Belcastro (Breccashru, dialetto calabrese) è un comune italiano di abitanti della provincia di Catanzaro in Calabria, sito a circa 500 m. di altitudine, alle pendici sudorientali della Sila Piccola, a ridosso del fianco sinistro del torrente Nàsari, affluente del fiume Crocchio. È noto primariamente per i monumentali ruderi del castello dei conti d'Aquino, che diversi storici, non solo calabresi, e soprattutto la locale tradizione, indica sin dal 1334 come luogo di nascita di San Tommaso d'Aquino. Ma la popolarità è da attribuire anche a tutto il suo patrimonio storico e artistico. Dal 2025 è interessato da un progetto di valorizzazione del centro (Street Art) per la realizzazione di numerosi murales fiabeschi (Borgo delle favole).
Geografia fisica A Belcastro esistono tracce di presenza umana sin dal Neolitico (circa 5/4000 a.C.), con successive fasi enotricheA. Russo, L’età arcaica. L'Enotria. Cultura. Itinerari Archeologici, 2005. (XII sec. a.C.), magnogreche (VIII sec. a.C.), romano-bizantineGiorgio di Ciprio, Descriptio orbis Romani, VII sec. (V sec. d.C.) ( e normanneCronaca dei musulmani in Calabria, Tip. Edit. Gregorio Moscato di Francesco, San Lucido, 1902; poi Casa del Libro G. Brenner, Cosenza, 1963; poi Brenner, Cosenza, 1979 e 1983. (XII sec. d.C.).
Il territorio comunale si estende dalle pendici sud‑orientali della Sila Piccola fino alla costa del Medio Ionio, a metà strada tra Crotone e Catanzaro, al di qua del fiume Tacina. Comprende un breve tratto costiero di circa tre chilometri, noto come Belcastro Marina, e le frazioni di Fieri, Condoleo e Magliacane. Un’ulteriore frazione, Acquavona, si trova nell’area presilana tra Cerva e Petronà. La posizione geografica consente di raggiungere in breve tempo sia località balneari del Crotonese (Capo Rizzuto, Le Castella) e del Catanzarese (Catanzaro Lido, Copanello, Soverato, Parco archeologico di Scolacium), sia le località montane della Sila Piccola (Buturo, Tirivolo, Gariglione).
L’abitato sorge su uno sperone roccioso dominato dal castello medievale dei conti d’Aquino, restaurato tra il 2006 e il 2012, tradizionalmente indicato come luogo di nascita di Tommaso d’Aquino (1226) . La struttura urbana conserva l’impianto del borgo medievale, con vicoli stretti nella parte alta e aree di più recente edificazione nella parte bassa. Numerose sono le chiese di varie epoche, tra cui l’ex cattedrale di S. Michele Arcangelo (XI sec.), considerata una delle più antiche della Calabria dopo quella di Gerace. Di rilievo sono anche la chiesa di S. Maria della Pietà e i ruderi monumentali della chiesa della SS. Annunziata, entrambe restaurate tra il 2004 e il 2010. Sul fianco sinistro del paese si distende ubertosa e ricca di uliveti la valle del Nàsari, affluente del Crocchio.
Storia Le origini di Belcastro risalgono verosimilmente all’ultima età della pietra.Raffaele Aversa, Fu la Calabria a dare i natali all'Italia nell'età della pietra levigata, Nuova Impronta Ed., 1996. Alcune fonti collegano il territorio agli Enotri, altre alla presenza magnogreca. La tradizione attribuisce la fondazione della città, identificata con Chone (Χώνη)Gabriele Barrio, Gab. Barrii Francicani De antiquitate et situ Calabriae. Libri quinque, Romae, apud Iosephum de Angelis, 1571., al XII–XIII secolo a.C., a opera dell’eroe Filottete, insieme ai centri di Crimissa (Cirò) e Petelia (Strongoli).Apollodoro, Catalogo delle navi (Περὶ νεῶν καταλόγου), in 12 libri, II sec. a.C. In età romana Belcastro fu alleata dell'Urbe contro Cartaginesi, Sanniti, Etruschi, Fenici e Italici, assumendo progressivamente il ruolo di presidio sul versante ionico dell’Italia meridionale. In epoca romano‑bizantina è attestata come Paleocastrum (Παλαιόκαστρον, VI sec.), quindi come Geneocastrum (Γενεόκαστρον) e Genicocastrum (Genikastren) fino al 1331, quando Roberto d'Angiò mutò il nome in Belcastro (Bellicastren).Giovanni Fiore, Della Calabria illustrata, Savio, Napoli, 1791. per gratificare i meriti del conte Tommaso d’Aquino, pronipote del Santo, più che per la sua amenità.
La storia del centro è strettamente legata alla famiglia d’Aquino, che lo governò direttamente dall’età normanna fino al 1373. Con l’arrivo dei Normanni e i rapporti di questi con i Longobardi di Capua e Salerno, i d’Aquino si insediarono come feudatari, completando la costruzione del Castello e della Cattedrale di San Michele Arcangelo.S. Valtieri, Cattedrali di Calabria, Gangemi Editore, 2002. Atenolfo, principe longobardo di Capua e capostipite della famiglia, fu il primo conte di Geneocastren nei primi anni del XII secolo. Il titolo fu temporaneamente revocato nella prima metà del XIII secolo da papa Onorio III per motivi politici e successivamente restituito da Federico II.
Secondo la tradizione locale e vari storici e studiosi, non solo calabresi, nel castello di Belcastro nacque nel 1226 Tommaso d'Aquino , figlio di Landolfo d’Aquino e Teodora Caracciolo, presenti in città per motivi politici e commerciali, per come si evince da un rogito del 1220Gustavo Valente, I d'Aquino e la vendita di Botricello, in «Brutium», anno XXIX, nn. 3-4, Gangemi Editore.. Una pergamena conservata nell’Archivio Arcivescovile di Santa SeverinaArchivio Arcivescovile di Santa Severina. attribuisce il battesimo al vescovo Bernardo e indica come madrina la nobildonna Eleonora Staffa.
Prima dell’egemonia dei d’Aquino, il territorio fu soggetto a incursioni saracene, cui gli abitanti opposero resistenza. Nei secoli successivi, tra XIV e XVI secolo, Bellicastrum fu coinvolta nelle lotte tra Angioini e Aragonesi per il controllo della Calabria. Dopo i d’Aquino si susseguirono diversi feudatari, spesso assenti e rappresentati da vicari. Tra questi i Falluch di Catanzaro e i Sanseverino, imparentati con i d’AquinoPino Rende, Vicende feudali di Genicocastro, poi Belcastro, dai Falloch ai Sanseverino, in Archivio Storico di Crotone, 2017.. Nel 1401 subentrarono i de Viterbo, cui seguirono Covella Ruffo ed Enrichetta, contessa di Catanzaro e marchesa di Crotone. Con il matrimonio di quest'ultima con don Antonio Centelles, Belcastro fu coinvolta nella ribellione del conte. Successivamente, tornando fedele agli Aragonesi, riottenne il privilegio della demanialità.
Nel 1462 Belcastro fu infeudata a Ferrante de Guevara, poi spodestato per la sua partecipazione alla Congiura dei baroni. Nel 1487 il feudo passò al condottiero milanese Gian Giacomo Trivulzio. Nel 1500 Federico d’Aragona lo assegnò a Costanza d’Avalos d’Aquino, principessa di Francavilla e duchessa di Belcastro, periodo in cui la città raggiunse il suo massimo sviluppo, con circa 7000 fuochi. Successivamente il feudo fu alienato al duca di Montalto, Ferrante d’Aragona, e nel 1575 venduto a Gianbattista Sersale di Cosenza, i cui discendenti divennero duchi nel 1644. Nel frattempo Belcastro subì un forte declino a causa di pestilenze e terremoti.
Nel 1676 il feudo passò ai Caracciolo di Forino d'IschiaSaluti da Forino, I Caracciolo di Forino e Belcastro, consultato 2022. e nel 1714 fu venduto ai Poerio di Catanzaro, che lo detennero fino al 1746, quando lo cedettero ai de Mayda di Cutro, per poi riacquistarlo nel 1755. Durante il dominio dei Poerio si concluse il periodo feudale, coincidente con la morte in carcere nel 1806 dell’ultimo feudatario, Alfonso Poerio. In questo periodo operarono nel centro numerose famiglie e personalità di rilievo, tra cui i fratelli d’Orsi, vari prelati, i Diano – fondatori del Monte dei Maritaggi – e diversi notabili e artigiani.Ivan Ciacci, La chiesa della SS. Annunziata di Belcastro, in Storie di Calabria, Titani Editore, anno II, nº 4, Roma 2018.
Il 6 gennaio 1775 nacque a Belcastro Giuseppe Poerio, figura di primo piano del Foro e del Risorgimento. Nel 1799, influenzati dalle idee repubblicane, gli abitanti innalzarono l’Albero della Libertà, ancora oggi presente nella piazzetta omonima. La reazione borbonica portò al sequestro del feudo, mentre il generale Championnet assegnò Belcastro al Cantone di Catanzaro. Con la legge francese del 1806 il centro divenne Distretto della Calabria Ulteriore, comprendente numerosi comuni circostanti. Nel 1811 venne incluso nel circondario di Cropani e nel 1818 fu soppressa l’antica diocesi. Nel periodo risorgimentale Belcastro contribuì con diverse figure: Michele Galati de Diano, Giuseppe Gualtieri, Andrea Rivoli, Tommaso Trivolo e Fortunato Mazza. L’Ottocento fu caratterizzato da conflitti tra famiglie emergenti e vecchio notabilato, con l’ascesa di nuove classi sociali. Dall'Unità le famiglie che si alternarono alla guida del paese furono i Cirillo, i Gimigliano, i Tallarico, i Galati, i Pisani e i Ciacci. Questi ultimi, di cui Antonio Ciacci fu il primo sindaco ad essere eletto nel 1897 dal Consiglio Comunale (Legge n°346/1896) , la tennero ininterrottamente dal 1893 al 1933.
Tra fine Ottocento e primo Novecento si svilupparono attività artigianali e proto‑industriali, come l’allevamento del baco da seta, l’estrazione di gesso, travertino e sale, la lavorazione di tessuti e pelli, e un consistente patrimonio zootecnicoArchivio Storico Comunale di Belcastro.. Si ampliarono anche le professioni e le arti, contribuendo alla crescita demografica, che passò da 1400 abitanti nel 1901 a circa 2500 nel 1935. In questi anni furono realizzati il cimitero (1905), la strada rotabile verso la SS 106 (1921–1933), la rete idrica e fognaria (1923) e quella elettrica (1930). ). Nel 1893, inoltre, i medici Tommaso Ciacci, Mariano Cirillo e Giuseppe Nicoletti sono tra i fondatori della prima Associazione dei Medici-Chirurghi della Provincia di CatanzaroOrdine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Catanzaro, La prima Associazione dei Medici-Chirurghi di Catanzaro (1893).. Nel 1927 viene istituita anche la prima toponomastica, ancora oggi vigente e dedicata in larga parte agli eroi Caduti della Grande Guerra. Nel 1926 muore a soli 56 anni il farmacista Luigi Ciacci, da un mese soltanto nominato primo podestà del paese dopo esserne stato sindaco per tutto il primo quarto del secolo, figura molto stimata dalla popolazione (Papà Belcastro). Nel 1947 il nipote Comm. Vittorio Ciacci fu eletto primo sindaco dell’era repubblicana, in un comune che al referendum del 1946 aveva votato in maggioranza per la Monarchia.
Nel secondo dopoguerra Belcastro affrontò difficoltà economiche e sociali legate alla gestione della Riforma fondiaria,1950 (Legge Sila), all’emigrazione e alla debolezza del tessuto produttivo. Inoltre, fenomeni come la criminalità organizzata e la gestione politica locale non contribuirono certo allo sviluppo socio‑economico. Dagli inizi del terzo millennio, dal 2002 al 2010, si è registrata una ripresa grazie a politiche di valorizzazione del patrimonio storico, architettonico e ambientale, con interventi di restauro, precipui e mirati, sul Castello dei d’AquinoIvan Ciacci, I grandiosi ruderi del Castello dei Conti d’Aquino, a Belcastro, in Calabria Letteraria, 2006., su Palazzo PoerioIvan Ciacci, Palazzo Poerio, storia e architettura a confronto, in Calabria Letteraria, 2005. e sulle Chiese dell'Annunziata e di S.Maria della Pietà,Ivan Ciacci, La chiesa della Pietà di Belcastro (XV-XVI sec.), in «Calabria Letteraria», 2009. oltre che a corpose misure di tutela idrogeologica e ambientale nonostante la grave crisi economica e finanziaria del 2008 (Lehman Brothers). Queste iniziative, cui si aggiunge attualmente la ricerca di un'ulteriore valorizzazione artistica del Centro Storico di questo vetusto ed epico centro del Medioionio, tramite la realizzazione di murales tematici, hanno favorito una rinnovata attenzione verso il patrimonio culturale del paese. Belcastro fu sede vescovile (Diocesi di Belcastro) dal IX secolo fino al 1818.
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