I blemmi (in greco: Βλέμυες; in latino: Blemmyae) erano un popolo immaginario descritto in varie fonti antiche e medievali.
Il loro nome è identico a quello della popolazione realmente esistente dei blemmi, che vivevano in Nubia; in maniera simile, i blemmi mitologici erano collocati in un luogo imprecisato dell'Africa orientale a sud dell'Egitto, in particolare l'Etiopia ed in seguito anche altrove.
I blemmi mitologici erano caratterizzati dal non possedere una testa, presentando invece i tratti del volto sul torace. Creature analoghe figurano anche in altre tradizioni quali il demone indiano Kabandha, la divinità cinese Xingtian e gli yōkai giapponesi dōnotsura.
Descrizione
I blemmi sono descritti come degli esseri acefali, con gli occhi e la bocca posti sul torace. Così li riassume, ad esempio, Plinio il Vecchio (23-79) nella sua Naturalis historia: «Si dice che i Blemmi non abbiano il capo, e che abbiano la bocca e gli occhi nel petto».«Blemmyis traduntur capita abesse, ore et oculis pectore adfixis», In Naturalis historia V. 46.
Pomponio Mela nella sua Chorographia sostiene che i "Blemyae non hanno teste, ma hanno le facce sul petto".Pomponio Mela, Chorogràphia, 1.8, 57-58.
Jehan de Mandeville verso il 1371 scriveva:
Influsso culturale I blemmi sono menzionati in alcune opere di narrativa contemporanea: ad esempio, nel romanzo del 1919 di Pierre Benoît L'Atlantide: «...del resto sarei curioso - riprese con un'allegria un po' forzata - di entrare in contatto con questi geni e di verificare le informazioni di Pomponio Mela, che li ha conosciuti e li colloca effettivamente nelle montagne dei Tuareg. Lui li chiama Egipani, Blemmi, Ganfasanti, Satiri...»Pierre Benoît, L'Atlantide, 1919 e nella voce I nesnas del Manuale di zoologia fantastica di Jorge Luis Borges e Margarita Guerrero del 1957, dove sono descritti come essere «[...] capaci di linguaggio articolato; alcuni hanno la faccia nel petto come le blemmie, e cosa simile a quella della pecora.»Jorge Luis Borges e Margarita Guerrero, Manuale di zoologia fantastica .
I blemmi sono citati, insieme agli Sciapodi e a molti altri esseri fantastici dei bestiari medioevali, nel romanzo Baudolino di Umberto Eco, che li colloca nel mitico regno del Prete Gianni; li cita, inoltre, Valerio Massimo Manfredi nel suo romanzo La torre della solitudine. Andrea Frediani li inserisce come nemici del giovane Costantino nei primi capitoli de Roma Caput Mundi: L'ultimo pretoriano.
La fisionomia di un blemmo sembra poter esser stata inoltre la fonte d'ispirazione per il Pokémon Hitmonlee, la cui somiglianza con le raffigurazioni classiche è molto evidente.
Inoltre i blemmi sono delle figure ricorrenti nelle numerose copertine e grafiche di vari artisti di genere tänzelcore, kellersynth e dungeonsynth, come Hexenmeister.
Note
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