Casa Acerbi, già Bremaschi, Samarani, è una dimora storica di Crema. Storia Le prime informazioni documentate risalgono allEstimo del 1685 nel quali risultano abitarvi i fratelli Bremaschi fu Francesco.; nello Stato d’anime della parrocchia del Duomo non compare più la famiglia Bremaschi estintasi nei primi anni di quel secolo.
Lo stabile nel corso del XX secolo fu di proprietà di Franco Samarani. Personalità legate al palazzo Franco Samarani (1879 – 1931), laureato in scienze agrarie, studiò a lungo un metodo per conservare i cereali, progetto raggiunto nel 1913 con la costruzione del primo esempio di silos con coperchio che conservava al suo interno erba fermentata a freddo, perfezionando poi la struttura negli anni successivi conseguendo successo anche all’estero.
Fu autore di numerose pubblicazioni di carattere tecnico nonché fondatore della Stazione Sperimentale di Batteriologia Agraria di Crema che ebbe sede nella villa Magri-Samarani di Via Piacenza (odierna Via John Fitzgerald Kennedy).
Fu membro del Consiglio Nazionale delle Ricerche e venne nominato Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.
Dopo la sula scomparsa, avvenuta all'età di soli 52 anni il Collegio degli ingegneri di Milano deliberò che il suo silos per foraggi venisse chiamato Silos Samarani .., nome che il cognato Italo Acerbi già utilizzava fin dal 1914 per realizzare in forma industriale il prodotto..
Gli è stata dedicata una via nel quartiere di Crema Nuova. Caratteristiche L'edificio risulta alterato per lo sfondamento del primo piano con il fine di ricavarvi tre grandi aperture rettangolari per scopi commerciali.
Nell'edizione del 1995 del volume Vicende degli edifici storici e monumentali di Crema, realizzato e curato da Mario Perolini, è pubblicata una foto dell'epoca con tre semplici finestre rettangolari dotate di inferriate che si ripetevano anche sul lato che corre lungo via Giovan Battista Lucini.
Il sobrio portoncino d’ingresso è collocato in posizione asimmetrica e presenta solo due spalle di granito ai lati.
Un marcapiano divide il piano terra dal primo piano che risulta stilisticamente più elaborato: al centro si snoda un balcone con ringhiera in ferro battuto che copre l'ingresso e, ora, la prima vetrina. Finestre e porte-finestre sono incorniciate e un motivo aggettante a forma di architrave è collocato sopra le aperture, ma distaccato da esse.
Le finestre del terzo piano sono solo incorniciate mentre il sottogronda è caratterizzato da una fitta serie di dentelli.
I motivi stilistici del secondo e terzo piano si ripetono anche lungo via Lucini.
A lato della prima finestra destra del primo piano si nota l'avanzo di un'antica finestra che Perolini ipotizzava risalente al XV secolo e rinvenuta durante alcuni lavori di rintonacatura realizzati nel 1969: si tratta di una porzione di arco a tutto sesto, con cornice in cotto e risvolto (particolare raro a Crema) e sottostante mazzetta: lo studioso propendeva per una porzione di una bifora.. Note
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