Larte sistemica è una corrente artistica influenzata dalla cibernetica e dalla teoria dei sistemi, che riflette sui sistemi naturali e sociali e sui segni culturali propri del mondo dell’arte.
L’arte sistemica emerse come parte della prima ondata dell’arte concettuale negli anni sessanta e settanta. Termini affini o sovrapposti includono movimento anti-forma, arte cibernetica, sistemi generativi, process art, estetica sistemica, pittura sistemica e scultura sistemica. Ambiti affini all’arte sistemica Movimento anti-forma All’inizio degli anni sessanta, il minimalismo si affermò come movimento astratto con radici nell’astrazione geometrica di Malevič, del Bauhaus e di Mondrian. Esso rifiutava la pittura relazionale e soggettiva, la complessità materica dell’Espressionismo astratto e lo zeitgeist emotivo e polemico dell’action painting. Il minimalismo sosteneva che la massima semplicità potesse contenere l’intera intensità espressiva necessaria all’arte.
Il termine arte sistemica fu coniato dal critico Lawrence Alloway nel 1966 per descrivere il metodo con cui artisti come Kenneth Noland, Al Held e Frank Stella costruivano le loro composizioni astratte.Chilvers, Ian e Glaves-Smith, John, A Dictionary of Modern and Contemporary Art, seconda edizione, Oxford–New York, Oxford University Press, 2009, p. 694, ISBN 0199239665.
Associato a pittori come Frank Stella, il minimalismo in pittura - a differenza di altri linguaggi - rimase un movimento modernista. A seconda dei contesti, è stato interpretato anche come un antecedente del postmodernismo: alcuni studiosi, infatti, lo definiscono movimento di transizione, sottolineando come il minimalismo delle origini, pur radicato nel modernismo, abbia progressivamente aperto la strada a poetiche più sperimentali, come quelle del movimento anti-forma.
Alla fine degli anni sessanta, il critico Robert Pincus-Witten coniò il termine postminimalismoMovers and Shakers, New York, "Leaving C&M", by Sarah Douglas, Art+Auction, marzo 2007. per indicare una nuova generazione di opere derivate dal minimalismo ma arricchite da contenuti e implicazioni contestuali che quest’ultimo aveva respinto. Il termine si applica al lavoro di Eva Hesse, Keith Sonnier, Richard Serra e di ex minimalisti come Robert Smithson, Robert Morris, Bruce Nauman, Sol LeWitt, Barry Le Va e altri. Parallelamente, artisti come Donald Judd, Dan Flavin, Carl Andre, Agnes Martin, John McCracken e altri continuarono a realizzare opere tardo-moderniste nel solco del minimalismo. Arte cibernetica L’effetto Larsen, il tape loop, la sintesi sonora e le composizioni generate al computer riflettono una consapevolezza cibernetica dei processi di informazione, dei sistemi e dei cicli di retroazione. Queste tecniche si diffusero nella musica sperimentale degli anni sessanta, e gli effetti visivi del feedback elettronico divennero presto un fulcro della ricerca artistica, con la progressiva diffusione delle apparecchiature video tra il pubblico.
Steina e Woody Vasulka, ad esempio, utilizzarono “ogni tipo e combinazione di segnali audio e video per generare feedback elettronico nei rispettivi media”.Edward A. Shanken, "From Cybernetics to Telematics: The Art, Pedagogy, and Theory of Roy Ascott", in Roy Ascott, Telematic Embrace: Visionary Theories of Art, Technology, and Consciousness, University of California Press, 2003 (2007), ISBN 0-520-22294-6.
Opere di Edward Ihnatowicz, Wen-Ying Tsai, del cibernetico Gordon Pask e dei cinetisti Robert Breer e Jean Tinguely contribuirono alla nascita di un filone di arte cibernetica che indagava i circuiti condivisi tra organismo e macchina.
Negli stessi anni si sviluppò una teoria dell’arte cibernetica grazie a autori come Jonathan Benthall e Gene Youngblood, ma soprattutto all’artista e teorico britannico Roy Ascott, con il saggio Behaviourist Art and the Cybernetic Vision pubblicato su Cybernetica (1966-67), e al critico statunitense Jack Burnham. Nella sua opera Beyond Modern Sculpture (1968), Burnham elabora una teoria dell’arte cibernetica incentrata sulla spinta dell’arte a imitare - e infine riprodurre - la vita.Mitchell Whitelaw, Metacreation: Art and Artificial Life, MIT Press, 2004, ISBN 0-262-23234-0, pp. 17-18. Nello stesso anno la curatrice Jasia Reichardt organizzò la storica mostra Cybernetic Serendipity all’Institute of Contemporary Arts di Londra. Sistemi generativi
L’arte generativa viene prodotta tramite processi algoritmici e si avvale di sistemi definiti da software, algoritmi o metodi autonomi di tipo matematico, meccanico o casuale. Precursore di questa corrente fu Sonia Landy Sheridan che presso la School of the Art Institute of Chicago fondò il programma Generative Systems che rispondeva ai mutamenti sociali legati alla rivoluzione informatica e robotica.
Il Generative System riunì vari artisti che miravano a ridefinire il proprio ruolo di soggetto attivo che esplorava i sistemi scientifici e tecnologici contemporanei e la loro relazione con l’arte e la vita. Questa corrente si differenzia dalla copier art per via della natura più commerciale di quest'ultima; i Generative Systems erano invece orientati alla creazione di strumenti destinati a un uso creativo libero e diffuso colmando la distanza tra esperti e novizi, favorendo la comunicazione e la circolazione delle conoscenze al di fuori dei canali tradizionali. Process art
La process art è una corrente artistica dove il prodotto finale dell’opera non ne è l’obiettivo principale con il fulcro sul processo stesso di creazione, raccolta, selezione, associazione e modellazione dei materiali. L'attenzione della process art è sul gesto artistico, inteso come performance e rito, e sul valore intrinseco di questo processo rispetto all'oggetto che da esso effettivamente si origina.
Nel dibattito critico l'"action painting di Jackson Pollock, è considerato il precursore di questa corrente artististica che per via del suo ricorso alla serendipità presenta anche analogia con il dadaismo con il quale condivide i temi del cambiamento e la transitorietà. Secondo il Solomon R. Guggenheim Museum, Robert Morris fu tra i protagonisti della mostra del 1968 che definì il movimento: «Gli artisti processuali erano interessati al corpo, al caso, all’improvvisazione e alle qualità liberatorie di materiali non tradizionali come cera, feltro e lattice; attraverso azioni come tagliare, appendere o lasciar cadere crearono forme eccentriche e irregolari, oppure processi organici come crescita, condensazione, solidificazione o decomposizione». Pittura sistemica (Systemic Painting)
Systemic Painting fu il titolo di una mostra di grande influenza allestita al Guggenheim Museum nel 1966 e curata da Lawrence Alloway, che ne scrisse anche il testo introduttivo.Michael Auping, Abstraction, Geometry, Painting: Selected Geometric Abstract Painting, Albright-Knox Art Gallery, 1989, p. 72.
Alloway osservò come: «i dipinti presentati non sono, come spesso si afferma, impersonali. L’uso di una tecnica ordinata non cancella il carattere personale dell’artista: l’anonimato non è il risultato di un lavoro compiuto con rigore».Lawrence Alloway, "Systemic Painting", in: Minimal Art: A Critical Anthology, a cura di Gregory Battcock, 1995, p. 19.
In seguito il termine venne esteso ad artisti che utilizzavano sistemi predefiniti per compiere una serie di scelte estetiche prima dell’esecuzione del dipinto.John Albert Walker, Glossary of Art, Architecture, and Design Since 1945: Terms and Labels, 1973, p. 197. Scultura sistemica Secondo Edmund Burke Feldman, «l’arte seriale, la pittura seriale, la scultura sistemica e il minimalismo furono stili degli anni sessanta e settanta basati sulla ripetizione di semplici configurazioni geometriche, con poche o nessuna variazione. Le sequenze assumono un valore analogo a quello delle strutture matematiche e linguistiche. Queste opere si fondano su semplici rapporti tra volumi e vuoti, superfici prodotte meccanicamente e permutazioni algebriche delle forme, ma il loro impatto sullo spettatore è tutt’altro che semplice».Edmund Burke Feldman, Composition (Art), H.N. Abrams, 1987, ISBN 0-13-940602-6. Descrizione Secondo Chilvers (2004), «all’inizio del 1966 il critico d’arte britannico Lawrence Alloway coniò il termine "arte sistemica" per indicare un’arte astratta basata sull’uso di forme standardizzate molto semplici - di norma geometriche - organizzate in un’unica immagine concentrata o in un sistema fondato su un principio di struttura chiaramente leggibile. Egli considerava, ad esempio, le pitture a zig-zag di Kenneth Noland come esempi di arte sistemica, un ambito che interpretava come una diramazione dell’arte minimale»."Systemic art", in The Oxford Dictionary of Art, a cura di Ian Chilvers, Oxford University Press, 2004.
Lo studioso John G. Harries ha individuato un terreno comune tra le diverse correnti artistiche del Novecento - come l’arte seriale, l’arte sistemica, il costruttivismo e l’arte cinetica - le quali non derivano tanto dall’osservazione del mondo naturale quanto dallo studio delle relazioni formali e delle strutture visive.John G. Harries, "Personal Computers and Notated Visual Art", in: Leonardo, vol. 14, n. 4 (autunno 1981), pp. 299–301.
Secondo Harries, l’arte sistemica rappresenta un tentativo consapevole di creare un quadro di riferimento flessibile: non un sistema rigido e istituzionalizzato, ma un modello operativo da emulare. Tuttavia, spostare il significato di un’immagine dalla sua iconografia alla sua collocazione entro una struttura sistemica non elimina la necessità di definire gli elementi costitutivi del sistema, senza i quali la costruzione stessa del linguaggio visivo risulta problematica. Note
Categoria:Movimenti artistici