Larà (anche Arà o L’Arà) è una piccola borgata alpina della Val Chisone, situata tra Mentoulles e il Rifugio Selleries, a 1.478 metri di quota. La parte probabilmente più antica, andata distrutta, si chiama Larà d’Avôl (1428 m s.l.m.), mentre Larà propriamente detta è anche chiamata Larà d'Amont (cioè "a monte"). Il nome Larà, che nella cartografia antica si ritrova storpiato anche in Sarà oppure Radamont (cioè Larà d'Amont) indica che il declivio su cui è posta era un tempo arato e coltivato. Oggi le case, le stalle, i granai e i sentieri rimasti costituiscono le tracce materiali di una comunità rurale occitana, che ha perduto tutti i suoi abitanti stanziali nella prima metà del Novecento.
Geografia La borgata si trova su un versante montano della Val Chisone, sulla sinistra orografica dell'omonimo fiume, e si snoda su una curva di livello inserita in un paesaggio di alpeggi, praterie e corsi d’acqua (fra cui il Rio Mentoulles e la Draja). L’accesso principale pedonale è mediato da una rete di mulattiere e viottoli storici; un parcheggio ampliato al Saret serve oggi gli escursionisti che raggiungono la zona e il Parco naturale Orsiera-Rocciavrè.
Storia Il territorio di Larà è frequentato sin dall’epoca preistorica, come attestano i petroglifi del vicino Crô da Lairi e il sito archeologico di Balm’Chanto, rispetto ai quali Larà si trova in posizione baricentrica.
Le origini della borgata vera e propria si collocano nel contesto delle comunità rurali occitane che popolarono le vallate alpine piemontesi, ma le prime tracce storicamente riconducibili sono del XVIII secolo. Per secoli gli abitanti vissero di agricoltura e allevamento, organizzando la vita quotidiana attorno a un’economia di sussistenza.
Nel corso dell’Ottocento e del primo Novecento la morfologia insediativa si è consolidata secondo lo schema tipico alpino (stalla, fienile, granaio, poi abitazione). Nel XX secolo, come accadde in molte borgate alpine, Larà fu progressivamente abbandonata a causa dell’emigrazione verso i centri urbani e delle difficoltà legate alla vita in quota.
Tra gli eventi storici notevoli va ricordata la valanga del 1888, della quale Larà fu una delle borgate vittime.
La valanga del 1888 A fine febbraio del 1888 sul fondovalle, a Fenestrelle, si registrarono 2,25 m di altezza della neve, a causa di un inverno lungo ed eccezionalmente nevoso. Il 27 febbraio una grande valanga si staccò dal pascolo di Muflèttë, a circa 2.000 metri sul Monte Orsiera. La zona, che ebbe i boschi di larice tagliati ai tempi dell'occupazione militare di Catinat, non ha più alcuna protezione naturale e il fronte della valanga, largo circa 300 metri, raggiunse una velocità stimata di oltre 200 km/h. La massa investì Larà d’Amont e proseguì lungo il vallone del Rio Mentoulles, travolgendo Ville Cloze, dove fu danneggiata la cappella di Sant’Antonio, e giunse fino a Mentoulles, dove distrusse la chiesa di San Giusto e danneggiò il palazzo comunale.
Secondo le cronache de La Lanterna Pinerolese (10 marzo 1888), la valanga distrusse in tutto nove case e seppellì venti persone: dodici furono tratte in salvo, mentre otto morirono, tra cui i fratelli Pietro Francesco (17 anni) e Giò Battista Onorato Clapier (14 anni), residenti a Larà d’Amont.
Sentieri e vie di comunicazione Una fitta rete di sentieri connette Larà alle borgate e ai gruppi di case circostanti. I percorsi non erano carrabili e nacquero come itinerari di collegamento a piedi o a dorso di mulo, perché la ruota era utilizzabile solo in fondovalle. Le mulattiere sono spesso pavimentate in pietra per resistere al passaggio del bestiame e al transito con le slitte. La costruzione e il mantenimento di questi sentieri erano attività collettive svolte in corvée sotto la regia del 'mansìa', un capofamiglia eletto a turno per regolare la vita comune.
In anni recenti sono stati valorizzati per la fruizione escursionistica: tra questi il sentiero ripristinato dal CAI, che partendo da Larà conduce verso est al Rifugio Selleries, superando il Rio Mentoulles e il Rio La Draja e passando per Touce e la bergeria del Jouglard. Altri tracciati storici collegano Larà a Fondufaux attraverso La Latta oppure salgono verso Chanfournhé e al Rifugio Selleries attraverso Puy e la Móllë. L’ampliamento del parcheggio al Saret ha favorito l’accessibilità per escursionisti, turisti e villeggianti.
Architettura
Le abitazioni di Larà seguivano il modello tipico delle borgate occitane: costruzioni in pietra locale con tetti in lose, articolate su più livelli. Le costruzioni risalgono in massima parte al periodo pre-1900, con continuità nelle tecniche costruttive su un arco di due secoli. Le unità edilizie di Larà comprendono tipicamente stalla, fienile e granaio, con il successivo inserimento di spazi abitativi. Il pianterreno era destinato al ricovero degli animali, mentre i piani superiori ospitavano la famiglia e i locali di deposito. Le soluzioni architettoniche erano adattate alle condizioni ambientali, con aperture ridotte.
Fauna e ambiente L’ambiente montano circostante è caratterizzato da boschi principalmente di larici e pascoli. La fauna comprende il Camoscio alpino, lo Stambecco, il Cervo, il Cinghiale e il Lupo, oltre a insetti protetti come la Formica rufa. L’interazione con l’ambiente circostante fu una parte essenziale dell’economia e della cultura della borgata.
Cultura e letteratura La borgata è stata fonte d’ispirazione per la scrittrice Wendy Delorme e il suo romanzo Le chant de la rivière (Éditions Cambourakis, 2024). Il romanzo, inedito in Italia, alterna le vicende di una scrittrice contemporanea che vive un periodo di blocco creativo e si ritira a Larà, un villaggio disabitato localizzato genericamente sulle Alpi tra l'Italia e la Francia. Mentre lei cerca l'ispirazione per scrivere, il romanzo intreccia il suo presente con la tragica storia d'amore di due adolescenti vissute negli stessi posti negli anni '20-'30, raccontate dalla voce del fiume che ne è stato testimone. Nelle descrizioni dell'ambiente montano si riconoscono facilmente le case e i ruderi di Larà e dintorni.
Larà è stata utilizzata come ambientazione per una parte del documentario di Riccardo Topazio Nomadi di montagna - Il respiro che si accorda al vento, presentato nel 2026. L'opera racconta in quattro stagioni la vita di una famiglia di pastori del Pinerolese che ogni anno conduce il proprio gregge in transumanza fermandosi a Larà, per poi proseguire verso la bergeria del Jouglard. Nel documentario la protagonista espone il proprio punto di vista sulla vita in alpeggio, evidenziando il contrasto tra le tradizioni locali e la montagna odierna. Diverse scene sono state girate sia all'esterno della borgata, sia all'interno di un'abitazione storica di Larà.
Stato attuale e tutela A partire dalla seconda metà del XX secolo alcune abitazioni sono state ristrutturate per uso stagionale o turistico, senza comprometterne le caratteristiche e mantenendo inalterata l'unitarietà storico-architettonica della borgata. Nonostante questi interventi, Larà rimane disabitata per buona parte dell'anno, sebbene sia caratterizzata da un forte valore paesaggistico e storico.
Bibliografia Caruso, Ignazio. Larà. Storia illustrata di una borgata occitana. Independently published, 2025. Delorme, Wendy. Le chant de la rivière. Paris: Éditions Cambourakis, 2024. Topazio, Riccardo (dir.). Nomadi di montagna - Il respiro che si accorda al vento. [Documentario]. Italia, 2026
Categoria:Fenestrelle Categoria:Val Chisone