La Sibilla libica (The Libyan Sibyl) è una scultura in marmo realizzata dall'artista statunitense William Wetmore Story tra il 1860 e il 1861. L'opera è conservata nel museo Metropolitano di New York.

Storia William Wetmore Story era uno scultore statunitense attivo a Roma, ma che si teneva sempre aggiornato sugli eventi che stavano avendo luogo nel suo paese d'origine. Le tensioni tra il Nord e il Sud, che non voleva rinunciare allo schiavismo, sarebbero sfociate nella guerra civile americana nel 1861. Story ebbe in mente l'idea di scolpire quest'opera nel giugno del 1860, mentre stava traducendo nel marmo una scultura ritraente Cleopatra.Dimmick e Hassler 1999, p. 90.

Story espose questa scultura e la Cleopatra alla grande esposizione di Londra del 1862. Dopo l'esposizione, le due opere vennero acquistate da Charles Morrison, che le portò con sé a Basildon Park, nel Berkshire. Nel 1978, la Sibilla libica venne messa all'asta e venne acquistata dal museo nuovaiorchese.

Di quest'opera esistono anche altre versioni: una replica del 1867 si trova all'università della Georgia, ad Athens;Dimmick e Hassler 1999, p. 92. un'altra venne scolpita nel marmo nel 1868 e oggi si trova allo Smithsonian American Art Museum di Washington;Janson 1985, p. 166. un'altra ancora venne scolpita nel 1878 ed è conservata allo High Museum of Art di Atlanta.

Descrizione

L'opera ritrae una delle sibille, profetesse che, secondo la leggenda, si trovavano in vari punti del mondo antico: questa, nello specifico, è la sibilla Libica, che risiedeva nell'Africa settentrionale. Story descrisse quest'opera come un "sermone antischiavista di pietra", in quanto la scolpì ispirandosi agli eventi che portarono allo scoppio della guerra di Secessione americana: la sibilla Libica, infatti, ha appena visto una profezia riguardante il destino di molti popoli africani, costretti a essere schiavizzati dagli europei e mandati a lavorare nelle piantagioni delle Americhe. A ciò rimanda l'espressione cupa della sibilla, oltre alla posa scomoda delle gambe incrociate.

La sibilla, seduta, regge con la mano sinistra un cartiglio e appoggia la propria testa sul palmo della mano destra:Phillips 1897, p. 133. questa posa meditativa richiama quella dei filosofi del mondo antico. Una veste le cinge le gambe, mentre il petto è lasciato scoperto. Ella indossa un copricapo a forma di guscio di ammonite (forse in riferimento ad Ammone, un dio egizio), il cui cimiero presenta come decorazione il tetragramma biblico. Un altro elemento ebraicizzante è il pendente della collana, che può richiamare sia il sigillo di Salomone che la stella di Davide: con molta probabilità Story scelse questo simbolo in quanto veniva adoperato dagli astrologi antichi per simboleggiare il rapporto tra il mondo terreno e il mondo spirituale.

L'opera è stata messa a paragone con la Cleopatra, un'altra scultura di William Wetmore Story, in quanto entrambe le statue ritraggono delle figure originarie dell'Africa mediterranea ed entrambe indossano dei copricapi esotici.Phillips 1897, p. 132.

Note

Bibliografia

Lauretta Dimmick e Donna J. Hassler, American Sculpture in the Metropolitan Museum of Art: A catalogue of works by artists born before 1865, Metropolitan Museum of Art, 1999. H. W. Janson, 19th-century sculpture, New York, Abrams, 1985. Mary Elizabeth Phillips, Reminiscences of William Wetmore Story, Chicago e New York, Rand, McNally & Company, 1897.

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