Segretario della Federazione Giovanile Socialista Italiana in clandestinità tra il 1943 e il 1944, fu dirigente del Partito socialista italiano (PSI) e della Confederazione generale italiana del lavoro (CGIL). Come esponente della Sinistra socialista, partecipò alla fondazione del Partito socialista italiano di unità proletaria (PSIUP) per poi, successivamente, rientrare nelle file del PSI.

Biografia Origini e formazione Libero Cavalli nacque a Ronco Scrivia, in provincia di Genova, nel 1914, in una famiglia antifascista e anarchica che, perseguitata dal regime, fu costretta a trasferirsi a Milano. Cresciuto ed educato inizialmente dalla nonna, si riunì ai genitori solo durante l’adolescenza. A causa di difficoltà economiche familiari, pur ottenendo eccellenti risultati scolastici, si trovò impossibilitato a proseguire gli studi dopo le scuole elementari.

Antifascismo e attività partigiana Durante il servizio militare subì persecuzioni dettate dalle sue convinzioni antifasciste. Una volta rientrato a Milano, dopo il Proclama Badoglio dell'8 settembre 1943, si unì clandestinamente alla Gioventù Socialista, partecipando alla costituzione di una formazione delle Brigate Matteotti. Fu segretario della Federazione giovanile socialista clandestina tra il 1943 e il 1944, commissario politico della Brigata giovanile “Cecco Cuciniello” e delegato politico della Brigata autonoma “Bruzzi-Malatesta”. Libero Cavalli fu poi arrestato, torturato – riportò per questo danni permanenti – e infine liberato in seguito a uno scambio di prigionieri.

Attività politica e sindacale nel dopoguerra Dopo la guerra e la Liberazione, Cavalli ricoprì numerosi incarichi: dirigente della Federazione PSI di Milano (1949–1951); segretario della federazione milanese della Federazione italiana operai tessili (FIOT-CGIL) dal 1952 al 1955; membro del Comitato centrale del PSI nel 1963; aderì al PSIUP con la scissione e rientrò poi nel PSI nel 1971 in qualità di presidente della Commissione centrale di controllo.

Orientamenti politici All’inizio della sua carriera politica, Cavalli fu influenzato dai modelli provenienti dall’Unione Sovietica e dall’elaborazione teorica marxista-leninista, sostenendo l’unità d’azione con il Partito comunista italiano (PCI). Successivamente, tentò di promuovere una linea autonoma per il PSI, adottando un orientamento classista e dedicandosi prioritariamente all’organizzazione interna del partito. Rifiutò cariche pubbliche o elettive, tra cui candidature parlamentari e ruoli come assessore al Comune di Milano.

Attività nell’ANPI e Fondo archivistico Libero Cavalli partecipò attivamente a iniziative dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia (ANPI), presenziando a conferenze, cerimonie e pubblicando articoli per preservare la memoria della Resistenza e del contributo dei socialisti. Inoltre, Cavalli si impegnò anche a raccogliere personalmente carte e documenti relativi agli anni della Resistenza antifascista e alla sua attività politica e sindacale del dopoguerra: ne derivò il Fondo di Libero Cavalli, oggi conservato presso tre diversi archivi: Fondazione Anna Kuliscioff; Fondazione Giangiacomo Feltrinelli; Fondazione ISEC (Fondazione Istituto per la Storia Dell'Età Contemporanea).

Morte Libero Cavalli morì a Milano nel 1984.

Note

Bibliografia Cavalli, Libero; Strada, Carlo. Nel nome di Matteotti: materiali per una storia delle Brigate Matteotti in Lombardia, 1943-45. Prefazione di Libero Biagi. Milano, Italy: F. Angeli, 1982. L'impegno. Rivista di storia contemporanea, Anno 16, n. 2, agosto 1996. [PDF] (https://impegno.istorbive.it/wp-content/uploads/2020/04/impegno-16-02.pdf)

Collegamenti esterni Fondo Libero Cavalli - Fondazione Anna Kuliscioff (https://www.fondazioneannakuliscioff.it/fondo-libero-cavalli/) Fondo Libero Cavalli – Fondazione Giangiacomo Feltrinelli (https://fondazionefeltrinelli.it/inventari/5863/) Fondazione ISEC – Scheda su Libero Cavalli (https://fondazioneisec.archiui.com/entita/525-cavalli-libero)