Il Regno di Hormuz (conosciuto anche come Hormoz o Ormus; ; ), è stato un regno che si trovava nella parte orientale del Golfo Persico e al suo apice si estendeva fino al Bahrein a occidente. Il regno fu fondato nell’XI secolo inizialmente come dipendenza del Sultanato selgiuchide di Kerman, e successivamente come tributario autonomo dei turcomanni Salghuridi e del Ilkhanato.Charles Belgrave, The Pirate Coast, G. Bell & Sons, 1966, p.122 Nella sua fase finale Hormuz divenne uno stato cliente dell’Impero portoghese. Gran parte del suo territorio fu infine annesso dall’Impero safavide nel XVII secolo. Confinava con la Miladian di Laristan, con la quale ebbe frequenti contrasti.

L’isola fu una base economica di grande rilievo per gli scambi commerciali e il traffico marittimo, fungendo da importante porto tra il Golfo Persico e l’Oceano Indiano. Questo porto si trovava originariamente sulla costa meridionale dell’Iran, a est dello Stretto di Hormuz, vicino all’odierna città di Minab, e fu in seguito trasferito sull’isola di Jarun, che divenne nota come Isola di Hormuz, situata nei pressi dell’attuale città di Bandar Abbas.

Etimologia Secondo un’etimologia popolare, “Hormuz” deriverebbe dalla pronuncia in medio persiano del nome della divinità zoroastriana Ahura Mazdā. In alternativa, è stato suggerito che il nome provenga da Hur-Muz, cioè “luogo delle dattere”. Un'altra possibilità è che il termine derivi da ὅρμος, hormos, parola greca che significa “insenatura, baia”.

Il nome dell’insediamento urbano che fungeva da capitale dell’antico Regno di Hormuz era indicato anche come Naband.

Antico Regno di Hormuz Il primo periodo della storia dei sovrani di Hormuz inizia con l’emigrazione del principe-mercante arabo Muhammad Diramku dall’Oman alla costa iraniana nell’XI secolo e durò fino al trasferimento della capitale sull’Isola di Hormuz a cavallo tra XIII e XIV secolo; durante questo periodo Hormuz godette di una lunga fase di autonomia sotto la dipendenza formale dei sovrani persiani, dalla fondazione del regno nell’XI secolo fino all’arrivo dei portoghesi. Eventi rilevanti di questa fase includono le lotte di potere tra i numerosi emiri di Hormuz e delle regioni circostanti e il mantenimento del ruolo economico di Hormuz.

Hormuz fu governato dai discendenti di Muhammad Diramku (Deramkub, “coniatore di dirham”), che fondò il regno come dipendenza del Regno di Kerman dopo il crollo della dinastia dei Buwayhidi, raggiungendo il suo apogeo sotto la dinastia mongola degli Ilkhanidi. In età medievale, il regno era ben conosciuto come un emporio internazionale che controllava entrambe le sponde del Golfo Persico e buona parte della costa del Mar Arabico.

«Fu durante il regno di Mir Bahrudin Ayaz Seyfin, quindicesimo re di Hormuz, che i Selgiuchidi invasero Kerman e da lì si spinsero fino a Hormuz. Le ricchezze di Hormuz attiravano incursioni così frequenti che gli abitanti cercarono rifugio al largo della terraferma e si trasferirono inizialmente sull’isola di Qeshm. Mir Bahrudin visitò poi l’isola di Jerun e l’ottenne da Neyn (Na’im), re di Keys (Kish), cui appartenevano tutte le isole della zona. Dopo aver intrapreso il pellegrinaggio dell’Hajj, Mir Bahrudin divenne ampiamente conosciuto come Haji Bahrudin nelle terre di Hormuz.»

Questi spostamenti di potere segnarono la fine dell’età d’oro del Golfo Persico, ma i porti insulari di Qays e poi quello continentale di Hormuz (inizialmente tributario della Persia) divennero rinomati empori. I sovrani hurmuzî svilupparono Qalhat, sulla costa dell’Oman, per controllare entrambi i lati dell’ingresso al Golfo Persico. Più tardi, nel 1300, i mercanti hurmuzî si liberarono della sovranità persiana e riorganizzarono il loro emporio sull’isola anch’essa chiamata Hurmuz, dove accumularono ricchezze leggendarie. La natura dei rapporti tra i Nabâhina e gli hurmuzî resta poco chiara.Risso, Patricia, Oman And Muscat: an Early Modern History, Croom Helm, Londra, 1986, p. 10.

Nuovo Regno di Hormuz L’inizio del regno dell’emiro Rukn al-Din Mahmud Qalhati (1249–1286) segnò l’avvio di un nuovo periodo nella storia di Hormuz. Questa fase fu generalmente caratterizzata dall’indipendenza sempre più marcata di Ormus dal Kerman e dai Salghuridi (situati nella provincia di Fars) e dall’espansione della sua influenza verso il Bahrain degli Usfuridi e l’Oman.

Al tempo della competizione tra gli Ilkhanidi e il Khanato Chagatai, la vecchia città di Hormuz, nota anche come Nabands e Dewankhana, fu abbandonata dai suoi abitanti. Nel 1301, infatti, sotto la guida del re Baha ud-Din Ayaz e di sua moglie Bibi Maryam, la popolazione si trasferì sulla vicina isola di Jerun.# 127 The Travels of Marco Polo the Venetian, J.M. Dent & Sons Ltd; E.P. Dutton & Co, Londra e Toronto; New York, 1926, p. 63. Sebbene Marco Polo si riferisca all’isola su cui sorgeva la città di Hormuz, Collis sostiene che a quel tempo Hormuz fosse ancora sulla terraferma. #85 Collis, Maurice. Marco Polo. Londra, Faber and Faber Limited, 1959, p. 24.

All’inizio del XV secolo, Hormuz fu uno dei regni visitati dalla flotta di spedizione cinese comandata dall’ammiraglio Zheng He durante i viaggi di esplorazione della dinastia Ming, costituendo la destinazione finale della flotta durante il quarto viaggio. Ma Huan, interprete al servizio della spedizione, descrisse positivamente la società di Hormuz nello Yingya Shenglan, scrivendo ad esempio che «gli arti e i volti della gente sono raffinati e chiari […] sono robusti e di bell’aspetto; i loro abiti e i loro copricapi sono eleganti, distintivi e raffinati». Fei Xin, un altro membro dell’equipaggio, fornì una descrizione di Hormuz nello Xingcha Shenglan. Egli annotò, tra l’altro, che la società di Hormuz godeva di un alto tenore di vita, osservando che «le classi inferiori sono ricche», e descrisse le abitudini di abbigliamento locali: le lunghe vesti indossate da uomini e donne, i veli portati dalle donne sulla testa e sul volto quando uscivano e i gioielli sfoggiati dai ceti più agiati.

Essendo conosciuta come un emporio internazionale e rinomata in Europa come centro commerciale, la sua prosperità portò alla sua fama, tanto da indurre i portoghesi a lanciare attacchi e conquistarla all’inizio del XVI secolo.

Conquista portoghese (1507-1515) Nella tarda sera del 26 settembre 1507, la flotta portoghese guidata dall'esploratore portoghese Afonso de Albuquerque,fece il suo ingresso nel porto di Hormuz, ornata di bandiere e salutando la città con una salva di mezz’ora.Saturnino Monteiro (2010): Portuguese Sea Battles - Volume I - The First World Sea Power 1139-1521 pp.219-220

La notizia della conquista portoghese dell’Oman aveva seminato grande sgomento in città, e si era diffusa la voce che i portoghesi arrivassero persino a divorare esseri umani.Elaine Sanceau (1936) Indies Adventure: The Amazing Career of Afonso de Albuquerque, Captain-general and Governor of India (1509–1515), Blackie, p.43 Forse per questa ragione Albuquerque non fu accolto da alcun emissario con cui poter trattare. In tale situazione convocò a bordo il capitano della più grande nave in porto – un mercantile gujarati di 800 tonnellate – affinché facesse da tramite con il sovrano di Hormuz. Egli dichiarò di essere giunto con ordini da Re Manuele I del Portogallo per ridurre Hormuz a vassallo e porlo sotto la sua protezione, offrendo tuttavia la possibilità di capitolare senza spargimenti di sangue.João de Barros (1553) Décadas da Ásia, ed. 1777, vol. II, p.128

Hormuz era allora governato non dal suo giovane re dodicenne Seyf ad-Din, ma dal potente visir, l’eunuco bengalese Cogeatar (Hwaga Ata), che non si lasciò intimidire dalla flotta relativamente ridotta. Durante la notte, i portoghesi udirono uomini imbarcarsi sulle navi e barricate erigersi, segno chiaro dell’intenzione del visir di resistere.Saturnino Monteiro (2010): Portuguese Sea Battles - Volume I - The First World Sea Power 1139-1521 p.223 I portoghesi furono circondati da circa 50 navi mercantili armate dal lato di terra e tra le 120João de Barros Décadas da Ásia, ed. 1777, vol. II, p.131 e le 200 imbarcazioni leggere a remi dal lato del mare. Albuquerque non tentò di rompere l’accerchiamento; preferì invece sfruttare l’eccessivo numero di imbarcazioni nemiche per permettere all’artiglieria di colpire con maggior efficacia.Saturnino Monteiro (2010): Portuguese Sea Battles - Volume I - The First World Sea Power 1139-1521 p.224

Con le trattative ormai interrotte intorno alle 9 del mattino seguente, la nave ammiraglia di Albuquerque, la Cirne, aprì il fuoco, seguita dal resto della flotta. Le bordate furono scambiate tra la flotta ormusi e i portoghesi, con chiaro vantaggio di questi ultimi, e grandi nubi di fumo avvolsero le navi, riducendo notevolmente la visibilità.

Dalle spiagge, gli abitanti di Hormuz, incluso il giovane re, assistevano alla battaglia; alcuni rimasero uccisi da palle di cannone vaganti e si dispersero.

Le imbarcazioni leggere ormusi, cariche di numerosi arcieri persiani mercenari, manovrarono per attaccare in massa la flotta portoghese. In quel momento i portoghesi incontrarono qualche difficoltà a causa della scarsità di uomini, ma il gruppo compatto di imbarcazioni nemiche a basso pescaggio costituì un bersaglio ideale: circa una dozzina furono affondate e molte altre rese inservibili, bloccando così il passo alle navi che seguivano. Con l’aumentare della confusione e della disorganizzazione tra gli ormusi, i portoghesi passarono all’offensiva: Albuquerque fece abbordare la grande carracca gujarati, che fu espugnata dopo una dura lotta. Una dopo l’altra, i portoghesi catturarono o incendiarono gran parte delle navi nemiche.Saturnino Monteiro (2010): Portuguese Sea Battles - Volume I - The First World Sea Power 1139-1521 pp.224-225 Infine, sbarcarono presso gli arsenali e incendiarono le periferie di Hormuz; temendo un assalto sanguinoso, il visir Cogeatar issò una bandiera bianca sul palazzo reale, annunciando la resa.Saturnino Monteiro (2010): Portuguese Sea Battles - Volume I - The First World Sea Power 1139-1521 p.225 Con non più di 500 uomini e sei navi malandate, Albuquerque aveva sottomesso la più potente potenza navale del Golfo.

Dopo lunghe trattative, il 10 ottobre Afonso de Albuquerque incontrò il re di Hormuz Seyf ad-Din, il visir Cogeatar e il suo braccio destro Rais Nureddin Fali per firmare i termini della capitolazione: un tributo di ashrafi (una moneta persiana), l’esenzione dei portoghesi dal pagamento dei dazi doganali e il diritto di erigere una fortezza sull’isola, in cambio della possibilità per il re di mantenere il proprio trono sotto la protezione militare portoghese, mentre ai mercanti sarebbero state restituite le navi catturate durante la battaglia.Elaine Sanceau (1936) Indies Adventure: The Amazing Career of Afonso de Albuquerque, Captain-general and Governor of India (1509–1515), Blackie, p.50

Albuquerque ordinò ai suoi uomini di iniziare a costruire la fortezza sull’estremità settentrionale dell’isola, lavorando a turni, e ogni notte i portoghesi reimbarcavano per poi tornare al mattino (per non far scoprire il loro esiguo numero).Elaine Sanceau (1936) Indies Adventure, Blackie, p.52 Ciò stupì gli abitanti di Hormuz, poco abituati a vedere uomini d’arme impegnarsi in lavori manuali.Dejanirah Couto, Rui Manuel Loureiro: Ormuz, 1507 e 1622: Conquista e Perda, Tribuna da História, 2007, p.36