Attivo prevalentemente nella seconda metà del Novecento, noto per la sua produzione scultorea e grafica, oltre che per l'impegno politico e sociale legato alla sua arte.
Biografia L'esordio
L'esordio pubblico di Walter Genua avvenne nel 1953 con la "I Mostra degli Artisti Molisani", organizzata a Campobasso nell'aula magna della scuola Enrico D'Ovidio. La rassegna, promossa dallo storico Renato Lalli, affiancava le opere dei giovani del territorio a quelle di artisti già affermati come Renato Guttuso, Carlo Levi, Renzo Vespignani e Mario Mafai. Tra i lavori esposti figurava una scultura raffigurante raccoglitrici di spighe, che attirò l'attenzione di Lalli per la capacità di restituire i segni della vita rurale molisana.Renato Lalli in Mostra personale di Walter Genua, Tipografia Lampo, giugno 1972
La partecipazione a questa mostra segnò l'inizio del percorso espositivo dell'artista, che nello stesso anno prese parte anche alla "Mostra d'Arte Sacra" al Palazzo Reale di Napoli. L'esperienza campana gli permise di confrontarsi con un contesto nazionale e di ampliare la propria formazione oltre i confini regionali.
Nel giugno 1954 Genua espose nuovamente a Campobasso alla "VI Mostra di Pittura Molisana". In quell'occasione l'artista Gino Marotta, in un articolo dedicato all'evento, segnalò Genua e Nicola Ciaccia come figure emergenti della giovane generazione. Marotta descrisse la scultura Minerva come un lavoro di impianto arcaico ed equilibrato nello sviluppo compositivo, evidenziando al contempo i disegni esposti dall'autore, considerati meno incisivi rispetto alla produzione plastica.Gino Marotta in La sesta mostra di pittura molisana, articolo firmato 19 giugno 1954
Queste prime esperienze collocarono Genua tra i protagonisti del rinnovamento artistico regionale negli anni cinquanta, segnando l'avvio di un percorso che avrebbe mantenuto saldo il legame con la sua terra di origine.
Formazione accademica
Nel 1953 Walter Genua conseguì il diploma in scultura decorativa presso l'Istituto statale d'arte Filippo Palizzi di Napoli, dove studiò sotto la guida di Lelio Gelli. Proseguì la formazione nello stesso istituto per altri due anni, fino al conseguimento del Magistero d'arte. In occasione dell'esame finale, l'allora Ministro della Pubblica Istruzione Paolo Rossi gli indirizzò una lettera di congratulazioni, sottolineando l'alto livello della sua preparazione.Tratto dalla lettera originale custodita nell'archivio di famiglia Successivamente si iscrisse all'Accademia di Belle Arti di Napoli, scegliendo come indirizzo la Scultura. Tra i suoi docenti figuravano Emilio Greco e Antonio Venditti, figure di riferimento nella formazione del giovane artista. L'influenza di questi maestri è stata spesso evidenziata dagli studi critici sulla sua produzione, in particolare per quanto riguarda l'impostazione formale e l'interesse per la struttura plastica delle opere.Rino Cardone in Lo Spazio e il Tempo, a cura del Centro di Ricerca e Iniziative Culturali “Francesco Jovine”, Tipolitografia L'Economica, novembre 1995, p. 9. Nei primi anni di attività le sue opere furono caratterizzate da un linguaggio che univa elementi accademici, come la ricerca della simmetria e della precisione, a soluzioni più libere e sperimentali, talvolta accostate al primitivismo formale. La critica ha evidenziato in questa fase un interesse costante per la figura umana, affrontata con essenzialità compositiva e rigore costruttivo. Le numerose sculture raffiguranti figure accovacciate o busti e teste risentono dell'influenza di Gelli e Greco, ma al tempo stesso mostrano già i tratti che sarebbero divenuti distintivi nella produzione matura di Genua. La sua ricerca si sviluppò attraverso una progressiva semplificazione delle forme e una riduzione degli elementi ornamentali, con l'obiettivo di giungere a una rappresentazione essenziale e diretta. Questa impostazione ha portato alcuni critici a individuare richiami ai bassorilievi romanici, alle opere di Benedetto Antelami e ad autori del Novecento come Arturo Martini. Nonostante tali riferimenti, la produzione di Genua viene generalmente interpretata come espressione di una visione autonoma e personale, maturata su solide basi tecniche e culturali.Ibidem; p. 15.
Negli anni Cinquanta la critica mise in rilievo la vicinanza delle sue opere a un linguaggio “primitivo” o “arcaico”, termini utilizzati dallo stesso Genua per definire la sua produzione. Tale accezione non riguardava soltanto gli aspetti tecnici, ma anche la volontà di suscitare nello spettatore una lettura oltre l'apparente semplificazione formale. Anche l'attività grafica dell'artista fu apprezzata in questo periodo. Gino Marotta, in un testo del 1968 a corredo di una cartella di stampe, paragonò i primi disegni di Genua a una ricerca primitiva temperata da rigore metodologico. Egli descrisse i lavori a china come costruzioni ottenute mediante fitte trame di linee ortogonali, interpretandoli come testimonianza di un interesse per il metodo oltre che per il soggetto. Secondo Marotta, tali elaborazioni rappresentavano un'evoluzione dal “primitivo” al “primordiale”, in cui la memoria e la disciplina tecnica assumevano un ruolo centrale nello sviluppo poetico dell'opera.Gino Marotta, Roma 1968
La Mostra Nazionale d'arte giovanile, il “sottobosco” e i primi impulsi neorealisti
Dopo il periodo formativo presso l'Accademia, Walter Genua avvia una fase caratterizzata da intensa attività espositiva e da una fitta rete di contatti con istituzioni culturali, musei, gallerie e fondazioni. Documentazione archivistica conservata dall'artista testimonia una partecipazione costante a concorsi, rassegne e premi nazionali, con un ritmo che si mantiene elevato per circa due decenni. Tra gli appuntamenti più significativi figurano le esposizioni dedicate all'arte sacra, tematica che Genua affronta con continuità soprattutto nella prima fase della carriera. L'artista prende parte, ad esempio, alla Mostra d'Arte Sacra per la casa (Napoli, 1953) e successivamente a tre edizioni della Mostra Nazionale d'Arte Sacra e del Paesaggio Mistico (U.C.A.I. Sezione di Perugia, 1965-1967), organizzate nella Sala dei Notari del Palazzo Comunale.Il Comitato d'onore nell'edizione del 1965 annovera: On. Prof. Luigi Gui, Ministro della Pubblica Istruzione, Presidente; On. Giulio Andreotti, Ministro della Difesa; Mons. Raffaele Baratta, Arcivescovo di Perugia; Avv. Carlo Gerlini, Prefetto di Perugia; Mons. Giovanni Fallani, Presidente della Commissione Pontificia d'Arte Sacra; On. Antonio Berardi, Sindaco di Perugia; On. Prof. Giuseppe Ermini, Rettore Università di Perugia; Prof. Salvatore Valitutti, Pres. Accademia Belle Arti Vannucci. Nel Comitato ordinatore: Gerardo Dottori, pittore; Diego Donati, pittore; Manlio Bacosi, pittore.
La rassegna perugina si inseriva in un più ampio dibattito sul rinnovamento del linguaggio artistico in ambito religioso, in un contesto storico segnato da trasformazioni sociali e da una progressiva ridefinizione dei rapporti tra figurazione e spiritualità. Secondo le parole di Marcello Camillucci, presidente della commissione giudicatrice, l'arte sacra era in quel periodo alla ricerca di nuove forme espressive capaci di riflettere un mutato sentimento religioso.Marcello Camillucci in XIX Mostra Nazionale d'Arte Sacra e del Paesaggio Mistico, catalogo della mostra, Perugia 1965; p. 3 La partecipazione a manifestazioni di ampio respiro fu resa possibile anche dalla precedente esperienza di Genua in contesti nazionali. Nel 1958 prese parte alla Terza mostra nazionale d'arte giovanile al Palazzo delle Esposizioni di Roma, evento che riuniva opere di pittura, scultura e grafica realizzate da artisti under 30.Terza mostra nazionale d'arte giovanile, catalogo della mostra, Palazzo delle Esposizioni, Roma 1958; p. 9
Alla rassegna furono presentati 1876 lavori, provenienti da 728 artisti, con 392 opere selezionate per l'esposizione. In catalogo, Genua è registrato con l'opera La Battaglia, della quale non resta documentazione fotografica. Le cronache coeve sottolinearono la qualità media delle opere e la maturità espressiva di numerosi partecipanti, come riportato da Fortunato Bellonzi nel testo introduttivo.Op. cit., Fortunato Bellonzi, p. 19 L'artista tornò a esporre a Roma due anni dopo, nel 1960, con la mostra Altomare, Egidj, Genua, allestita alla Galleria del Palazzo delle Esposizioni in via Nazionale.
La tri-personale ricevette attenzione da parte della stampa locale molisana, che segnalò il successo di pubblico e di critica e riconobbe nell'evento un momento di affermazione per lo scultore.Articolo apparso su quotidiano molisano, 4 aprile 1960.
Un precedente episodio significativo si era verificato a Campobasso nel 1959, in occasione della Mostra di pittura del Corpus Domini. In quell'occasione Genua e Antonio Pettinicchi firmarono una lettera pubblicata dalla stampa regionale in cui criticavano le scelte operate dagli organizzatori, ponendosi in aperto contrasto con la linea ufficiale.A. Cirino, Il sottobosco, Enne, Ferrazzano 1965; p. 81 La vicenda, ricordata da Antonio Cirino nel volume Il sottobosco, segnò un momento di rottura nel dibattito artistico molisano e rappresentò una delle prime prese di posizione pubbliche di Genua. Nella lettera si sottolineava il rischio di offrire un'immagine riduttiva della pittura italiana, accusando l'esposizione di scarso livello qualitativo.Ibidem; p. 82 Negli anni Sessanta, Genua consolidò un percorso segnato da crescente attenzione per le tematiche sociali e per l'impegno politico. L'avvicinamento al Neorealismo si tradusse in opere che rappresentavano il mondo contadino e quello del lavoro, con un linguaggio diretto e improntato a finalità di denuncia. Già in occasione della mostra personale del 1961 a Campobasso, allestita presso la sede del Partito Socialista Italiano, i soggetti delle opere evidenziavano una riflessione sul rapporto tra individuo e società.
Secondo la lettura di Renato Lalli, le figure rappresentate da Genua rimandavano tanto ai contadini molisani quanto a contesti internazionali, come quello del Vietnam, suggerendo un parallelismo tra realtà locali e problematiche globali.Op. cit. Le stesse riflessioni furono condivise da critici e commentatori regionali, che sottolinearono la capacità dell'artista di legare tradizione e contemporaneità attraverso un linguaggio figurativo incentrato sulla condizione umana. In questo periodo le sue opere affrontano temi come l'alienazione, la fatica del lavoro e l'omologazione sociale, conferendo alle figure un valore simbolico legato alla sofferenza e al senso di perdita identitaria.
La critica riconobbe in tali lavori un percorso coerente con la più ampia stagione neorealista italiana. Norberto Lombardi, ad esempio, sulle pagine dell'«Avanti» descrisse le diverse fasi della ricerca di Genua come rappresentazione unitaria della lotta dell'uomo contro i propri limiti e le difficoltà sociali. Simili valutazioni furono espresse anche da Luigi Biscardi, che individuò nelle opere un approfondimento costante della condizione umana e un'apertura verso le tematiche sociali e politiche contemporanee.Il medesimo testo sarà pubblicato successivamente sul quotidiano “Il lavoratore”, mercoledì 5 giugno 1963
Il Premio Termoli e l'opera respinta
Walter Genua partecipò al Premio Termoli (Premio Castello Svevo) per sedici edizioni consecutive, dal 1958 al 1973, ottenendo due riconoscimenti ufficiali, rispettivamente nel 1958 e nel 1966. La sua presenza costante è stata definita da Luciano Marziano «una delle più stimolanti sonde sulla situazione artistica italiana, colta negli aspetti più originali ed emergenti, che, poi, si sarebbero dimostrati i più duraturi».Galleria Civica d'arte contemporanea Termoli. Catalogo generale, De Luca Editori d'Arte, dicembre 2005; p. 110