La mummificazione degli animali era una pratica comune nell'Antico Egitto. Gli animali erano una parte importante della cultura egizia, non solo come cibo e animali da compagnia, ma anche per ragioni religiose. Furono mummificate molte tipologie di animali, in genere per quattro scopi principali: permettere agli amati animali domestici delle persone di accedere all'Oltretomba, fornire cibo nell'aldilà, fungere da offerte votive a una determinata divinità e perché alcuni animali erano considerati manifestazioni fisiche di specifiche divinità venerate dagli Egizi. Bastet, la dea gatto, è un esempio di tali divinità. Nel 1888 un contadino egiziano, scavando nella sabbia presso Isṭabl ʿAntār, scoprì una fossa comune di felini, antichi gatti mummificati e sepolti in fosse in grandi quantità.

Al di fuori dell'Egitto, sono state rinvenute mummie di uccelli precolombiane nel Deserto di Atacama del Cile, inclusi esemplari presso la cittadina-oasi di Pica. Queste mummie erano parte di rituali ignoti e di un commercio a lungo raggio dalle zone umide tropicali attraverso l'altopiano andino e le Ande fino a raggiungere il Deserto di Atacama nell'odierno Cile. Se la distribuzione degli uccelli fosse stata come quella attuale, il luogo più vicino a Pica da cui tutte le specie avrebbero potuto essere catturate è il dipartimento di Beni nella Bolivia settentrionale. Gli uccelli mummificati rinvenuti nel Deserto di Atacama avevano gli organi rimossi e anche le piume della coda; alcune mummie di uccello sono state trovate avvolte in tessuti.

In Europa è stata scoperta una mummia di gatto del XV secolo all'interno dei muri di una chiesa nei Paesi Bassi. Si ritiene che il felino sia stato deliberatamente sigillato nella struttura della chiesa come sacrificio di fondazione, un rituale ritenuto idoneo a proteggere gli edifici dagli spiriti maligni.

Credenze egizie sugli animali

Nel corso della storia dell'Antico Egitto gli animali erano tenuti in grande considerazione. Secondo l'egittologo Herman te Velde, in poche altre culture gli animali hanno avuto un'influenza così grande in tanti aspetti della vita, né alcuna cultura ha raffigurato gli animali così spesso nelle proprie opere d'arte o nella scrittura; si stima che uno ogni quattro o cinque geroglifici egizi si riferisca ad animali. Gli Egizi ritenevano che gli animali fossero cruciali per la sopravvivenza sia fisica sia spirituale: vitali per la sopravvivenza fisica in quanto principale fonte di cibo e per quella spirituale in base a come una persona aveva trattato gli animali durante la vita terrena. Alcuni animali erano considerati incarnazioni letterali delle divinità; perciò è comprensibile che gli Egizi volessero onorarli nel modo più alto, dando loro una sepoltura appropriata tramite mummificazione.

Per determinare l'ammissione o la negazione all'aldilà, le divinità ponevano una serie di domande di giudizio; una di queste domande cruciali era se il defunto avesse maltrattato animali durante la vita terrena. A causa di questa credenza religiosa, l'uccisione di un animale sacro era considerata un grave crimine punibile con la morte. Diodoro Siculo, storico greco del I secolo a.C., riferisce inoltre di aver assistito al linciaggio di un Romano che aveva ucciso accidentalmente un gatto durante una visita in Egitto.

Animali domestici amati

Ben prima che le mummie animali fossero usate come offerte religiose, in Egitto alcuni animali venivano occasionalmente mummificati per un motivo più personale, come compagni destinati ad accompagnare il defunto nell'aldilà. Tra gli animali domestici più comuni vi erano gatti, cani, manguste, scimmie, gazzelle e uccelli. Molti Egizi amavano i propri animali e il costume di lutto per la morte di un animale prevedeva il pianto e la rasatura delle sopracciglia. Agli animali domestici venivano dati dei nomi, circostanza attestata da oltre settanta nomi personali di cani noti da iscrizioni e contesti funerari. Gli animali domestici venivano spesso raffigurati nelle tombe, a testimonianza dell'affetto dei proprietari. Poiché la mummificazione era ritenuta necessaria per l'ammissione all'aldilà, si riteneva che la mummificazione degli animali domestici garantisse l'immortalità anche a loro.

Scoperte archeologiche specifiche confermano che gli animali da compagnia venivano mummificati.

Il principe Thutmose della XVIII dinastia fu anch'egli sepolto con un animale amato: la sua gatta fu mummificata e deposta in un sarcofago litico nella sua tomba. Un altro Egizio, chiamato Hapymen, fece mummificare il proprio cane, avvolto in stoffe e deposto accanto al suo sarcofago, desiderando che lo accompagnasse nell'aldilà. Nella tomba KV50 nella Valle dei Re sono stati rinvenuti insieme una mummia di cane e una di babbuino, sebbene il proprietario resti sconosciuto.

Cibo per l'aldilà

Gli Egizi ritenevano che l'aldilà fosse una continuazione di questa vita, che consentiva il trasferimento di oggetti dalla vita terrena a quella ultraterrena. Per portare il cibo nell'aldilà, essi circondavano le mummie umane con le cosiddette "mummie alimentari", ottenute da animali commestibili. Questi animali venivano preparati disidratando la carne e avvolgendola in bende di lino, segnalando che si trattava di cibo e non di animali da compagnia. Le mummie alimentari non erano mummificate con la stessa meticolosità riservata agli animali da compagnia o agli esseri umani, ma erano comunque conservate con cura usando natron e altri sali. Tale cibo veniva incluso nelle tombe per sostenere l'anima del defunto, chiamata ka, durante il viaggio verso l'altro mondo. In molte tombe è stata rinvenuta una varietà di alimenti, soprattutto pani, carni e volatili. La tomba di Tutankhamon conteneva diverse cassette lignee a forma di piccolo sarcofago con mummie alimentari, tra cui anatre e altri tagli di carne.

Scopi religiosi

La Religione egizia era caratterizzata dal politeismo, la credenza in più divinità. Prima dell'unificazione dell'Alto e del Basso Egitto esisteva un numero molto elevato di divinità, ciascuna legata a un elemento del mondo naturale, mentre dopo l'unificazione si sviluppò un pantheon più ristretto. Le divinità erano spesso rappresentate con corpo umano e testa animale, sottolineando l'importanza degli animali nella religione egizia. Con il tempo sorsero culti per il culto di specifiche divinità: da un lato si onorava il dio tramite offerte di animali mummificati in massa; dall'altro si sceglieva un animale totemico da venerare in vita e da mummificare alla sua morte (ad es. il toro Api).

Offerte votive

Lo scriba egizio noto come Hor, figlio di Harendjiotef, attivo nel II secolo a.C., esplicitò lo scopo della mummificazione votiva in un testo demotico relativo al culto dell'ibis: «Il beneficio [della mummificazione] compiuto per l'Ibis, l'anima di Thot, il più grande, è fatto anche per il Falco, l'anima di Ptah, l'anima di Api, l'anima di Pre, l'anima di Shu, l'anima di Tefnut, l'anima di Geb, l'anima di Osiride, l'anima di Iside, l'anima di Nefti, i grandi dèi d'Egitto, l'Ibis e il Falco». Il passo implica che ogni mummia racchiudesse l'essenza della divinità con cui era associata — ovvero che alcuni animali fossero, o contenessero, un ba, parte dell'anima capace di agire nel mondo terreno e in quello spirituale, quindi che le mummie votive permettessero alle anime degli animali di fungere da messaggeri tra gli uomini e gli dèi.

Gatti

I gatti nell'antico Egitto venivano mummificati come offerte religiose in quantità enormi e si riteneva che rappresentassero la dea della guerra Bastet. Questo culto fu incentrato soprattutto a Tebe e Beni Hasan, a partire dal periodo tolemaico. Inoltre, migliaia di mummie di gatto sono state rinvenute nelle catacombe di Saqqara. Gli esemplari allevati per diventare offerte di questo tipo morivano spesso per strangolamento o per frattura intenzionale del collo. Durante la mummificazione, i corpi venivano essiccati e riempiti con terra, sabbia o altro materiale di riempimento; in alcuni casi si trattava di involucri-sostituto contenenti solo pochi resti o persino bastoncini o sabbia. I corpi potevano essere sistemati con gli arti ripiegati vicino al tronco, oppure in posizione seduta e verosimigliante; i bendaggi mostravano spesso motivi geometrici complessi.

In una fase precoce dello sviluppo della mummificazione animale, le mummie di gatto venivano collocate in piccoli sarcofagi bronzei o lignei. Gli esemplari più costosi erano in genere adornati con tratti dipinti e occhi incastonati in vetro colorato, ossidiana o cristallo di rocca. Cuccioli e feti venivano mummificati e deposti all'interno dell'addome di una statua che rappresentava la madre. Con il passare del tempo, come accadde per tutte le mummie realizzate a questo scopo, la qualità della mummificazione si fece meno accurata. In effetti, sir T. C. S. Morrison-Scott, già direttore del Museo di storia naturale di Londra, svolgendo dissezioni di numerose mummie di gatto riscontrò che molte erano semplicemente riempite con parti anatomiche miste di felini e non mummificate con cura dettagliata.

I gatti mummificati sono stati rinvenuti anche fuori dall'Egitto. Nel 1906, un gatto mummificato del XV secolo, dal 2025 chiamato Polleke, fu scoperto all'interno dei muri della Chiesa Grande di Breda nei Paesi Bassi. L'animale si ritiene sia stato intenzionalmente murato nella struttura della chiesa come sacrificio di fondazione, un rituale ritenuto in grado di proteggere gli edifici dagli spiriti maligni.

Ibis

Il culto dell'ibis sacro si affermò soprattutto durante il periodo tolemaico e l'epoca romana ed era dedicato al dio della sapienza Thot. Una ricerca del 2015 basata sulla datazione radiocarbonica 14C ha indicato che i campioni di mummie di ibis egiziani esaminati risalgono approssimativamente al periodo 450–250 a.C., ossia tra la tarda epoca saitica e la fase tolemaica. A Saqqara si stima che venissero deposte circa 10 000 mummie di ibis all'anno, per un totale di circa 1,75 milioni; a Tuna el-Gebel sono state rinvenute approssimativamente quattro milioni di deposizioni di ibis mummificati.

La mummificazione dell'ibis prevedeva la disidratazione e l'eviscerazione; di norma la testa e il collo dell'uccello venivano ripiegati all'indietro e premuti sul corpo, che poteva essere immerso nel bitume e quindi avvolto strettamente in fasce di lino. Le ispezioni moderne, incluse analisi con TAC e indagini museali, hanno evidenziato una produzione su larga scala: in non pochi casi gli involucri contengono soltanto parti scheletriche o materiali di riempimento. Dopo l'uso rituale, i corpi mummificati venivano deposti in vasi ceramici, cofanetti o sarcofagi, come attestato anche da esemplari provenienti da Abido.

Babbuini

I babbuini rappresentavano Thot, dio della luna e della sapienza. La presenza dei babbuini sui vasi canopi è testimonianza della loro importanza culturale, dato che i coperchi dei vasi recavano spesso le teste dei quattro Figli di Horo, fra cui Hapi dalla testa di babbuino. I babbuini venivano allevati in grandi quantità presso i templi, sebbene il numero delle loro mummie non sia paragonabile a quello di gatti o ibis; a Saqqara ne sono stati rinvenuti circa 400. La maggior parte dei babbuini fu mummificata con l'uso di gesso ed ebbe sepoltura in cassette o piccoli scrigni lignei. Le mummie di babbuino hanno fornito prove significative che questi animali furono allevati e mummificati come offerte: le analisi paleopatologiche mostrano che spesso non morirono per cause naturali e che molti esemplari soffrirono di malnutrizione, fratture, osteomielite e carenza di vitamina D.

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