La Villa Luburić, nota anche come Vila Folkert o Quartier generale del colonnello Luburić, fu la sede del quartier generale degli ustascia nel 1945 a Sarajevo, capitale dello Stato indipendente di Croazia (NDH). Tra febbraio a maggio 1945 gli ustascia vi assassinarono almeno 323 persone.
Contesto storico
Nel febbraio 1945 Ante Pavelić inviò Vjekoslav Luburić a Sarajevo con l'incarico di sopprimere il movimento di resistenza e generare un clima di terrore che facilitasse il ritiro delle forze ustascia dalla Bosnia ed Erzegovina, prevenendo perdite e ritardi.
La "casa del terrore" Luburić stabilì il suo quartier generale nel centro di Sarajevo. Inizialmente la sede si trovava nell'ex via Sokolska (in seguito via Mis Irbina), ma fu presto trasferita in una villa di proprietà di Milan Sarić in via Skenderija 49, nota come Villa Folkert o Berković, o Villa Wilkert.
Luburić e le sue forze adibirono allo scopo anche una casa, appartenuta alla famiglia croata Babunović, e un ristorante, il Gradski podrum, che insieme vennero soprannominati "casa del terrore". Scelse la villa per ragioni simboliche, essendo stata una sede della loggia massonica di Sarajevo, e lasciò il simbolo della loggia in vista sulla facciata.
Il quartier generale fu trasformato da Luburić in un luogo di tortura e prigionia, un campo di internamento e di sterminio per serbi, ebrei e dissidenti politici, molti dei quali uccisi da lui personalmente.
Poco dopo l'arrivo a Sarajevo Luburić organizzò arresti di massa. Alla fine di febbraio 1945 le sue forze e la polizia locale arrestarono diverse centinaia di persone, dando la caccia agli ebrei ancora presenti in città. Furono trovati e catturati circa duecento ebrei. Luburić istituì un "tribunale speciale" (in serbo-croato: Prijeki Vojni Sud), il "Tribunale penale di guerra del comandante Luburić", che condannò all'esecuzione centinaia di persone. Tenne 13 processi per tradimento con pene capitali o lunghe detentenzioni; solo il 27 marzo il tribunale speciale condannò a morte 85 persone.
Tra marzo e inizio aprile 1945 furono uccise 323 persone, il 28 marzo a Marijin Dvor furono appesi agli alberi 55 cadaveri per terrorizzare la popolazione locale. I corpi recavano cartelli con la scritta "Lunga vita al poglavnik".
Le conseguenze di tali azioni furono testimoniate dal giornalista americano Landrum Bolling:
Memoria Dopo che i partigiani di Tito liberarono Sarajevo, nel giardino del campo furono riesumati numerosi cadaveri. Poco dopo l'edificio fu trasformato in un memoriale. Con l'ascesa al potere del politico Džemal Bijedić cambiò anche il punto di vista sul memoriale. All'inizio degli anni '70 decise di demolire l'edificio e di costruire al suo posto un asilo. La cerimonia commemorativa in onore delle vittime si tenne ogni anno fino al 1992. Una targa commemorativa ricorda il campo di internamento e i crimini che vi furono commessi. I locali dell'ex ristorante Gradski podrum furono trasformati nel cinema Romanija.
Note
Bibliografia
Collegamenti esterni
Categoria:Architetture di Sarajevo Categoria:Olocausto in Jugoslavia Categoria:Stato Indipendente di Croazia