La casa del viticulture, anche ex barbieri, è un'abitazione sita sulla strada provinciale 45 in località Rambotta Cigognola n. 36 a Castana. Storia La casa del viticultore venne progettata dall'architetto Ignazio Gardella su commissione della famiglia Barbieri. I Barbieri richiesero all'architetto la progettazione di un edificio da costruire su un terreno declivio coltivato a vigneto da adibire ad abitazione per la loro famiglia con annessi dei locali strumentali all'attività agricola, nello specifico una grande cantina in cui contenere le botti del vino. La prima fase di progettazione della casa avvenne nella prima metà del 1944 dove si fissarono anche la caratteristiche principali che l'edificio manterrà anche una volta costruito: la disposizione su due piani con i locali di servizio quali l'autorimessa, il laboratorio e il magazzino posti al piano inferiore parzialmente interrato e i locali adibiti alla vita famigliare al primo piano. Dopo una pausa di circa due anni dovuta probabilmente alle ultime fasi della seconda guerra mondiale nella primavera del 1946 Gardella riprende in mano il progetto portando così alla costruzione dell'edificio nel 1947.
La casa al 2014 risulta ancora abitata e in buono stato di conservazione nonostante abbia subito alcune alterazioni rispetto a quando venne costruita. Di queste alterazioni alcune sono state indispensabili, come l'eliminazione della copertura di eternit, mentre altre risultano meno felici come la zoccolatura in pietra a scaglie e la sostituzione degli infissi eliminando gli scuri esterni.
Descrizione Situata sulle colline dell'oltrepò pavese nelle vicinanze di Broni con la costruzione della casa del viticultore Gardella ha l'occasione di confrontarsi con l'interesse per l'architettura rurale che in quei tempi si stava sviluppando nel contesto architettonico italiano permettendogli anche di misurarsi con uno stile neorealista che stava gradualmendo andando a sostituirsi allo stanco stile internazionale arrivando così allo sviluppo di un edificio che, in contrapposizione a un certo populismo modernista che nello stesso periodo sviluppava progetti come la "città orizzontale" di Irenio Diotallevi, Giuseppe Pagano e Franco Marescotti, può essere inteso come punto d'arrivo di una visione che non crede all’architettura come mero servizio sociale.
L'edificio costruito conferma la suddivisione funzionale dei primi progetti con il piano seminterrato dedicato ai locali funzionali all'agricoltura e l'autorimessa e il piano superiore destinato alla famiglia. La porta dell'ingresso dell'abitazione conduce a un ambiente intermedio tra l'entrata e la scala che porta verso il piano superiore; qui le camere da letto risultano esposte a sud-est e scala e cucina verso nord-ovest con il grande soggiorno centrale a fare da passante. Il soggiorno con l'apertura di servizio verso la campagna, la sua disposizione rispetto alle altre stanze e la volumetria del camino si trova a essere il "cuore" dell'abitazione diventando espressione di una riflessione sui tipi di casa del movimento moderno, riproposti senza schematismi da Gardella nell'edificio.
Nella sua asciutta geometria l'edificio risulta formato da due diversi quadrangoli che si uniscono nel centro-soggiorno con la sua terrazza aggettante che formano così quattro diverse facce che esibiscono la polarità dell'alloggio, pensate in rapporto alla loro esposizione e utilizzo. Inoltre per la prima volta in questo edificio appaiono le finestre a tutta altezza, che da questo momento in avanti diventeranno cifra stilistica di Gardella.
L'elemento che dona unità ai volumi della casa è la copertura, la quale è delineata in doppia falda con il compluvio diretto verso l'interno permettendo così allo spazio del soggiorno di aprirsi verso l'esterno; si fa notare anche lo soluzione delle travi lignee rastremate le quali sporgono dalla facciata e sono sistemate in una fascia in sottosquadro rispetto all’intonaco. Questo particolare tetto a impluvio riprende la tradizionale inclinazione propria dei tetti delle case dei braccianti agricoli ribaltandola, riprendendo un tema antico e risolvendolo con tecnologie moderne, discostandosi però dalla tradizione rurale e legandosi al panorama del moderno, a dimostrazione della capacità di Gardella di non snaturare l'architettura rurale senza però rinunciare all'innovazione.
Note
Bibliografia
Categoria:Architetture di Ignazio Gardella Categoria:Castana Categoria:Architetture della provincia di Pavia