Il monastero buddhista di Santacittarama (in pāli: Santacittārāma, «Giardino del cuore sereno») è un monastero della Tradizione Theravada della Foresta situato a Poggio Nativo, in provincia di Rieti. Fondato nel 1990 come primo monastero Theravada in Italia, rappresenta un punto di riferimento per la pratica e la diffusione del buddhismo della foresta nel Paese.
Inizialmente insediato a Sezze Romano, il monastero si è trasferito nel 1997 nell’attuale sede, immersa nei boschi della Sabina, dove ospita monaci, novizi e praticanti laici. Appartenente alla rete dei monasteri ispirati a Ajahn Chah, il Santacittarama è membro dell’Unione Buddhista Italiana e accoglie praticanti italiani e comunità asiatiche, offrendo ritiri di meditazione, insegnamenti e cerimonie tradizionali.
Storia
Origini e fondazione (1990) L’idea di un monastero Theravada in Italia maturò negli anni Ottanta, quando il monaco italiano Ajahn Ṭhanavaro (Mario Giuseppe Proscia), ordinato a Londra e successivamente residente in Nuova Zelanda, tornò in Italia su invito di Ajahn Sumedho, principale discepolo occidentale del maestro thailandese Ajahn Chah.
Un ruolo decisivo fu svolto da Vincenzo Piga, già attivo nel movimento buddhista italiano e tra i fondatori dell’Unione Buddhista Italiana. Piga mise a disposizione una villetta di sua proprietà a Sezze Romano (Latina), che divenne la prima sede del Santacittarama. Il monastero fu inaugurato ufficialmente il 21 marzo 1990: i primi residenti furono Ajahn Ṭhanavaro e l’anagarika John Angelori. Un anagarika (postulante) è una persona che, nel buddhismo, ha lasciato la vita domestica per dedicarsi alla pratica spirituale, senza però prendere i voti di un monaco o di una monaca.
Fin dai primi anni, il monastero ricevette sostegno da praticanti italiani, come Corrado Pensa, da gruppi come l’Associazione per la Meditazione di Consapevolezza (A.Me.Co.) e la Fondazione Maitreya, nonché dalla comunità srilankese e dall’ambasciata di Sri Lanka a Roma.
Gli anni a Sezze Romano (1990–1997) Il vihara (monastero) di Sezze Romano divenne un punto di riferimento per i praticanti laici. Nonostante i problemi strutturali dell’edificio, che presentava gravi lesioni per la mancanza di solide fondamenta, il monastero riuscì a consolidarsi grazie all’impegno di Ajahn Ṭhanavaro e dei monaci provenienti dai monasteri britannici.
Nella vicina città di Sezze, i monaci praticavano il pindapata, la questua silenziosa nei centri abitati vicini.
Nel 1992 venne fondata l’Associazione Santacittarama, ente giuridico incaricato di rappresentare il Sangha (comunità monastica) e di gestire le proprietà. Lo stesso anno Ajahn Ṭhanavaro fu eletto presidente dell’Unione Buddhista Italiana.
La popolarità del monastero crebbe anche grazie all’uscita del film Piccolo Buddha (1993), che suscitò un notevole interesse per il buddhismo in Italia, e alle voci che circolarono, secondo le quali il calciatore Roberto Baggio, noto come buddhista, avrebbe svolto un ritiro in quel monastero.
L'arrivo, nel 1993, di Ajahn Preechar Jutindharo, primo monaco thailandese, ne fece un polo di attrazione per la comunità laica thai, ancora oggi molto presente al monastero.
Transizione e trasferimento (1996–1997) Nel 1996 Ajahn Ṭhanavaro lasciò la vita monastica, tornando allo stato laico. La guida del monastero passò ad Ajahn Chandapalo, monaco britannico formatosi nei monasteri della foresta in Inghilterra, che divenne il nuovo abate.
In questi anni maturò la decisione di trasferire il monastero in una sede più adatta, immersa nella natura e con maggiori possibilità di sviluppo. Decisivo fu il sostegno della comunità thailandese in Italia e in particolare di Khun Natcharee Thananan, moglie dell’ambasciatore thailandese a Roma, che si impegnò attivamente nella raccolta di fondi.
Dopo una lunga ricerca, nel 1997 fu acquistata una proprietà di circa cinque ettari a Poggio Nativo, nella Sabina reatina, comprendente vari edifici e aree boschive. Il trasferimento avvenne tra ottobre e novembre dello stesso anno.
Il monastero a Poggio Nativo (dal 1997)
La nuova sede consentì di sviluppare pienamente lo stile di vita dei monasteri della foresta. Furono costruite kuti (capanne di legno per la meditazione individuale), una sala di meditazione provvisoria e, successivamente, un tempio vero e proprio.
Il monastero ospitò importanti figure del Sangha internazionale, tra cui Ajahn Sumedho. La comunità monastica si ampliò, comprendendo monaci, novizi, anagarika e, in alcuni periodi, monache.
Nel tempo, il Santacittarama si è affermato come punto di riferimento per il buddhismo Theravada in Italia, offrendo incontri di meditazione, insegnamenti e cerimonie aperte al pubblico. Ha mantenuto rapporti costanti sia con le comunità asiatiche che con i praticanti italiani, diventando un ponte culturale tra Oriente e Occidente. Architettura Il complesso comprende il tempio, il monastero, tre case per gli ospiti laici (denominate Kusala, Aruna e Nirodha), e diverse kuti in legno immerse nel bosco riservate ai monaci. Sono presenti inoltre aree naturali con sentieri, grotte e ruderi antichi, utilizzati come luoghi di meditazione.
La costruzione più significativa è il tempio (sala del Dhamma), progettato dall’architetto Aldo di Domenico con lo Studio di Architettura SPSK e ultimato nel 2019.
L’architettura si ispira ai monasteri della tradizione della foresta del Sud-est asiatico, ma è stata adattata al contesto italiano con soluzioni costruttive moderne, in particolare l’uso del cemento armato, necessario per garantire durabilità e sicurezza in zona sismica. L’edificio si sviluppa su quattro livelli, inseriti in un pendio naturale. Nella parte superiore si trova il padiglione principale, con la sala di meditazione collegata al resto del complesso tramite un ponticello in legno. Il progetto iniziale prevedeva che l'edificio sorgesse proprio all'inizio del pendio, ma a causa del vincolo paesaggistico sui 150 metri da fiumi e corsi d'acqua - che in base al Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.Lgs. 42/2004) impone un divieto di edificazione in tale fascia - l'edificio è stato costruito più avanti verso la vallata. Per tale motivo si è reso necessario il ponte in legno per raggiungere l'ingresso.
I piani intermedi ospitano le residenze dei monaci, una sala di meditazione più piccola, la biblioteca e gli spazi destinati ai visitatori, mentre i livelli inferiori accolgono i laboratori per le attività manuali, la lavanderia, i locali tecnici e i magazzini.
Dal punto di vista strutturale, il monastero si regge su fondazioni in cemento armato con travi incrociate e micropali, integrate da pareti di contenimento. I pilastri tondeggianti collegano i diversi piani, mentre i solai sono in cemento armato e la copertura è realizzata in legno lamellare, in un contrasto armonioso tra materiali tradizionali e moderni. La scelta delle tecniche costruttive ha consentito di ottenere ambienti ampi e privi di pilastri nelle sale di meditazione, garantendo spazi adatti alla pratica contemplativa.
L’integrazione con la natura circostante è stata favorita dalla realizzazione di un muro in cemento armato vibrato rivestito di vegetazione, che crea un “green wall” capace di fondersi con il declivio naturale del terreno, contribuendo all’armonia complessiva del complesso monastico.
Dal punto di vista costruttivo, particolare attenzione è stata posta alla scelta dei materiali: i muri sono realizzati con mattoni a base di argilla, legno e cenere vulcanica, dotati di elevate proprietà isolanti, mentre il pavimento della sala principale è in travertino locale di Poggio Moiano, una delle cave storiche del travertino italiano.
All’esterno, tra i luoghi simbolici del monastero, si trova una grande statua del Buddha che cammina, realizzata appositamente per Santacittarama dall’architetto thailandese Somprasong Chawmarai.
Tradizione monastica
Il monastero di Santacittarama appartiene alla tradizione della foresta Theravada, un lignaggio monastico sorto in Thailandia all’inizio del XX secolo e diffusosi in Occidente grazie all’opera del maestro Ajahn Chah e dei suoi discepoli.
I monaci di questa tradizione aspirano a uno stile di vita semplice e austero, ispirato a quello del Buddha e dei primi Saṅgha: risiedono in aree rurali o boschive, dedicandosi prevalentemente alla meditazione e all’osservanza dei precetti monastici. Caratteristica peculiare è la pratica del piṇḍapata, la questua silenziosa durante la quale i monaci percorrono i villaggi con la ciotola per il cibo, dipendendo dalla generosità dei laici per il sostentamento quotidiano.
Questo modello di vita favorisce il distacco dalle comodità e incoraggia la fiducia reciproca tra comunità monastica e comunità laica: i monaci si dedicano allo studio, alla meditazione e all’insegnamento, mentre i laici sostengono il monastero attraverso offerte di cibo, materiali e volontariato.
La rete dei monasteri ispirati ad Ajahn Chah si è diffusa in diversi paesi, con comunità in Europa, Nord America e Australia. Santacittarama rappresenta il primo centro italiano di questo lignaggio, mantenendo uno stretto legame con i monasteri britannici fondati da Ajahn Sumedho e con la comunità internazionale della tradizione della foresta.
Vita al monastero La vita quotidiana a Santacittarama segue il modello dei monasteri della foresta Theravada, con una scansione regolare del tempo tra pratica spirituale, attività comunitarie e momenti di raccoglimento individuale.
La giornata inizia alle 5 con la puja del mattino, che comprende recitazione di canti in pali e meditazione. Alle 7 c'è la colazione, preceduta da lavori di pulizia. La mattinata è dedicata ai diversi lavori necessari alla manutenzione del monastero. Il pasto principale viene consumato collettivamente tra le 11 e mezzogiorno, ed è l'ultimo della giornata, secondo la regola monastica che prevede l’astensione dal cibo solido nelle ore pomeridiane.
Il pomeriggio è dedicato a lavori comunitari, allo studio dei testi, alla manutenzione del monastero e a colloqui con i monaci. Ampio spazio è riservato alla pratica meditativa individuale, spesso svolta nelle kuti distribuite nel bosco, per favorire il raccoglimento in un contesto naturale. Appositi tracciati, lunghi una ventina di metri, consentono a monaci e meditanti di praticare la meditazione camminata, che in questa tradizione è chiamata jongrom.
La giornata si conclude alle 19.30 con la puja della sera, che include canti devozionali e meditazione.
Il monastero ospita periodicamente sessioni di pratica aperte al pubblico, incontri di insegnamento e sessioni di domande e risposte con i monaci anziani. I visitatori possono partecipare a tali eventi, oltre che condividere i pasti con la comunità monastica. Ricorrenze tradizionali del buddhismo Theravada, come il Vesak e la cerimonia del Kathina, vengono celebrate annualmente con la partecipazione di praticanti italiani e membri delle comunità asiatiche residenti in Italia.
Abati di Santacittarama Ajahn Ṭhanavaro (1990–1996) Ajahn Chandapalo (dal 1996)
Note
Bibliografia Santacittarama. I primi trent’anni, Poggio Nativo, Santacittarama, 2020.
Collegamenti esterni Sito ufficiale del monastero Saddha - Amici del Santacittarama Articolo sul blog Federbeton
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