Il Concilio delle Blacherne fu convocato alla fine del 1094 dall'imperatore bizantino Alessio I Comneno e tenutosi a Costantinopoli nel Palazzo delle Blacherne per risolvere il caso di Leone di Calcedonia.
Antefatti Alessio I si trovava in una situazione disperata quando salì al trono nel 1081. Le guerre bizantino-normanne stavano prosciugando il poco denaro rimasto nel tesoro imperiale, e Roberto il Guiscardo era in marcia attraverso i Balcani, Alessio fu quindi costretto a convocare un sinodo di ecclesiastici greco-ortodossi che lo autorizzassero a impiegare le ricchezze raccolte come offerte nelle chiese per il servizio pubblico. Questo atto incontrò la violenta opposizione di molti membri del clero, tra cui Leone, metropolita di Calcedonia, tra i più eminenti.
Leone dichiarò che l'imperatore aveva commesso un sacrilegio fondendo oggetti sacri che erano destinati all'adorazione dei cristiani. L'opposizione di Leone costrinse l'imperatore a fare temporaneamente marcia indietro nel 1082. Le confische ripresero poco dopo per la mancanza di resistenza da parte del patriarca Nicola III e degli altri vescovi più importanti, il ché spinse Leone a rompere la comunione con il patriarcato nel 1084. Alessio approfittò delle sue rivendicazioni, che sembravano attribuire a questi oggetti un'importanza che andava oltre quella ortodossa. Nel 1086 fu convocato un altro sinodo e le tesi di Leone furono condannate come eretiche. Il sinodo lo incriminò e lo depose prima di essere esiliato a Sozopoli, dove la gente del posto lo considerava un santo.
Delibere del Concilio Infine, nel 1094, fu convocato un concilio ecclesiastico locale per risolvere la controversia una volta per tutte. Le discussioni tecniche si concentrarono sul Secondo Concilio di Nicea, tenutosi nel 787, e sulla sua sentenza secondo cui il "culto" era dovuto solo a Dio, e sulla "venerazione relativa" (proscinesi estetica, proskynesis schetike) che poteva essere tributata alle immagini. Questa nozione di "venerazione" era percepita come rivolta in ultima analisi ai "prototipi", ovvero alla persona sacra che l'immagine avrebbe dovuto raffigurare, non ai materiali con cui le immagini erano state realizzate. Leone, tuttavia, insisteva sul fatto che un uso profano del materiale equivalesse a una blasfema mancanza di rispetto per l'immagine e, in ultima analisi, per il prototipo. La sua argomentazione tecnica era che il Logos aveva assunto una "forma" umana come raffigurata materialmente sull'icona. Pertanto, questa "forma" era integrata nella persona divina.
Il Concilio ripudiò questa tesi e Leone alla fine accettò la posizione del concilio secondo cui, poiché il "culto" non era rivolto all'immagine materiale, le impellenti esigenze dell'impero potevano essere soddisfatte a costo di rinunciare ai tesori della chiesa.
Bibliografia
Categoria:Concili di Costantinopoli Categoria:Alessio I Comneno