Il massacro di Treznea fu un'atrocità commessa il 9 settembre 1940 nel villaggio di Treznea (in ungherese Ördögkút), all'epoca situato nella contea di Sălaj, in Transilvania nord-occidentale. Questa strage avvenne nell'immediato seguito del Secondo Arbitrato di Vienna, che aveva portato alla cessione della Transilvania settentrionale dal Regno di Romania al Regno d'Ungheria. Il massacro fu perpetrato da truppe dell'esercito ungherese, con l'ausilio di alcuni residenti locali, e causò la morte di 93 persone, tra cui 87 romeni e 6 ebrei.

Contesto Storico Il 30 agosto 1940, attraverso il Secondo arbitrato di Vienna, l'Italia fascista e la Germania nazista imposero al Regno di Romania la cessione di una parte della Transilvania all'Ungheria.

Tale decisione si inseriva nella politica revisionista dell'Ungheria avviata in seguito al Trattato del Trianon che, al termine della Prima guerra mondiale, aveva drasticamente ridimensionato il territorio ungherese. L'annessione fu accompagnata da episodi di violenza: le truppe ungheresi, durante l'occupazione del territorio, si resero responsabili della morte di oltre civili, inclusi donne, anziani e bambini. L'ingresso delle truppe ungheresi in Romania fu il preambolo del massacro di Treznea.

Il Regio esercito ungherese (in ungherese Magyar Királyi Honvédség), attivo dal 1922 al 1945, fu coinvolto nelle battaglie della Seconda guerra mondiale sul fronte orientale e jugoslavo. La cessione territoriale portò allo smembramento della Grande Romania, e la successiva pulizia etnica divenne un obiettivo centrale.

Gli eventi del massacro Il 9 settembre 1940, su istigazione dell'ex proprietario terriero Francisc (Ferenc) Bay, il 22º Battaglione Guardie di Frontiera ungherese "Debrecen", guidato dal tenente colonnello Ákosy, deviò per circa 4 km dal percorso previsto (Zalău-Ciumărna-Hida) verso l'area di "Măgura" nel comune di Treznea, che era stata espropriata a Francisc Bay. Le truppe ungheresi entrarono nel villaggio a mezzogiorno e, in circostanze non chiare, aprirono il fuoco sui residenti, uccidendone molti e distruggendo parzialmente la chiesa ortodossa.

Le vittime accertate furono 93, di cui 87 romeni e 6 ebrei: tra questi ci furono il parroco ortodosso locale, Traian Costea, bruciato nella sua chiesa, e il maestro romeno Lazăr Cosma e la moglie Aurelia, genitori del musicologo Octavian Lazăr Cosma.

Motivazioni Il massacro fu motivato da un profondo sentimento anti-romeno, dall'antisemitismo e dall'irredentismo ungherese. Queste motivazioni sorsero in un periodo di forti tensioni etniche e politiche in Transilvania, accentuate dalla ridefinizione dei confini e dalla presenza di minoranze.

Conseguenze e processi Dopo la guerra, il Tribunale del Popolo di Cluj processò 481 persone per il massacro di Treznea e altri crimini di guerra simili. Di queste, 100 furono condannate a morte e 163 all'ergastolo. Tuttavia, la maggior parte degli imputati fu giudicata in contumacia e non scontò mai la pena. I processi per crimini di guerra dopo il 1945 interessarono dirigenti e funzionari di rango minore in molte nazioni occupate o collaborazioniste, tra cui Ungheria e Romania.

Il massacro di Treznea è spesso menzionato insieme ad altri simili crimini di guerra commessi in Transilvania in quel periodo, come il massacro di Ip e il massacro di Nușfalău.

Note

Bibliografia

Voci correlate

Massacro di Ip

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