Il programma spaziale zambiano nacque in Zambia nel 1964 per iniziativa di Edward Makuka Nkoloso, un insegnante di scienze ed ex membro del movimento di resistenza zambiano. L'obiettivo dichiarato del programma, non ufficialmente sostenuto dal governo, era d’inviare il primo essere umano africano nello spazio extraatmosferico, prima sulla Luna e successivamente su Marte, anticipando o eguagliando le imprese delle superpotenze mondiali impegnate nella corsa allo spazio. Come riporta l'istituto Treccani «Data di lancio prevista il 24 ottobre del 1964». Sebbene privo di finanziamenti, il progetto è storicamente significativo come simbolo delle ambizioni scientifiche e del clima ottimistico che caratterizzò i primi anni dell'indipendenza dello Zambia, ottenuta il 24 ottobre 1964.

Contesto storico In seguito all'indipendenza dello Zambia dalla Rhodesia, in un clima di rivalsa e di aspirazione a occupare il proprio posto sulla scena mondiale, Nkoloso fondò la Zambia National Academy of Science, Space Research and Philosophy (). L'Accademia, con sede a Lusaka, aveva lo scopo di promuovere l'avanzamento culturale e scientifico della nazione e il programma spaziale era, al suo interno, il progetto più ambizioso.

Al fine di perseguire il suo progetto, Nkoloso richiese formalmente un finanziamento di £7.000.000 sterline all'UNESCO, ma non lo ottenne mai. Inviò, in seguito, lettere a Stati Uniti e Unione Sovietica richiedendo supporto per il progetto, senza mai ricevere risposta.

Il programma e gli "afronauti" I partecipanti al programma spaziale, da Nkoloso soprannominati "afronauti" (dall'inglese afronauts), erano un gruppo di volontari. Tra loro figurava Matha Mwamba, una sedicenne che Nkoloso candidò a prima donna africana a mettere piede sulla Luna.

Le metodologie d'addestramento, ideate da Nkoloso, erano una reinterpretazione, con risorse autoctone, di quelle sperimentate nei centri d'addestramento di astronauti e cosmonauti. Esse includevano: Rotolare all'interno di un barile lungo un pendio, per allenare il corpo alle sollecitazioni del lancio e del rientro delle capsule spaziali. Saltare la corda per lunghi periodi, per simulare la sensazione di assenza di gravità. Oscillare su un'altalena e, al momento opportuno, tagliare la corda di sostegno onde sperimentare un breve volo in assenza di peso.

Il programma spaziale prevedeva di lanciare un razzo, battezzato D-Kalu 1 in onore del presidente Kenneth Kaunda, che avrebbe trasportato un lander con a bordo Mwamba, un religioso e due gatti.

Ricezione e impatto contemporaneo Il programma non ricevette alcun riconoscimento o supporto ufficiale dal governo zambiano. La copertura mediatica internazionale, all'epoca, trattò la vicenda per lo più con tono di curiosità o scetticismo, bollando spesso l'iniziativa come una stravaganza.

Nonostante la mancanza di fondi, nonché di esplicite carenze tecniche e scientifiche, il progetto di Nkoloso è stato interpretato, da storici e studiosi, come significativo per la sua valenza simbolica, tanto da trovare spazio nel National Air and Space Museum dello Smithsonian. Il programma è oggi visto come il tentativo concreto, seppur ingenuo, di affermare la capacità e l'autonomia di una neonata nazione africana di partecipare alle imprese più avanzate della scienza e della tecnologia.

Eredità culturale La figura di Edward Nkoloso e la vicenda degli Afronauti ha ispirato numerose opere artistiche e culturali, contribuendo a una rivalutazione della sua importanza storica. Sebbene il programma non sia mai decollato, l’idea degli astronauti africani è diventata un simbolo culturale e ha ispirato artisti, storici e cineasti. Il 20 aprile 2025, l’Unione Africana ha ufficialmente inaugurato l'African Space Agency al Cairo realizzando, almeno in parte, il sogno visionario di Nkoloso.

Tra le opere artistiche più note ispirate alla storia degli afronauti, vi sono: Il libro fotografico Afronauts (2012) dell'artista ispano-belga Cristina De Middel, che rielabora in chiave surreale e onirica la storia del programma spaziale. Documentari e opere teatrali che hanno esplorato la vicenda, il suo contesto storico e il suo significato culturale per l'Africa contemporanea, come il cortometraggio The Afronauts (2014) di Frances Bodomo.

Note

Bibliografia

Voci correlate Zambia Corsa allo spazio

Categoria:Programmi spaziali Categoria:Scienza e tecnologia in Zambia