Con il termine tedesco Budapest-Komplex (, inteso come "gruppo di casi di Budapest") si indicano alcune aggressioni avvenute a Budapest nel febbraio 2023 attribuite dalle autorità ungheresi e tedesche a militanti di estrema sinistra di area antifa contro estremisti di destra, e tre cittadini polacchi https://www.police.hu/hu/hirek-es-informaciok/legfrissebb-hireink/bunugyek/kozosseg-tagja-elleni-eroszak successivamente alla manifestazione neonazista "Giorno dell'Onore", e i successivi sviluppi e processi.
Tra i sospettati vi sono alcune persone già coinvolte anche nel processo agli estremisti di sinistra di Dresda.
Eventi Il "Giorno dell'Onore" rappresenta una delle principali commemorazioni neonaziste in Europa, con migliaia di partecipanti, che ogni 12 febbraio celebrano il tentativo delle forze tedesche e dei collaborazionisti ungheresi di rompere l'assedio di Budapest da parte dell'Armata rossa nel 1944. Da anni queste giornate sono accompagnate da contromanifestazioni da parte di attivisti di sinistra.
Secondo quanto riportato dagli organi di informazione, nel 2023 la manifestazione neonazista sarebbe stata formalmente vietata dalle autorità ungheresi, ma sarebbe avvenuta comunque nell'area verde di Városmajor lontano dal centro. Oltre a fare saluti nazisti e a portare uniformi di SS e Wehrmacht, i manifestanti neonazisti assaltarono i giornalisti presenti, tra i quali due furono feriti alla testa. I militanti neonazisti inoltre in serata sarebbero andati nel centro cittadino per attaccare i contromanifestanti di sinistra. Nel corso del fine settimana intorno al 12 febbraio 2023 si verificarono anche diverse aggressioni contro persone che gli autori degli attacchi ritenevano aver partecipato alla manifestazione neonazista. Secondo le autorità ungheresi, ci sono stati cinque attacchi (due il 9 febbraio, due il 10 e uno l'11) contro complessivamente nove persone, di cui quattro ferite gravemente.Il primo attacco è avvenuto la mattina del 9 febbraio nella stazione di Budapest Ovest contro un uomo contro il quale è stato spruzzato spray al peperoncino. Successivamente tre cittadini polacchi sono stati attaccati in piazza Fövám (Fővám tér), sul lungofiume del Danubio. Per un minuto i tre sono stati assaliti da dietro da un gruppo di 7 o 8 persone incapucciate, che li hanno picchiati con vari oggetti tra cui un bastone telescopico, e infine gli assalitori avrebbero spruzzato contro di loro uno spray al peperoncino. Due dei tre assaliti sarebbero stati feriti gravemente e successivamente portati in ospedale.
Il giorno 10 febbraio sono avvenuti due attacchi. Il primo nel quartiere di Gazdagrét, ai danni, di Zoltàn T., un militante neonazista che si stava dirigendo al lavoro. La vittima è stata assalita per circa 30 secondi da un gruppo di 11 persone per poi ricevere anch'egli dello spray al peperoncino, riportando ferite a occhi e costole pari a 8 giorni di prognosi. Il secondo attacco della giornata avvenne invece in via Bank, nel centro di Pest, ai danni di due persone, di cui una è stata gravemente ferita. Infine l'ultimo attacco è avvenuto il giorno successivo, poco dopo la mezzanotte, in via Mikó, una piccola via del centro storico di Buda, da parte di 6 persone ai danni di una coppia di due militanti neonazisti tedeschi, Sabine B. e Robert F., anche in questo caso per una durata di circa 30 secondi. Una vittima ha ricevuto lesioni alla testa e al gomito pari a 8 giorni di prognosi, mentre l'altra ha ricevuto lesioni minori prive di prognosi.
Secondo la polizia ungherese, le vittime sarebbero state accomunate solo dal fatto di indossare vestiti e stivali in stile militare (un elemento comune tra i militanti di estrema destra) e si sarebbe trattato di "passanti". Secondo un testimone e alcuni video, almeno una vittima ungherese, László Dudog, un noto musicista della banda neonazista Band Divízió 88, avrebbe indossato una Totenkopf delle SS sul proprio berretto. Secondo quanto riportato dagli organi di informazione, gli attacchi sarebbero avvenuti con modalità simili tra loro, con agguati da dietro alle vittime designate, poi aggredite con mazze, martelli in gomma, bastoni telescopici e spray al peperoncino, con modalità simili a quelle di attacchi effettuati in Germania da parte di estremisti di sinistra contro persone di estrema destra. Secondo le autorità tedesche tra gli oggetti utilizzati vi sarebbe il kubotan e vi sarebbero inoltre stati episodi quali il pestaggio alla testa di un uomo già incosciente, oltre a contusioni, fratture e traumi cranici.
Arresti e processi L'11 febbraio 2023 la polizia ungherese arrestò due tedeschi e un'italiana, sospettati di aver partecipato agli attacchi. Oltre a loro fu successivamente arrestata una cittadina ungherese. Secondo quanto dichiarato dalle autorità ungheresi, gli arrestati sarebbero stati trovati in possesso di un martello di gomma, due bastoni telescopici e un guanto imbottito con piombo.
Tra le persone il cui arresto ha avuto maggior risalto, c'è Ilaria Salis. Salis fu arrestata l'11 febbraio, con l'accusa di aver partecipato ai due attacchi avvenuti a Gazdagrét e in via Mikó (contro complessivamente tre persone). Dichiaratasi non colpevole e rifiutata di conseguenza la proposta di un patteggiamento a 11 anni di reclusione, venne trattenuta in custodia in carcere in tutti i mesi successivi. Le condizioni di detenzione di Salis sono state fortemente criticate, tra gli altri, anche da organizzazioni internazionali quali la Confederazione europea dei sindacati e il Comitato economico e sociale europeo. Nel gennaio 2024 iniziò il processo, nel quale dovette rispondere dell'accusa di aver tentato pestaggi che avrebbero potuto causare lesioni potenzialmente mortali e di associazione a delinquere, con un massimale di pena pari a 24 anni di carcere. Nel maggio 2024 le vennero concessi gli arresti domiciliari su cauzione, per essere infine liberata a seguito dell'elezione come eurodeputata.
Assieme a Salis venne arrestato Tobias E., già indiziato nel processo agli estremisti di sinistra di Dresda con l'accusa di far parte della cosiddetta "Hammerbande" e di aver partecipato a due attacchi contro persone di estrema destra in Germania. Dopo un'iniziale accusa di aver partecipato agli attacchi, le autorità ungheresi si limitarono ad accusarlo di essere membro di un'organizzazione a delinquere, reato per il quale nell'ordinamento ungherese il massimo di pena previsto è di 5 anni. Nel gennaio 2024 patteggiò con le autorità la confessione di aver fatto parte di un'organizzazione criminale e la rinuncia ai propri diritti processuali, in cambio di una riduzione della pena. In primo grado venne condannato a tre anni di reclusione, con un ulteriore divieto di ingresso per 5 anni nel paese. Tobias E. quindi ricorse in appello, dove la pena venne ridotta a un anno e dieci mesi di reclusione con la motivazione che non aveva partecipato direttamente ai pestaggi, ma solo assistito. Al termine della detenzione, nel dicembre 2024, Tobias E. venne estradato in Germania, dove venne trasferito direttamente in carcere in attesa della conclusione di due processi che lo coinvolgono. Al ritorno in Germania, Tobias E. ha raccontato di essere stato in celle infestate da cimici e scarafaggi, fredde d'inverno e calde d'estate, con sporadici permessi per lavarsi in docce spesso non dotate d'acqua. Secondo il racconto di Tobias E., nelle docce le guardie carcerarie avrebbero inoltre picchiato alcuni detenuti, provocando fratture e arrivando in un caso anche a provocare la morte di un prigioniero algerino. Inoltre avrebbe ricevuto meno cibo in quanto non ungherese.
L'altra tedesca arrestata, Anna M., poté invece godere della sospensione della pena in attesa del processo. Anch'ella fu accusata di associazione a delinquere. Anche a lei è stato offerto un patteggiamento, nel suo caso pari a tre anni e mezzo di reclusione, da lei però rifiutato.
Ulteriori indagini e estradizioni A seguito degli attacchi le autorità ungheresi avviarono una vasta operazione di ricerca, pubblicando i nomi e le foto dei sospettati. Alle indagini parteciparono successivamente anche le autorità tedesche. Vennero così emessi successivamente diversi mandati di cattura (anche internazionali) contro varie persone in Germania, Italia e Francia, sospettate per gli attacchi di Budapest e di fare parte, o avere comunque legami, con l'organizzazione criminale cosiddetta Hammerbande.
Germania A seguito dell'emissione dei mandati di cattura internazionali da parte delle autorità ungheresi, dieci tedeschi appartenenti a organizzazioni di estrema sinistra entrarono in clandestinità. Successivamente altri mandati di cattura furono emessi dalle procure tedesche. A questa indagine seguirono diversi arresti, tra i quali figure ritenute parte di Hammerbande, come Johann G., sospettato di essere leader del gruppo e Hanna S., quest'ultima non ricercata dalle autorità ungheresi. Nel marzo 2024 le indagini in Germania vennero prese in carico direttamente dalla procura generale federale.
Il 20 gennaio 2025, sette persone, sei tedeschi e un siriano, si costituirono alle autorità in Germania (a Kiel, Hamm, Colonia e Brema), chiedendo di non essere estradate in Ungheria. Su sei di loro pendeva un mandato di arresto europeo. A fine gennaio le autorità tedesche comunicarono che non avrebbero estradato i 6 sospettati con cittadinanza tedesca.
Il caso Maja T. Nel novembre 2023 le autorità ungheresi emisero un mandato di cattura anche a carico di Maja T., sospettata di aver partecipato a quattro attacchi nella capitale magiara. Il mese successivo la procura di Dresda emise un altro mandato di cattura tedesco. L'11 dicembre 2023 la polizia sassone arrestò Maja T. a Berlino, successivamente traducendola nel carcere di Dresda. Nonostante le proteste dell'avvocato, che ha sostenuto che la propria cliente in Ungheria fosse a rischio di discriminazioni in quanto antifascista e in quanto non binaria, la procura generale di Berlino nel gennaio 2024 acconsentì alle richieste ungheresi, chiedendo al Kammergericht di Berlino di autorizzare l'estradizione. Il 27 giugno il tribunale accolse la richiesta, dopo assicurazioni da parte del ministero della giustizia ungherese che sarebbero state garantite condizioni di detenzione rispettose dei diritti umani e che per l'imputata vi sarebbe stata la possibilità di scontare la pena nella madrepatria una volta concluso il processo ungherese. Alle ore 2:00 del giorno successivo l'estradizione venne materialmente avviata, cosa di cui l'avvocato di Maja T. venne informato alle ore 3:30. Da parte della difesa quindi alle 7:38 del 28 giugno venne richiesto un provvedimento temporaneo alla Corte costituzionale federale tedesca. Alle 10:50 la Corte costituzionale emise il proprio verdetto, che accoglieva la richiesta della difesa sospendendo l'estradizione. A quel punto tuttavia la procura generale di Berlino informò Corte e difesa che l'estradizione era materialmente già avvenuta alle 6:50 con la consegna dell'imputata alle autorità austriache, che successivamente l'avevano trasferita a quelle ungheresi alle ore 10. La procedura di estradizione fu particolarmente rapida anche grazie all'utilizzo di un elicottero per il trasferimento alla frontiera austriaca.