Il ghetto di Sambir (, ) fu istituito dai nazisti nel marzo del 1942 a Sambir, nell'Ucraina occidentale, durante la seconda guerra mondiale. Prima del conflitto Sambir faceva parte della Seconda Repubblica Polacca e la sua storia, così come quella della vicina Staryi Sambir (Sambir Vecchia), è strettamente legata alla numerosa comunità ebraica locale.

Contesto storico La regione della Galizia, in cui si trova Sambir, ha una storia complessa, caratterizzata da confini politici ed etnici mutevoli, conflitti frequenti e diverse dominazioni. L'attuale Sambir, fondata nel Medioevo in seguito alla fuga degli abitanti del villaggio originario (diventato poi Staryi Sambir), fu annessa all'Impero austriaco nel 1772 e ne fece parte fino al 1918. Dopo la prima guerra mondiale passò sotto il controllo della Polonia e vi rimase fino all'invasione tedesca nel 1939.

La presenza degli ebrei a Sambir è documentata fin dall'inizio del XV secolo, con le prime menzioni risalenti al 1447. Nel 1542, e poi nel 1551, i decreti reali limitarono la loro possibilità di commerciare e di risiedere all'interno delle mura cittadine, portandoli a stabilirsi nel sobborgo di Blich, il quartiere che in seguito sarebbe diventato il ghetto. Nonostante le restrizioni imposte, la comunità ebraica crebbe, tanto che tra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo l'insediamento ebraico a Sambir era il secondo per dimensioni e importanza nell'area di Przemyśl. Nel 1569, su un totale di 536 case, 170 erano abitate da ebrei che rappresentavano il 31,7% della popolazione. Nel 1760 la popolazione totale era di abitanti, nel 1880 ammontava a , mentre nel 1931 gli ebrei costituivano il 28,7% dei abitanti. Nella vicina Staryi Sambir nel 1931 vivevano ebrei.

La comunità ebraica di Sambir era socialmente e politicamente molto sviluppata. Tra le due guerre mondiali furono istituite scuole, tra cui una gymnasium ebraica e una Bais Yaakov per ragazze, organizzazioni di soccorso e partiti sionisti. Le attività economiche spaziavano dal commercio all'artigianato, dai trasporti all'agricoltura e alle libere professioni, con molti avvocati ebrei. Esistevano istituzioni culturali come una grande biblioteca e un club sportivo. In periodi di difficoltà, come dopo la prima guerra mondiale, furono creati orfanotrofi e fondi di beneficenza che concedevano prestiti e pasti gratuiti ai bisognosi. Sambir fu anche la culla del movimento giovanile sionista HaNoar HaTzioni, nato nel 1927. Tuttavia, già prima della seconda guerra mondiale, la situazione economica degli ebrei di Sambir peggiorò e in città si radicò l'antisemitismo, con incidenti violenti e boicottaggi economici in crescente aumento negli anni '30. Gli ebrei intrapresero tentativi di autodifesa, come nel 1937, quando i membri dei movimenti giovanili e i carrettieri si organizzarono per respingere i rivoltosi ucraini e polacchi, nonostante la polizia spesso arrestasse gli ebrei.

Prime occupazioni e dominazione sovietica (1939-1941) L'8 settembre 1939 le truppe tedesche occuparono Sambir, iniziando immediatamente a selezionare gli ebrei per il lavoro forzato e a saccheggiare le loro proprietà. Il 13 settembre 1939, in coincidenza con la festività ebraica di Rosh haShana, i nazisti diedero il via a una serie di azioni antiebraiche, mirando a massimizzare il trauma e la sofferenza proprio durante le festività religiose. Pochi giorni dopo, il 20 settembre 1939, l'esercito tedesco si ritirò e le truppe sovietiche occuparono la città.

La vita a Sambir cambiò rapidamente sotto il rigido regime sovietico. Le imprese private e il commercio all'ingrosso vennero soppressi, quello al dettaglio subì una forte contrazione. Gli ebrei benestanti e gli attivisti antisovietici furono soggetti a restrizioni amministrative, alcuni vennero deportati in Siberia o in altre regioni dell'URSS. Nel frattempo centinaia di rifugiati ebrei in fuga dalla Polonia occidentale si erano riversati a Sambir, portando la popolazione ebraica a circa unità alla fine del 1939. Nonostante le difficoltà, alcuni ebrei pro-sovietici riuscirono a ottenere incarichi governativi.

La seconda occupazione tedesca e l'istituzione del ghetto (1941-1942) Il 30 giugno 1941 le truppe tedesche rientrarono a Sambir, dopo che le forze sovietiche avevano abbandonato la città il giorno precedente. Il 1º luglio la popolazione ucraina scatenò un pogròm in cui furono assassinati circa 200 ebrei. A Staryi Sambir, il 3 luglio, il comandante militare tedesco concesse agli ucraini 24 ore di "azione libera" contro gli ebrei, il che causò il saccheggio e l'uccisione di 22 persone nel cimitero ebraico.

Le autorità naziste adottarono subito misure antiebraiche: gli ebrei furono costretti a indossare la stella di David sul braccio destro e a consegnare tutti gli oggetti di valore, pena la fucilazione. Nel luglio 1941 venne istituito lo Judenrat (Consiglio ebraico) presieduto dall'avvocato Shimshon (Samson) Schneidscher. Poco dopo fu creata anche la polizia del ghetto, guidata da Hermann Stahl.

Nel marzo 1942 a Sambir, in alcune strade del sobborgo di Blich, fu istituito un ghetto provvisorio. Vi furono trasferiti migliaia di ebrei provenienti dai villaggi vicini e da Staryi Sambir, con il conseguente rapido sovraffollamento. Il 1° dicembre 1942 il quartiere ebraico di Blich venne trasformato in un ghetto chiuso, dove furono concentrati tutti gli ebrei delle città e dei villaggi del distretto di Sambir. Le condizioni erano estreme, fino al coprifuoco che prevedeva la fucilazione a vista di chiunque osasse violarlo.

Deportazioni e liquidazione del ghetto (1942-1943) Le deportazioni verso i campi di sterminio iniziarono nel 1942. Tra il 4 e il 6 agosto circa ebrei, inclusi circa un terzo di quelli di Staryi Sambir, furono deportati da Sambir al campo di sterminio di Bełżec. Altri 600 furono inviati al campo di concentramento di Janowska. Nel settembre 1942 un centinaio di anziani fu prelevato per essere eliminato.

Una seconda ondata di deportazioni avvenne tra il 17 e il 18 ottobre, e poi il 22 ottobre 1942, quando - ebrei furono deportati a Bełżec. Attuare questa azione durante la festività di Yom Kippur fu una scelta deliberata dei nazisti per intensificare l'umiliazione e la crudeltà. A novembre 1942 circa 400 anziani e malati vennero prelevati per essere uccisi. Nel gennaio 1943 tedeschi e polizia ausiliaria ucraina rastrellarono ebrei considerati "indegni di vivere" e li fucilarono in una foresta vicino a Radłowice (oggi Ralivka).

Durante l'autunno del 1942 tutti gli ebrei che vivevano nei villaggi furono costretti a trasferirsi nel ghetto di Sambir entro il 30 novembre. All'interno del ghetto la fame e il tifo dilagavano, causando numerose morti.

Nel corso di un'altra massiccia operazione avvenuta nell'aprile 1943, in coincidenza con la Pasqua ebraica del 14 aprile, centinaia di soldati tedeschi, in transito verso il fronte orientale, circondarono il ghetto ed entrarono nelle abitazioni per scovare gli ebrei nascosti, persino nei sotterranei e nei camini. Gli ebrei catturati furono rinchiusi in celle sovraffollate e successivamente condotti al cimitero ebraico di Sambir, dove furono costretti a spogliare i cadaveri delle vittime dei nazisti. Con l'aiuto di polacchi e ucraini, i tedeshi li costrinsero poi a marciare verso una fossa comune, dove un susseguisi ininterrotto di colpi di arma da fuoco, che durò fino al tramonto, uccise uomini, donne e bambini.

Dopo questo massacro i leader dello Judenrat, tra cui il dottor Zausner, negoziarono con i tedeschi, offrendo beni di lusso in cambio della promessa di risparmiare la popolazione restante. Nonostante le rassicurazioni che suscitavano ottimismo, la liquidazione finale era ormai imminente. Nella notte tra l'8 e il 9 giugno 1943, alla vigilia di Shavuot, la polizia ausiliaria ucraina diede fuoco alle case del ghetto. All'alba i restanti ebrei di Sambir e dei dintorni furono prelevati dalle prigioni, caricati su camion e trasportati nella foresta vicino al villaggio di Radłowice (oggi Ralivka), dove furono assassinati. La città fu dichiarata judenrein (ripulita dagli ebrei).

Nei mesi successivi la caccia agli ebrei nascosti proseguì. Coloro che venivano scoperti venivano raggruppati e uccisi nel cimitero ebraico. Tra il 23 giugno e il 22 luglio 1943 furono catturati e assassinati diverse decine di ebrei.

Collaborazione e soccorso La strage perpetrata dai tedeschi a Sambir avvenne con la piena collaborazione di una parte della popolazione locale. Polacchi e ucraini si assicuravano che qualsiasi ebreo in fuga cadesse nelle mani dei tedeschi. Le stazioni e le ferrovie erano piene di "cacciatori di ebrei", incentivati dai tedeschi con manifesti che promettevano un litro di vodka e cinque chilogrammi di zucchero a chiunque catturasse un ebreo o ne indicasse il nascondiglio. Le testimonianze evidenziano l'estrema brutalità della polizia ausiliaria ucraina nella liquidazione dei ghetti.

Tuttavia, alcuni ebrei riuscirono a fuggire attraverso un tunnel che conduceva alle fogne, unendosi ai partigiani nella foresta. Alcuni gentili locali aiutarono i fuggitivi. Tra i riconosciuti come giusti tra le nazioni per aver salvato gli ebrei del ghetto di Sambir ci furono Celina Kędzierska e le famiglie Plewa, Bońkowski e Oczyński.

Nel 1943 la polizia nazista giustiziò a Sambir almeno 27 persone per aver tentato di nascondere ebrei. Sopravvissero in tutto circa 160 ebrei, la maggior parte nascondendosi con polacchi e ucraini in città o nelle campagne circostanti.

Liberazione e memoria L'Armata Rossa liberò Sambir il 7 agosto 1944. Nonostante l'imminente fine del conflitto, anche in quei giorni alcuni ebrei che erano riusciti a nascondersi fino alla liberazione furono consegnati dalla popolazione locale ai nazisti e assassinati. Dopo la liberazione i pochi ebrei sopravvissuti e quei polacchi e ucraini che li avevano aiutati furono denunciati ed emarginati.

La storia dei ghetti in Ucraina, uno degli aspetti più visibili dell'Olocausto, è paradossalmente uno dei meno ricordati. Molti monumenti ebraici, cimiteri e sinagoghe esistenti sono oggi abbandonati o in rovina, e le tracce del passato multietnico di queste terre sono state cancellate. La storiografia ucraina ha minimizzato a lungo la specificità del genocidio ebraico, integrando la storia delle vittime ebree in quella delle altre vittime del nazismo, un'eredità del regime sovietico. Nonostante ciò, i libri di memorie ebraiche, noti come Yizkor Books, hanno preservato dettagliate cronologie ed esperienze, facendo da monumenti letterari per le comunità distrutte.

Note

Bibliografia

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