Le opere nel Giardino ex Baratti sono tre opere d'arte (pubblica) che l'artista Massimo Ghiotti ha realizzato site-specific per il giardino ricavato dalla demolizione della fabbrica di Baratti & Milano, nel quartiere Santa Rita a Torino.

Storia Le opere, costruite in 6 mesi del 2001, sono state installate l'anno stesso. L'inaugurazione ha avuto luogo l'anno seguente, il 30 maggio 2002, alla presenza, tra gli altri, dell'allora assessore alla cultura Fiorenzo Alfieri.

Descrizione Le opere, di arte contemporanea, consistono in tre sculture di metallo pesante (ferro colorato) posizionate in distanti punti del giardino. Esse sono:

Liaison; due quadrati cavi (a mo' di cornici), costituiti da putrelle, uniti da una barra rotonda e curva che li attraversa. Vessillo; putrelle sviluppantisi in verticale, sormontate da un quadrato cavo, con i colori dello stemma di Torino. S-Velata; putrelle variamente assemblate fra di esse che aggettano su una vasca rotonda, la quale originariamente riceveva acqua dalla scultura stessa (progettata fontana).

L'artista ha dichiarato: "Ho trattato l’elemento geometrico in piena libertà; i colori sono stati creati per dare una carica visiva all’elemento strutturale"; e "Amo lavorare sulla geometria delle composizioni partendo da un modulo che viene ripetuto e riutilizzato; mi interessa molto la configurazione geometrica delle sculture". L'illuminazione delle opere è data da quella pubblica.

Accoglienza Riccardo Passoni (ex docente all'Accademia Albertina, ex vicepresidente dell'Associazione dei musei d'arte contemporanea italiani, ex commissario locale per la Bjcem, ex commissario per Luci d'Artista, ex componente della giuria del Premio nazionale delle Arti, ex direttore del Borgo Medioevale di Torino, ex direttore della Galleria civica d'arte moderna e contemporanea di Torino, ex membro del Comitato scientifico della Fondazione CRT per l’Arte Contemporanea), ha dichiarato riguardo alle opere:

"Il linguaggio astratto/geometrico di Ghiotti, memore delle esperienze dell’Astrattismo internazionale del XX secolo, più volte riaffacciatosi sulla scena della ricerca artistica dopo la stagione delle Avanguardie storiche, viene interpretato in queste sculture monumentali secondo un consapevole innesto di rigore e libertà: l’uso degli angoli retti non esclude snodi più intriganti, una curva può innestarsi su forme quadrate, le combinazioni di colori primari possono lasciare lo spazio ad una forma tutta rossa, intelligentemente posta a confronto, per contrasto, con il dinamismo calcolato e discreto (e quindi non petulantemente esagerato e protervo), dell’acqua che la percorre e la anima. È certo la fontana rossa il fulcro scenico della piazza: ma che proprio perché introdotta dalle quinte delle altre due opere poteva risaltare meglio, e perché il linguaggio geometrico/descrittivo adoperato da Ghiotti potesse dispiegarsi in un gioco di varianti allargato e quindi non statico. Chi avrà modo di gettare non già uno sguardo distratto sulla piazza, ma di percorrerla lungo i confini, o passarvi attraverso secondo percorsi non univoci, potrà infatti cogliere contatti e contrasti più segreti tra le diverse forme, e scoprire infine quanto queste “sculture” abbiano saputo trasformare la percezione dello spazio per le quali sono state realizzate."

Egli ha inoltre notato che si è trattato dell'unica piazza con fontana "in tutta quella zona di Torino - nata sostanzialmente negli ultimi quarant'anni", specificando che Piazza Dante Livio Bianco (tra la Chiesa del Gesù Redentore ed il Mercato coperto Don Grioli, nel quartiere Mirafiori Nordvedasi una mappa di quella zona) "è nata successivamente ed ha aspetto completamente diverso".

Note

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