di Berlino, si scoprì che Inge viveva ancora a Berlino Est a meno di cinquanta metri dal muro. Nel 1994 fu rintracciata a Pankow. Nel 1996 Ingeborg Schimming-Assmuss morì all'età di 74 anni, da donna libera. Il governo tedesco stava procedendo contro l'ex guardia, ma come recita il titolo dell'articolo, la morte interruppe tutti i procedimenti.

Memoria Nel cimitero di Helmbrechts una targa commemorativa e una pietra proveniente da Volary ricordano le vittime del sottocampo e della marcia della morte.

Note

Bibliografia

Collegamenti esterni

Categoria:Campo di concentramento di Flossenbürg