Biografia Figlia di Enrico Franchini, ultimo sindaco di Cesena prima dell'avvento del fascismo, nasce in una famiglia di ideali repubblicani. Studia a Cesena, dove durante gli anni della Prima Guerra Mondiale assiste i militari italiani feriti nel conflitto. Consegue anche un diploma da crocerossina. Nel 1917 conosce il giovane ufficiale Mario Angeloni, che dopo la ritirata di Caporetto era stato inviato con altri militari nella città romagnola per riorganizzare il proprio reparto. "Finalmente nel mese di luglio nel '21 ci sposammo e ci stabilimmo a Perugia nella stessa casa di suo padre".
A novembre del 1926, il marito viene condannato a cinque anni di confino, rientrando nell'elenco dei primi 600 antifascisti arrestati e inviati nelle isole di confino. Pochi giorni dopo lei lo seguirà. Dapprima a Lipari, poi a Ustica e infine a Ponza. Nelle isole del Mediterraneo Mario Angeloni e Giaele Franchini costruiranno una fitta rete di relazioni. Dall'incontro con Gramsci all'amicizia con i più importanti antifascisti e antifasciste. Tra questi Amdeo Bordiga, Marion Cave, Carlo Rosselli, Ferruccio Parri e tanti altri. Particolare per Giaele Franchini sarà l'incontro con Giuseppe Masserenti, leader sindacale bolognese, che negli anni successivi ispirerà la sua scelta politica più importante, quella di iscriversi al Partito Socialista Italiano.
Nel 1929 beneficiano dell'amnistia concessa agli antifascisti partiti volontari nella Prima Guerra Mondiale (Angeloni fu decorato con la MDaVM) e si trasferiscono a Roma. L'anno successivo, essendogli proibito il rientro a Perugia, decidono di trasferirsi a Cesena, dove Angeloni può riprendere l'attività di avvocato presso lo studio del padre di Giaele, l'avvocato Enrico Franchini. La permanenza in Romagna dura però solo due anni. Tra febbraio e marzo viene scoperta la rete antifascista che Angeloni ha organizzato in tutta la regione, e la prospettiva di un nuovo arresto spinge la coppia di antifascisti a scappare in Francia.
A fine agosto del 1936, mentre sta organizzando l'invio di aiuti ai volontari italiani partiti per combattere in difesa della Repubblica spagnola e contro il colpo di Stato del Generale Francisco Franco, riceve la notizia del ferimento in combattimento del marito, partito gli ultimi giorni di luglio per organizzare una colonna antifascista italiana. Mario Angeloni muore il 28 agosto 1936, scaraventando Giaele nella drammatica dimensione di vedovanza. Dopo alcune settimane di riflessione decide di lasciare Parigi e di partire anche lei come volontaria per Barcellona. Dal febbraio 1937 verrà incaricata dai partiti antifascisti, e quale delegata della Lega italiana dei Diritti dell'Uomo, di gestire l'ufficio del Consolato italiano di Barcellona. Il lavoro svolto da Giaele sarà spasmodico, ispirato sempre dagli ideali di giustizia e di libertà. Nonostante lo sconvolgimento per l'omicidio dei due amici anarchici, Camillo Berneri e Francesco Barbieri, decide di restare a Barcellona. Cruciale sarà il lavoro volto a salvare la vita di decine di anarchici finiti in prigione dopo le giornate di maggio del 1937. In questi anni sarà affiancata da Luigi Campolonghi, suo grande estimatore, e da Pietro Nenni. Il rapporto col Segretario del Partito Socialista sarà la base di una grande amicizia e di una collaborazione professionale che la porterà, negli anni dei governi di centrosinistra, ad assisterlo direttamente.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale sarà tra i fondatori dell'Associazione italiana combattenti volontari della Guerra Civile Spagnola, (AICVAS). In questi anni scrive diversi articoli pubblicati sul giornale socialista l'Avanti! in difesa del lavoro femminile e dei diritti lavorativi delle donne. Nel 1978, Giaele pubblicherà un piccolo libro di memorie, Nel ricordo di Mario, dedicato alla sua esperienza e a quella del marito negli anni dell'antifascismo.
Ritiratasi a Cesena all'inizio degli anni Settanta, continuerà a frequentari amici e compagni fino alla sua morte, avvenuta il 26 gennaio 1991.
Note
Categoria:Antifascismo Categoria:Guerra civile spagnola