La propaganda della Federazione Russa promuove le opinioni, le percezioni e l'agenda del governo tramite l'utilizzo di mezzi di comunicazione statali e social media.

La Russia si avvale di diverse organizzazioni, come le agenzie di stampa RT e Sputnik, le cosiddette Brigate del Web e altre strutture, che si impegnano in attività di propaganda politica.

Organismi come la NATO e l'OSCE evidenziano come l'ecosistema mediatico della federazione russa operi attraverso disinformazione sistematica, manipolazione dei fatti e falsificazione delle notizie al fine di destabilizzare le istituzioni democratiche e minare la coesione sociale all'interno di paesi esteri.

Storia

Propaganda nel periodo di Boris El'cin Dopo il crollo dell'URSS nel 1991, il panorama mediatico russo visse una fase di grande espansione, in cui sempre più testate si spinsero verso forme di giornalismo sensazionalistico, approfittando dei margini offerti dalla nuova libertà d'informazione. Ben presto, però, la mancanza di sostegno statale e le difficoltà imposte dal mercato portarono molte pubblicazioni alla chiusura. In questo contesto emersero gli oligarchi, che acquisirono i principali giornali ed emittenti, integrandoli nei loro vasti imperi finanziari e utilizzandoli come strumenti per rafforzare il proprio potere, in un contesto in cui affari e politica si intrecciavano senza confini netti.Lo stesso presidente Boris El'cin menzionò nei suoi ricordi una campagna propagandistica durante le elezioni del 1991. L'anno successivo, Egor Jakovlev, nominato da quest'ultimo alla guida della VGTRK, dichiarò che "i politici e la propaganda, insieme alla nostra nuova realtà multipartitica, stanno nuovamente facendo qualcosa di indegno al popolo".

In vista delle elezioni presidenziali del 1996, El'cin e il suo governo ricevettero prestiti dai principali oligarchi russi, concedendo in cambio partecipazioni in società strategiche e redditizie. La misura, tuttavia, costituiva solo un sostegno aggiuntivo, dato che i magnati erano già inclini a sostenere la rielezione di El'cin per salvaguardare i propri interessi contro un eventuale ritorno dei comunisti, guidati da Gennadij Zjuganov. Andrej Vasil'ev, direttore del giornale anticomunista Ne daj Bog!, finanziato dall'oligarca Aleksandr Smolenskij, osservò: «Sapevamo perfettamente che non era giornalismo, ma propaganda. Ma la facevamo sinceramente».

Secondo il politologo Georgij Satarov, la propaganda putinista può essere vista come una derivazione di quella eltsiniana, ma nella sua forma più radicale e con proprie invenzioni.

Ascesa al potere di Vladimir Putin e nazionalizzazione dei media

Con l'arrivo al potere di Vladimir Putin tra il 1999 e il 2000, le strutture statali iniziarono a esercitare un controllo sui canali televisivi e sulla stampa. Uno degli obiettivi principali della nuova amministrazione fu l'estromissione degli oligarchi che gestivano canali televisivi indipendenti, la riconduzione delle loro imprese sotto proprietà statale e l'istituzione della censura. Nel corso dei primi anni 2000, circa il 70% dei media elettronici, l'80% della stampa regionale e il 20% di quella nazionale passarono sotto il controllo finanziario o gestionale di enti statali. L'obiettivo principale delle autorità era quello di accentrare il controllo del sistema televisivo nelle mani di una cerchia ristretta fedele al presidente Putin. In questo contesto, VGTRK e ORT passarono sotto il controllo statale, NTV sotto la guida di Gazprom-Media, mentre REN TV fu incorporato nel National Media Group, presieduta dall'amico del presidente, Jurij Koval'čuk.

Nel 2014, la copertura dei media statali raggiungeva il 60-70% della popolazione russa. Tra questi vi erano importanti testate cartacee come Komsomol'skaja Pravda, Argumenty i Fakty e Izvestija, che da anni dimostravano lealtà verso il potere e presentavano la sua attività in chiave positiva. Anche le testate regionali, spesso dipendenti dai finanziamenti pubblici, tendevano a trasmettere posizioni favorevoli al governo. Poiché le autorità concentrano l'attenzione sui media federali, le piccole testate liberali hanno continuato a esistere fino al 2022. Ad esempio, l'Eco di Mosca raggiungeva nel 2014 un pubblico di 2,9 milioni di persone, contro i 16 milioni di NTV. Questo permetteva alle autorità di affermare per anni l'esistenza della libertà di stampa. Tuttavia, dall'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina nel 2022, le autorità hanno bloccato o reso inoperanti tutte le principali fonti di informazione indipendenti rimaste nel Paese, tra cui, oltre al già citato Eco di Mosca, il canale televisivo Dožd' e i quotidiani Meduza e Novaja Gazeta.

La propaganda russa sfrutta inoltre le caratteristiche del consumo mediatico: la televisione resta il principale veicolo di diffusione, tanto che, secondo un sondaggio del 2021, il 62% dei cittadini la considerava una fonte d'informazione importante, mentre l'89% degli intervistati dichiarava di guardarla almeno una volta ogni due settimane.

Oltre alla televisione, la propaganda statale si manifesta anche su Internet, sfruttando sia i media online sia le cosiddette Brigate del Web, gruppi organizzati di commentatori finanziati dallo Stato; questi operano tramite un'ampia rete di social media, tra cui comunità su Odnoklassniki e VKontakte, canali Telegram e altre piattaforme video. La diffusione simultanea delle stesse informazioni in rete e sui media tradizionali aumenta la percezione di credibilità e autorevolezza della propaganda.

Tematiche e linguaggio Il tono generale dei contenuti propagandistici è definito dagli incontri settimanali tra l'amministrazione presidenziale e i dirigenti dei principali canali, nonché dall'uso dei cosiddetti temniki, elenchi di temi corredati da istruzioni su come trattarli. Dal momento che controllare individualmente migliaia di operatori dei media risulta impraticabile, la linea del Cremlino viene spesso applicata indirettamente, tramite l'iniziativa dei singoli giornalisti che operano secondo la propria interpretazione della visione governativa.

Mentre i principali telegiornali russi non esitano a riportare cattive notizie dall'estero, gli eventi negativi interni vengono spesso trattati in modo parziale, con ritardo o addirittura ignorati. Nell'agosto 2017 un accoltellamento in Siberia che ferì almeno otto persone ricevette scarsa copertura da parte dei grandi canali televisivi, nonostante fosse stato rivendicato dall'ISIS. Al contrario, le stesse reti dedicarono ampio spazio a notizie sugli attentati in Catalogna, sul crescente nazionalismo negli Stati Uniti e sui presunti invii di armi ucraine verso la Corea del Nord.

Inoltre, nel 2020 il quotidiano indipendente online Meduza ha segnalato un aumento dell'uso di eufemismi nella cronaca russa; gli oppositori hanno paragonato tale fenomeno alla "neolingua", termine tratto dal romanzo 1984 di George Orwell. Per esempio, per descrivere la contrazione dell'economia russa, si evitava il termine diretto "recessione" e si parlava invece di "crescita negativa".

Opposizione

I propagandisti denigrano i politici dell'opposizione al fine di instillare sfiducia verso gli avversari del regime. Ad esempio, i media statali hanno frequentemente ritratto Aleksej Naval'nyj come "l'ispiratore di una rivoluzione colorata", accusandolo di sfruttare bambini e giovani a fini politici, sebbene i dati mostrino che i gruppi di età più rappresentati tra i partecipanti ai cortei fossero quelli dai 21 ai 24 anni e quelli sopra i 35 anni (rispettivamente il 18,4% e il 18%). Già nel 2017, la propaganda e l'inazione della polizia durante un'aggressione a Naval'nyj e alla rappresentante del partito Jabloko Natal'ja Fëdorova portarono a un aumento degli attacchi contro l'opposizione. Dopo l'avvelenamento di Naval'nyj nel 2020, i media televisivi del Paese cercarono di confondere l'opinione pubblica diffondendo versioni contrastanti sull'accaduto, tra cui l'ipotesi che non si fosse trattato di un avvelenamento, che fosse stato lui stesso a provocarlo, che il Novičok gli fosse stato somministrato in Germania o che addirittura dietro l'episodio ci fosse l'oligarca in esilio Michail Chodorkovskij. In questo contesto, lo stesso Vladimir Putin dichiarò di aver presumibilmente autorizzato Naval'nyj a recarsi in Germania per cure mediche, sebbene all'epoca l'oppositore non fosse soggetto a restrizioni per viaggiare all'estero.

Inoltre, la legge sugli agenti stranieri, introdotta nel 2012 per limitare l'attività politica delle ONG finanziate dall'estero, è stata progressivamente estesa a quasi tutte le organizzazioni e gli individui ritenuti scomodi. L'appellativo di "agente straniero" in Russia richiama l'immagine di spie o traditori della patria, compromettendo gravemente la reputazione dei diretti interessati. Parallelamente, i media filogovernativi hanno frequentemente promosso campagne denigratorie nei loro confronti. A partire da aprile 2014, presunti nemici del popolo vennero messi al pubblico ludibrio, con campagne che includevano enormi manifesti a Mosca e lunghe trasmissioni televisive dedicate a persone che non condividevano la demonizzazione ufficiale dell'Ucraina. Il portavoce del presidente Dmitrij Peskov spiegò ad Andrej Vadimovič Makarevič, coinvolto nella vicenda, che non si trattava affatto di una campagna di odio, ma di una "reazione dell'opinione pubblica". Tuttavia, la Neue Zürcher Zeitung la definì una "esecuzione pubblicistica formale".

Nel 2022, tra gli "agenti stranieri" figuravano, oltre a ONG e media, anche popolari YouTuber, politologi, personalità culturali e giornalisti.

Sport

Quasi tutto lo sport in Russia è sponsorizzato dallo Stato. Gli atleti sono quindi spesso disponibili a partecipare a manifestazioni politiche, rendendo lo sport uno strumento per il regime per organizzare eventi di massa a suo favore. Lo sport in Russia è stato descritto come la continuazione della politica con altri mezzi, accanto ai servizi segreti e all'esercito come strumenti di potere. La Neue Zürcher Zeitung ha inoltre evidenziato la corruzione di federazioni sportive internazionali da parte della Russia.

Istruzione

A partire dal suo insediamento nel 2000, Vladimir Putin e il suo governo hanno promosso l'idea di un'"educazione patriottica" all'interno delle riforme scolastiche, con l'obiettivo di rafforzare la lealtà al regime. Putin ha più volte sottolineato la necessità che gli studenti apprendano valori patriottici e che discipline come la storia, le lingue e le arti contribuiscano a instillare orgoglio nazionale tra i giovani. Inizialmente, tali iniziative avevano un impatto limitato, ma dopo l'annessione della Crimea nel 2014 le riforme patriottiche hanno assunto un peso crescente, mentre la libertà di espressione nelle scuole ha subito un netto declino in seguito al licenziamento degli insegnanti che manifestavano opinioni politiche. Nello stesso periodo i simboli nazionali russi sono stati maggiormente celebrati e il governo ha approvato una nuova serie di manuali di storia, nei quali la narrazione degli eventi storici risultava rielaborata per esaltare i successi di Putin e legittimare l'annessione della Crimea.

Dopo l'invasione russa dell'Ucraina nel febbraio 2022, il governo russo ha intensificato l'introduzione dell'"educazione patriottica" nelle scuole, approvando nuove leggi in materia di istruzione, revisionando i manuali scolastici e fornendo linee guida didattiche volte ad aiutare gli insegnanti a trasmettere lezioni che giustificassero l'intervento militare.

Identità sessuale

Un altro elemento della propaganda russa consiste nel presentare la repressione della comunità LGBT+ come strumento di difesa dei valori tradizionali e della moralità nazionale. In questa narrazione, la Russia si propone come baluardo contro la "decadenza" dell'Occidente, utilizzando la retorica anti-queer per rafforzare il consenso interno.