Palazzo Seyssel d'Aix, Palazzo Sommariva (altra dizione dei marchesi Seyssel) , o Palazzo Scarnafigi, è un palazzo storico di Torino costruito nel Seicento nell'isola dell'Assunta (oggi Via Maria Vittoria), quando il re Carlo Emanuele II di Savoia decise l'ampliamento della città verso est in direzione del fiume Po, ad opera di Amedeo di Castellamonte.

L'edificio fu vincolato nel 1972 ai sensi della Legge 1089/1939.

Storia L’edificio è, con il contiguo Palazzo Ferrero della Marmora, tra i primi ad essere edificato all’interno dell’isola dell’Assunta. La proprietà sin dal 1683 risulta del controllore generale delle Finanze Francesco Giacinto Gallinati di Parpaglia, che acquista dal conte Ferdinando Dal Pozzo di Coggiola «2 tavole di terreno edificabile». Su queste fa realizzare un palazzo, accompagnato da un giardino, che vende nel 1689 alla marchesa Irene di Simiana e al di lei figlio Martino di San Martino d’Aglié.

Oppressa dai debiti, la marchesa è obbligata a vendere il palazzo nel 1717 al conte Francesco Raimondi di Mongardino, intendente della casa del Principe di Carignano, ma solo pochi mesi dopo il conte rivende la proprietà a Giuseppe Gallinati di Parpaglia, figlio del precedente proprietario Francesco Giacinto, che inizia subito lavori di espansione delle scuderie lungo il muro di confine con il giardino del principe della Cisterna. Le precarie condizioni finanziarie spinsero tuttavia il Gallinati ad alienare la proprietà nel 1724 a favore del conte Giuseppe Ignazio Ponte di Scarnafigi dal quale pervenne al figlio Giuseppe Filippo Oddone, personalità di spicco della corte sabauda e ministro plenipotenziario in Portogallo, inviato a Londra, Vienna e ambasciatore a Parigi, che cedette il proprio palazzo quale sede dell’ambasciata francese a Torino.

Alla morte nel 1788 a Parigi del conte, l’unica erede del palazzo fu la sorella Maria Vittoria Teresa, vedova del marchese Enrico Seyssel d'Aix, che a sua volta nel 1792 ne lasciò erede il figlio Vittorio Amedeo (insignito da re Vittorio Emanuele I del Collare dell'Ordine supremo della Santissima Annunziata); nel 1819, sempre per successione, passò al figlio Tommaso e quindi al primogenito di questi, Claudio, anch'egli militare di lungo corso nell'esercito piemontese.

Dopo la riforma amministrativa del 1859, il Consiglio provinciale di Torino tenne le sue prime riunioni nell'edificio, ma dal 1865 avvenne il trasferimento in altra sede a seguito della deliberazione che invitava gli uffici governativi e provinciali ad abbandonare le case private per concentrarsi negli stabili di proprietà demanialeLa vita amministrativa della Provincia di Torino 1861-1911, Torino 1913, p. 25 in Cicotero, Palazzo Cisterna a Torino, p. 47, nota 15.

Nel 1868 avviene l’acquisto del palazzo da parte del marchese Domenico Fassati Roero di San Severino, tra i primi finanziatori delle opere di Don Bosco. Passato in eredità alla figlia Azeglia, con usufrutto alla vedova Maria de Maistre, e poi alla morte di questa al ramo del marito di Azeglia, il barone Feliciano Ricci des Ferres, il palazzo viene alienato nel 1925 a favore dei fratelli Felice, Emilio, Edmondo, Cesare e Giovanni Sobrero, industriali tessili a Torino, Gassino e Casale Monferrato e parenti di Ascanio, che sopraelevano l’edificio di un piano, con eliminazione delle vecchie soffitte.

Dal 1934 al 1943 il palazzo ha ospitato anche la sede della squadra di calcio locale Juventus Football Club https://totallyjuventus.wordpress.com/sede/.

A seguito di disaccordi interni alla famiglia, legati alla difficoltà di gestione di un palazzo di estese dimensioni che si rivela indivisibile in parti, gli eredi Sobrero mettono in vendita all'incanto il palazzo che nel 1942 viene acquistato dalla Cassa di Risparmio di Torino.

Nel 1959 entra a fare parte del patrimonio della Provincia di Torino, come esito di una permuta con la Cassa di Risparmio. La Città metropolitana di Torino, nuova proprietaria del sito, ha tentato di alienare, invano, l'edificio con due aste pubbliche nel 2018 (base d'asta 7,9 milioni di euro) e nel 2023.

Descrizione Dotato di una pianta regolare con accesso dall’androne pedonale e carraio di Via Bogino 12, l’edificio ha un’imponente facciata di mattoni a vista ed è formato da quattro piani fuori terra, di cui l’ultimo frutto di ampia sopraelevazione operata nel 1940 su progetto dell’ingegner Aldo Pilutti, con due piani ammezzati e due piani interrati. È organizzato su un cortile principale, cui si accede dall’atrio di rappresentanza, e su cortili minori o “rustici” con ingressi differenziati; il palazzo gravita per la parte aulica su un impianto a C aperto sul giardino del contiguo Palazzo Dal Pozzo della CisternaAtti e Rassega Tecnica della Società degli Architetti e degli Ingegneri di Torino, Anno 141, LXII-3-4, settembre-ottobre 2008, https://art.siat.torino.it/wp-content/uploads/2023/08/A_RT_LXII-3-4.pdf.

Note

Bibliografia Nicola Mantegazza, Guida alle case della città e sobborghi di Torino, Botta Editore, Torino 1856.

Voci correlate

Borgo Nuovo (Torino) Ville e palazzi di Torino Luoghi d'interesse a Torino

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