Il bombardamento della base aerea H-3 si svolse il 4 aprile 1981, nell'ambito dei più vasti eventi della guerra Iran-Iraq.

Situata nel deserto dell'Iraq occidentale, a circa chilometri dal confine con l'Iran, la base aerea H-3 era un'importante struttura di retrovia della Forza aerea dell'Iraq, impegnata nella manutenzione dei velivoli e come base per i bombardieri a lungo raggio. Puntando tutto sull'effetto sorpresa e su un'attenta pianificazione, il 4 aprile una piccola forza d'attacco della Forza aerea della Repubblica Islamica dell'Iran, basata su otto cacciabombardieri McDonnell Douglas F-4 Phantom II supportati da due aerei cisterna e altri velivoli di supporto, si infiltrò a bassa quota nei poco sorvegliati cieli dell'Iraq settentrionale, procedette verso ovest rifornendosi in volo e infine attaccò H-3 provenendo da una direzione inaspettata.

Benché gli iracheni affermassero che l'attacco aveva inflitto loro pochi danni, rapporti dell'intelligence statunitense confermarono la piena riuscita dell'incursione iraniana, con non meno di 27 velivoli iracheni distrutti al suolo e altri 11 danneggiati; nessuno degli apparecchi iraniani venne colpito e tutti poterono rientrare felicemente alla loro base. Il bombardamento della base aerea H-3 fu l'azione aere a più lungo raggio intrapresa dai due contendenti nel corso della guerra.

Antefatti La base aerea H-3 venne costruita negli anni 1930, come sito di appoggio per la gestione dell'oleodotto Kirkuk-Haifa; collocata 435 chilometri a ovest di Baghdad, la base sorge nell'estrema propaggine occidentale dell'Iraq nel pieno del Governatorato di al-Anbar, vicino ai confini con Siria e Giordania e a circa chilometri dal confine con l'Iran. Il complesso della base si compone di tre distinti campi di aviazione: la pista principale, nota anche come "Al-Walid", e due piste secondarie per la dispersione degli apparecchi, note come "H-3 Nordest" e "H-3 Sudovest". Divenuta una delle sei più importanti basi aeree militari della Forza aerea dell'Iraq, H-3 era stata impiegata operativamente dagli iracheni durante i confitti con Israele, venendo pesantemente attaccata nel corso della guerra dei sei giorni del 1967.

Secondo fonti irachene, dopo lo scoppio della guerra Iran-Iraq nel 1980 le piste di aviazione di H-3 vennero utilizzate come base aerea di supporto di retrovia per le operazioni dell'Aeronautica militare irachena, andando a ospitare alcuni squadroni di aerei da trasporto, uno squadrone di aerei da caccia Mikoyan-Gurevich MiG-21 così come alcuni vecchi aerei da caccia Hawker Hunter in via di dismissione.

All'inizio del 1981 la Forza aerea della Repubblica Islamica dell'Iran ricevette rapporti credibili secondo cui l'Iraq si stava preparando per un'imminente grande offensiva terrestre e aerea contro l'Iran, dopo essere stato rafforzato dall'arrivo di grandi quantità di munizioni e pezzi di ricambio dall'Egitto nonché dalla consegna di nuovi caccia Dassault Mirage F1 dalla Francia e di bombardieri Tupolev Tu-22 dall'Unione Sovietica. Secondo l'intelligence iraniana, l'Aeronautica militare irachena aveva trasferito la maggior parte dei suoi velivoli di più alto valore bellico nella base aerea di Al-Walid, situata nel complesso H-3; fotografie aeree inviate agli iraniani dagli israeliani rivelarono che la base H-3 aveva più di cinquanta aerei di tutti i tipi sparsi sulle sue piste, parcheggiati all'aperto e senza alcuna protezione.. Tecnici aeronautici egiziani, sovietici e tedesco-orientali erano al lavoro presso la base per mantenere in efficienza i velivoli iracheni.

Nell'ambito dei tentativi ordinati da Saddam Hussein alle forze irachene di condurre un'offensiva vittoriosa contro l'Iran nel settore settentrionale del fronte, tra il 12 e il 22 marzo 1981 l'Iraq lanciò due razzi terra-terra 9K52 Luna-M contro le città di Dezful e Ahvaz. Pochi giorni dopo questo attacco i comandanti del 31º e 32º Stormo tattico da caccia iraniani, dislocati presso la base aerea di Shahrokhi vicino ad Hamadan, pianificarono un contrattacco per ridurre le capacità dell'Aeronautica militare irachena.

La pianificazione Trovandosi a quasi chilometri dalla base aerea di Shahrokhi, la base aerea H-3 era fuori dalla portata dei caccia iraniani salvo l'impiego di un rifornimento in volo; se avesse scelto la rotta più diretta e breve, i velivoli iraniani avrebbe dovuto inoltre sorvolare Baghdad, pesantemente difesa e circondata da postazioni di antiaerea irachena, ed effettuare il rifornimento aereo due volte all'interno nello spazio aereo dell'Iraq, inclusa una volta vicino alla stessa Baghdad..

Un team selezionato di comandanti dell'Aviazione iraniana, comprendente tra gli altri il colonnello Ghasem Golchin, il colonnello Bahram Hooshyar e il colonnello Fereydoun Izadseta, pianificò invece un'operazione più sofisticata basata sulla sorpresa. Alti ufficiali militari iraniani avevano stabilito che l'attività dell'Aeronautica militare irachena era inferiore nel nord dell'Iraq rispetto ad altre zone del paese, quindi fu elaborato un piano per avvicinarsi ai siti iracheni da quella direzione. Per aumentare le loro possibilità, i comandanti iraniani decisero di far volare i loro aerei prima fino alla zona del Lago di Urmia, rifornirsi in volo qui e poi navigare lungo una rotta "pulita" passando sopra le montagne del confine settentrionale tra Iraq e Turchia, mantenendo l'altitudine a meno di 300 piedi (100 metri) per evitare di essere rilevati dai radar iracheni e turchi. La rotta scelta era lunga circa chilometri, e i velivoli iraniani dovevano rifornirsi più volte per poterla percorrere tutta.

Il 31º e il 32º Stormo tattico da caccia iraniani destinarono all'operazione otto cacciabombardieri McDonnell Douglas F-4 Phantom II, quattro caccia Grumman F-14 Tomcat, un aereo da trasporto Lockheed C-130H attrezzato per l'intercettazione delle comunicazioni nemiche (COMINT), un Boeing 747 attrezzato come posto di comando aereo (incaricato, oltre che di monitorare le comunicazioni radio irachene, anche di fungere da ripetitore di comunicazione tra gli incursori e il quartier generale dell'Aeronautica iraniana) e tre aerei cisterna (due Boeing 707 e un Boeing 747) per il rifornimento in volo

Il bombardamento

L'operazione iniziò alle 10:30 del 4 aprile 1981. Una formazione di otto F-4 Phantom (inclusi sei F-4E e due F-4D), accompagnati da due F-4 di riserva, partì dalla base aerea di Shahrokhi e procedette verso il lago di Urmia; portato a termine il rifornimento in volo dal Boeing 747 nello spazio aereo amico, la formazione attraversò il confine con l'Iraq mentre i due aerei di riserva tornavano indietro. Due degli F-4E della forza d'attacco erano equipaggiati con sei bombe a caduta libera da impiego generico Mk 82 ciascuno, mentre gli altri quattro F-4E erano armati con quattro bombe a grappolo BL755 ciascuno; i due F-4D, dotati di sistemi di localizzazione e allerta altamente sofisticati per superare i radar di allerta precoce iracheni, portavano sei Mk 82 ciascuno. Oltre alle bombe, ciascuno Phantom portava un singolo missile aria-aria AIM-7 Sparrow per l'autodifesa e un pod dotato di sistemi di contromisure elettroniche (ECM). Superato il confine, la forza si divise in due formazioni da quattro apparecchi, ciascuna guidata da un F4-D, con gli aerei a soli 150 metri di distanza l'uno dagli altri; la formazione d'avanguardia era guidata dal maggiore Farajollah Baratpour, quella di retroguardia dal maggiore Shafti.

Una coppia di F-14 Tomcat pattugliò l'area vicino al confine alcune ore prima e dopo l'inizio dell'attacco per contrastare eventuali tentativi di intercettazione da parte dell'Aeronautica militare irachena. Nel frattempo, mentre gli incursori erano in rotta per H-3, tre Northrop F-5 iraniani decollati dalla base aerea di Tabriz eseguirono attacchi diversivi sulla base aerea di Hurriya vicino a Kirkuk, con risultati sconosciuti ma certamente distraendo gli iracheni dai Phantom in volo più a nord; il C-130H COMINT volava vicino al confine tra Iran e Iraq monitorando il traffico radio nemico.

Qualche ora prima del decollo dei caccia, i due aerei cisterna Boeing 707 iraniani avevano preso il volo dall'aeroporto internazionale di Istanbul comportandosi come normali aerei civili in viaggio di rientro in Iran; una volta sopra la Turchia meridionale i due aerei deviarono segretamente dai corridoi commerciali internazionali in totale silenzio radio, attraversarono lo spazio aereo della Siria nord-orientale ed entrarono quindi nei cieli dell'Iraq procedendo a una quota molto bassa, unendosi infine alla formazione dei Phantom sopra il deserto iracheno occidentale. Nel corso del tragitto verso H-3 ogni Phantom si rifornì quattro volte dai velivoli cisterna volando a un'altitudine di 300 piedi (100 metri), il che era rischioso e ben al di sotto di qualsiasi standard di sicurezza (il rifornimento in volo viene normalmente effettuato a piedi, ovvero metri). Ciò era stato fatto per evitare il rilevamento da parte degli iracheni, tuttavia i caccia iraniani apparvero brevemente diverse volte sugli schermi radar della difesa aerea irachena: i velivoli iraniani vennero tuttavia scambiati per aerei turchi che pattugliavano il confine e nessun allarme venne dato. Il colonnello Izadseta supervisionava l'operazione dal Boeing 747 attrezzato come posto di comando, che si trovava in volo nello spazio aereo siriano; l'aeroporto siriano di Palmira poteva essere utilizzato per un eventuale atterraggio di emergenza degli apparecchi iraniani.

Completato il rifornimento i Boeig 707 si separarono dalla formazione d'attacco e andarono a stazionare in volo circolare a bassa quota vicino al confine tra Siria e Iraq. Volando bassi sul piatto deserto iracheno, quasi privo di punti di riferimento, i Phantom si affidarono ai loro sistemi di navigazione inerziale per coprire gli ultimi chilometri prima di H-3. Mentre si avvicinavano alle piste aeree di H-3, i Phantom divisero la loro formazione in tre gruppi (due tra tre aerei e uno da due), dirigendosi in contemporanea verso i tre aeroporti del complesso H-3 provenendo da direzioni diverse. L'apparizione dei cacciabombardieri iraniani così in profondità sull'Iraq colse completamente di sorpresa le forze irachene, e tutti e tre gli aeroporti vennero bombardati con successo: un gran numero di aerei iracheni venne trovato immobile vicino alle officine, con i tecnici ancora intenti a lavorare su di essi. I caccia iraniani effettuarono diversi passaggi: entrambe le piste di decollo della base di Al-Walid furono centrate da bombe Mk 82 per impedire a qualsiasi aereo iracheno di decollare, mentre le bombe a grappolo del secondo gruppo di Phantom presero di mira gli hangar e gli aerei parcheggiati all'aperto; esaurite le bombe, i caccia iraniani eseguirono ulteriori passaggi sparando con i loro cannoni di bordo, colpendo anche alcuni camion in transito sulla vicina autostrada Amman-Baghdad.

Esaurite le munizioni i caccia iraniani si ritirarono, vanamente contrastati da un disordinato fuoco antiaereo delle truppe irachene. Anche dopo la conclusione del bombardamento le forze militari irachene non furono in grado di rispondere con un contrattacco coordinato; alla fine alcuni aerei iracheni furono fatti decollare nel tentativo intercettare la forza iraniana, ma senza esito. Concluso l'attacco, la formazione iraniana tornò indietro verso le proprie basi seguendo la stessa rotta dell'andata; stando ai resoconti dei funzionari militari iraniani, nessuno dei Phantom impiegati nell'attacco rimase danneggiato.

Conseguenze