Biografia Laureato in storia presso l’Università di Isfahan, ha conseguito un master in storia e cultura iraniana all’Università di Shiraz e un dottorato in storia all’Università Tarbiat Modares.

La sua carriera politica ebbe inizio nel 1980, all’indomani della Rivoluzione iraniana, quando fu eletto rappresentante di Shiraz al primo turno delle elezioni parlamentari, divenendo il più giovane membro del Majles. In seguito fu viceparlamentare del primo ministro Mir-Hossein Mousavi, iniziando parallelamente a scrivere la rubrica settimanale Naghd-e Haal sul quotidiano Ettela'at. Successivamente fu nominato vicepresidente per gli Affari parlamentari sotto la presidenza di Ali Akbar Hashemi Rafsanjani.

Come ministro della Cultura e dell'orientamento islamico annunciò e promosse ufficialmente una politica di tolleranza nei confronti del settore culturale e artistico, attenuando numerose restrizioni. Permise l’avvio di centinaia di nuove pubblicazioni, la diffusione di decine di album di musica pop persiana e l’uscita di film controversi come Due donne. Questa linea politica suscitò la forte opposizione dei conservatori. Sopravvisse comunque a un tentativo di impeachment da parte del quinto Majles, dominato da esponenti conservatori, grazie anche a un intervento parlamentare definito coraggioso, in cui difese la libertà di espressione con argomentazioni di matrice islamica.

Nell’aprile 2000 si dimise dall’incarico a seguito delle critiche dell’Ayatollah Ali Khamenei, guida suprema della Repubblica islamica, che giudicava eccessivamente liberali le sue politiche. Nello stesso periodo ricoprì anche il ruolo di portavoce del governo. Successivamente divenne presidente del Centro internazionale iraniano per il dialogo tra le civiltà, da cui tuttavia si dimise. Fu inoltre tra i fondatori del Partito degli esecutivi della ricostruzione, considerato vicino ad Ali Akbar Hashemi Rafsanjani.

Mohajerani partecipò al funerale dell’ex primo ministro rivoluzionario Mehdi Bazargan, nonostante la sua figura fosse all’epoca osteggiata dagli alti ranghi della Repubblica islamica. È sposato con Jamileh Kadivar, politica riformista ed ex parlamentare.

Nel 2009 lasciò l’Iran e si trasferì con la moglie in Inghilterra.

Dopo la fatwa emessa da Ruhollah Khomeini contro Salman Rushdie per il romanzo I versi satanici, Mohajerani pubblicò nel 1989 il volume Critica alla cospirazione dei Versi satanici, in cui riportava la fatwa e ne sosteneva la legittimità. Nel 1995 scrisse inoltre un racconto satirico contro lo scrittore britannico, prendendone in giro la paura di essere attaccato. In merito al massacro di Sivas del 1993, in cui morirono 37 persone durante un attentato incendiario contro un incontro culturale al quale partecipava Aziz Nesin, traduttore turco del libro, Mohajerani definì l’episodio un momento di orgoglio per il risveglio islamico, sostenendo che la fatwa avesse agito come una vaccinazione contro ulteriori critiche al profeta dell’Islam. Secondo alcune fonti, non esistono studi esaustivi sul ruolo del libro di Mohajerani nella diffusione di simili violenze contro intellettuali, traduttori ed editori.

Nel gennaio 2023 il Guardian ha riportato che la polizia metropolitana di Londra stava esaminando un dossier legale, presentato nell’agosto 2022, che accusava Mohajerani di istigazione al terrorismo in base al Terrorism Act 2006.

Mohajerani è inoltre un sostenitore del Movimento Verde e si è espresso contro l’uso della violenza contro il governo, affermando che "rispondere alla violenza con la violenza ci renderebbe uguali a loro".

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