La battaglia di Ala è stato uno scontro avvenuto tra il 9 ed il 10 novembre 1813 tra le forze franco-italiane del generale Jean Antoine Verdier e le truppe austriache del generale Franjo Vlašić. La vittoria permise ai franco-italiani di mantenere saldamente le loro posizioni nella zona di Rivoli, allontanando gli austriaci dall'ingresso della valle dell'Adige.
Contesto storico
Dopo la disastrosa campagna in Russia, Napoleone e la Grande Armée erano alle prese con gli eserciti della Coalizione in Germania. Dopo una leva straordinaria, i francesi erano riusciti a respingere i coalizzati. L'intervento diplomatico austriaco portò ad un armistizio: Metternich si era abilmente inserito tra le parti, pronto ad approfittare dell'esito delle trattative per ottenere il massimo vantaggio per l'Austria. A seguito del mancato accordo tra le varie parti, l'Austria decise di scendere in guerra al fianco delle potenze della Coalizione e, con l'apertura di un nuovo fronte lungo il confine tra Austria, Regno d'Italia e le Province Illiriche, Napoleone decise di mandare il proprio figliastro Eugenio a comandare le forze di difesa della penisola.
Antefatti
La rotta di Lipsia aveva avuto delle pesanti ripercussioni anche sul fronte italiano: la defezione della Baviera aveva improvvisamente lasciato scoperto il fianco sinistro dell'armata di Eugenio, rendendo possibile un accerchiamento dell'intero esercito franco-italiano. Per prevenire questa eventualità, Eugenio prese la decisione di ritirarsi e attestare la nuova linea del fronte in Veneto. Sebbene il suo iniziale progetto fosse di barricarsi lungo il Piave, la presenza della brigata Eckhardt a Bassano e l'eccessiva vicinanza del grosso dell'esercito austriaco spinsero il viceré a modificare le sue intenzioni: dopo aver sloggiato gli austriaci da Bassano, l'armata napoleonica continuò a marciare sino alla linea dell'Adige, raggiunta il 6 novembre. Nei giorni seguenti, l'esercito fu riorganizzato e Verdier, messo a capo di uno dei due corpi d'armata, era stato inviato a difendere il medio corso dell'Adige..
Allo stesso modo dell'esercito regolare di Eugenio, anche le forze del generale Gifflenga, che prima costituivano l'estrema sinistra dello schieramento, si erano dovute ritirare: inizialmente occupavano la posizione di Mühlbachl ma con l'arrivo delle notizie dalla Germania e con l'avvicinarsi di una forte colonna austriaca, avevano iniziato a ripiegare verso il Trentino il 7 ottobre. Il 15 ottobre i franco-italiani dovettero abbandonare la città di Trento e proseguire ulteriormente verso sud, prendendo posizione a Volano... Raggiunti dalla divisione Fenner, le forze di Gifflenga furono attaccate e spinte ad abbandonare la loro posizione iniziale tra il 27 ed il 28 ottobre, arrestando il loro ripiegamento nei pressi di Rivoli... A seguito dell'arrivo dell'esercito franco-italiano nei pressi di Verona, l'intera linea di difesa venne riorganizzata: quella che era l'estrema sinistra venne inviata a proteggere le valli bresciane e bergamasche mentre la divisione Palombini assunse la difesa di Rivoli,. sotto il comando del generale Verdier...
Le forze austriache, dopo la recente vittoria, si erano portate in avanti: la divisione Sommariva aveva occupato Rovereto mentre l'avanguardia del generale Fenner si era stabilita ad Ala, posizionando i propri avamposti nei pressi di Ossenigo e di Belluno Veronese. Tali forze furono poi supportate dall'arrivo della divisione Stanisavljevic dall'Alta Austria, che andò a impegnarsi in Valtellina, Val Camonica e Val Trompia. A ciò si aggiunsero diversi battaglioni reclutati da Hiller nel Tirolo tedesco. In particolare, il generale Vlašić aveva a sua disposizione 4 battaglioni tra Ossenigo e Peri mentre il generale Suden aveva sotto il suo controllo 3 battaglioni ad Ala..
La battaglia Il 9 novembre il viceré, approfittando della distanza tra le forze di Radivojevich e quelle che coprivano Verona, e ignaro della marcia di Hiller verso Bassano, decise di passare all’offensiva nella valle dell’Adige. L’obiettivo era sondare le forze nemiche sulla sinistra e costringere Hiller a richiamare i distaccamenti che minacciavano Bergamo e Brescia. L’avanzata avvenne su entrambe le rive dell’Adige: Rouyer sulla sinistra e Palombini sulla destra.... La brigata Schmitz avanzò in due colonne verso Ala e verso Peri mentre d'Arnauld seguì la strada principale con rinforzi provenienti da Rivoli. Anche Palombini si mosse in due colonne, una lungo la riva destra dell’Adige e l’altra sulle alture del Monte Baldo, con possibilità di scendere su Avio o dirigersi su Brentonico. Le avanguardie dei due schieramenti vennero a contatto e i franco-italiani riuscirono ad avere la meglio, spingendo i nemici verso Ala..
Tra le 10 e le 11 del mattino del 10 novembre, i francesi ripresero l'avanzata su entrambe le rive dell'Adige. Il generale d'Arnauld, respingendo vigorosamente l'avanguardia di Vlašić, catturò quasi immediatamente Vo ma incontrò maggiori difficoltà a districarsi e a sloggiare Vlašić dalle alture di Sdruzzinà. Il generale Verdier, che si era posto alla testa delle sue truppe per guidarle con l'esempio, fu ferito in quel momento. Ma sulla riva destra, le truppe di Palombini, la cui avanguardia era costituita dai dragoni Napoleone e dal 3° Reggimento italiano, avevano scacciato gli austriaci da Avio, si erano stabilite sulle alture di Sabbionara e avevano portato la loro artiglieria, che aveva infilato le posizioni austriache sulla riva sinistra. Nel frattempo, un'altra colonna francese, emergendo da Erbezzo, colpì e tagliò fuori dalla valle dell'Adige il distaccamento che copriva il fianco sinistro di Vlašić nei pressi di Val Fredda. Appresa la notizia, il generale austriaco si ritirò sulle alture di San Pietro, seguito da vicino dal generale d'Arnauld, che riuscì persino a catturare due cannoni, successivamente riconquistati dalla cavalleria austriaca. Vlašić approfittò di questo leggero vantaggio per tentare ancora una volta di arrestare l'avanzata francese, e solo con grande sforzo riuscì a mantenere la posizione finché la fanteria francese non lo ebbe finalmente aggirato sulle alture. Non potendo lasciare una retroguardia davanti ad Ala mentre si ritirava verso Serravalle, come gli era stato ordinato, e minacciato alla sua sinistra da una colonna francese che si era infiltrata tra le alture della Val Ronchi e stava già iniziando ad attraversare il torrente Ala, Vlašić si ritirò verso Serravalle, proteggendosi con un mezzo battaglione che i francesi inseguirono fino a Marani. Le sue truppe non se la passarono meglio sulla riva destra. Sloggiate successivamente da Palombini de Campagnola e de Pilcante, erano state infine respinte a Villetta....
Conseguenze Gli scontri di Ala costarono alla divisione di Vlašić costarono agli austrici 44 caduti, circa 250 feriti e quasi 500 prigionieri. Tali stime provengono da un rapporto redatto dallo stesso Vlašić e destinato al generale Sommariva, quindi è probabile che in realtà siano state più alte. Nei giorni seguenti Sommariva, per carattere timoroso e ansioso, scrisse diversi rapporti al generale Hiller, alludendo alle difficoltà che le sue forze rimanenti, circa , avrebbero dovuto affrontare per contenere le truppe di Eugenio, circa uomini, e che avrebbe richiesto la possibilità di ritirarsi verso Trento. Hiller, che dal canto suo conosceva bene Sommariva, ordinò più volte di mantenere la posizione ad ogni costo..
L'11 novembre, dopo aver appreso che la testa della colonna di von Radivojevich era spuntata nei pressi dell'Alpone, Eugenio comprese che la propria manovra non aveva avuto i frutti sperati e che il nemico intendeva dare la priorità alla Pianura Padana. Conseguentemente, Eugenio fece ritorno a Verona mentre le divisioni impegnate nello scontro ripresero le loro posizioni originali...
Note
Note esplicative
Note bibliografiche
Bibliografia
Voci correlate
Battaglia di Volano Battaglia di San Marco
Categoria:Guerra nel 1813 Categoria:Battaglie che coinvolgono il Regno d'Italia (1805-1814) Categoria:Battaglie che coinvolgono l'Austria Categoria:Battaglie della Sesta coalizione