Tufarelle è una contrada nei comuni di Canosa di Puglia e Minervino Murge, in provincia di Barletta-Andria-Trani, Puglia. La contrada è stata luogo di fiorenti attività di estrazione tufi e materiale tufaceo per l'edilizia tra gli anni 1950 e 1990, diventato in seguito sede di impianti per lo smaltimento e il trattamento di rifiuti. Prende appunto il nome dalla storica presenza di cave di tufo calcareo (calcarenite di Gravina), roccia porosa e abbastanza leggera, utilizzata in varie tipologie di costruzioni.

Geografia Posizione

Tufarelle (a Canosa detta anche "Trentadue") si trova a sud-ovest di Canosa di Puglia, a 12 chilometri di distanza, con una piccola rientranza nel territorio di Minervino Murge, comune dal quale dista invece una decina di chilometri. Ricade in corrispondenza del settore nord-occidentale delle Murge, a un'altezza di 150 metri sul livello del mare, nel punto in cui l'altopiano digrada verso la piana alluvionale del fiume Ofanto. Nel punto più basso, alla quota di 96 metri, è lambita a ovest dal torrente Locone che si unisce all'Ofanto pochi chilometri più a nord. Si trova a tre chilometri dalla piccola stazione ferroviaria di Cefalicchio, ormai dismessa, sulla linea Barletta-Spinazzola che non svolge più servizio regolare di trasporto passeggeri. Dista 6 chilometri dal confine della provincia di Potenza. Rispetto al mare, secondo le due direttrici nord-est e sud-ovest, dista 29 chilometri dal mare Adriatico e 120 chilometri dal mar Ionio.

Caratteristiche geologiche dell'area

Le condizioni geologiche dell'area dove ricade la località Tufarelle vanno individuate nel contesto geologico regionale della zona compresa tra le formazioni carbonatiche del rilievo delle Murge ("piattaforma carbonatica appula") e la successione argillosa della piana del Tavoliere di Puglia ("argille subappennine"). Il tufo calcareo - il cui nome corretto è "Calcarenite di Gravina" - segna il passaggio tra la successione carbonatica delle Murge e la successione argillosa del Tavoliere di Puglia. La calcarenite di Gravina, di età pliocenica, solitamente spessa lungo il perimetro delle Murge solo alcune decine di metri, nell'area di Tufarelle raggiunge gli 80-85 metri di spessore. Sopra il substrato carbonatico, detto "Calcare di Bari", poggiano quindi le già citate calcareniti pliopleistoceniche che sono rocce "tufacee" di grana "medio-grossolana" dal colore variabile dal bianco al giallino, costituite per la quasi totalità da carbonati. La formazione della calcarenite di Gravina è riconducibile all'abrasione del substrato calcareo preesistente e alla sedimentazione in ambiente costiero (spiaggia sommersa) di materiale bioclastico, rappresentato da frammenti di gusci di organismi bivalvi, gasteropodi, brachiopodi ed echini. Al di sotto della calcarenite, la successione carbonatica delle Murge costituisce una sequenza di rocce calcaree e dolomitiche dello spessore di migliaia di metri. Tufarelle si trova su una delle aree di affioramento più importanti della zona e deve, come già detto, il nome alla presenza di cave di tufo, roccia trasformabile in blocchi di forma squadrata, detti "conci", o più genericamente "tufi", che per le sue proprietà di leggerezza, porosità e relativa semplicità di lavorazione, viene utilizzata in una vasta gamma di costruzioni. Nel 2010, una ricerca condotta dall'Università di Bari con la Geological Society of London ha indicato il comprensorio estrattivo di Canosa, nel quale ricade contrada Tufarelle, come una delle aree di maggior sfruttamento delle calcareniti di tutta la Puglia.

Storia L'estrazione delle calcareniti dalle origini ai giorni nostri L'area calcarenitica di Canosa di Puglia, con le sue cave nelle località di Pietra Caduta, Toppo di Ruta, CefalicchioAnche nella zona di Cefalicchio, nei pressi dell'omonima stazione ferroviaria, particolarmente vicina a Tufarelle, c'erano cave di tufo di dimensioni significative come documentato da: e Tufarelle, è stato uno dei centri di estrazione più importanti di tutta la Puglia. Tuttavia solo il bacino di Tufarelle, per la vastità della superficie di affioramento dei giacimenti di calcarenite, per l'intervenuta meccanizzazione e per il considerevole numero di aziende che qui ha operato per un periodo relativamente lungo (dal secondo dopoguerra sino ai primi anni di questo secolo), è stato un "distretto estrattivo" a tutti gli effetti, centro nevralgico dell'industria estrattiva locale di calcarenite che ha svolto un ruolo importante nell'economia del territorio per diversi decenni. L'estrazione del tufo a Canosa di Puglia ha origini antiche. Alcuni dei siti archeologici più importanti della città, come i vari Ipogei, altro non erano che cavità sotterranee utilizzate per trarne il materiale per la costruzione degli edifici in superficie che poi, una volta esaurite, venivano impiegate per la conservazione di derrate alimentari come vino ed olio e persino come celle funerarie per le famiglie più abbienti. Il tufo di Canosa fu utilizzato ampiamente nella costruzione della Cattedrale di Cerignola (con i suoi 65 metri di altezza l'edificio religioso più alto di tutta la Puglia), della quale costituisce il materiale con cui sono stati realizzati i paramenti esterni dei muri, gli archi della cupola e la muratura del lanternino, sia inferiore che superiore. Le grandi quantità di tufi impiegate per l'edificazione di questa imponente costruzione provenivano dalle cave di Pietra Caduta e Toppo di Ruta, nei paraggi di Canosa, ma devono aver contribuito anche le primissime isolate cave di Tufarelle, che furono avviate alla coltivazione subito dopo la prima guerra mondiale, anche se il loro sfruttamento intensivo avverrà solo dopo qualche decennio con l'arrivo dell'energia elettrica e la meccanizzazione.

Le cave di Canosa, sino alla metà del secolo scorso servivano a coprire il fabbisogno locale di materiale da costruzione; solo con la produzione di Tufarelle si avviò una consistente esportazione verso le province e le regioni vicine, costituendo un prospero settore dell'economia di Canosa, dando impiego nel periodo del suo maggiore sviluppo, avvenuto tra gli anni 1950 e 1990, a un gran numero di lavoratori del posto inquadrati sindacalmente come "cavatufi",Da un brogliaccio riportante i prospetti paga degli addetti di una cava in attività nel 1973 più comunemente chiamati "tufaroli" (tufareul in dialetto canosino), organizzati anche in cooperative. Dopo la cessazione dell'attività delle cave di Pietra Caduta, Toppo di Ruta e Cefalicchio, nel secondo dopoguerra Tufarelle diventò infatti il principale sito estrattivo di Canosa e fu la sede di numerose attività di estrazione tufi che, sfruttando le potenzialità delle macchine per l'estrazione meccanica, furono in grado di coprire il fabbisogno di buona parte dei grandi paesi vicini e delle province limitrofe, come Cerignola e altri centri del foggiano, Andria, Barletta, oltre a numerose zone della vicina Basilicata e della Campania, che in quel periodo erano impegnate, in corrispondenza alle necessità della ricostruzione, nella edificazione di case di abitazione e nell'edilizia rurale in forte crescita.

Secondo alcune testimonianze, negli anni ’50 del secolo scorso, si raccontava che da Tufarelle partissero "ogni giorno 65 autotreni per trasportare 130.000 conci" di tufi da impiegarsi in edilizia per varie tipologie di costruzioni. La domanda di tufi rimase considerevole sino a tutti gli anni '80; successivamente l'impiego crescente e sempre più generalizzato dei mattoni forati - più leggeri dei tufi e in grado di permettere costruzioni di altezza superiore - ne decretò un parziale oblio che, assieme al progressivo esaurirsi delle cave, sfruttate ampiamente per svariati decenni, portò alla crisi della maggior parte delle imprese cavatufi di Tufarelle le quali videro ridurre drasticamente il loro numero entro l'inizio del nuovo secolo. Nel 2025, nella contrada è rimasta in attività solo una cava, a fronte della vasta rete di imprese che operava in passato.

L'insediamento dei grandi impianti di smaltimento e trattamento dei rifiuti La disponibilità di bacini interrati di dimensioni enormi, praticamente già pronti all'uso, ha attratto alcune grandi società di livello internazionale specializzate nel trattamento dei rifiuti che, seguendo l'iter previsto dalla legge, si sono insediate a Tufarelle realizzando alcuni grandi impianti, creando varie preoccupazioni per le condizioni ambientali dell'area, oltre ad essere stati oggetto di indagini da parte dell'autorità giudiziaria.Tribunale di Trani, procedimento penale n. 1118/2020 RGNR e n. 493/2021 RGGIP a seguito esposto presentato dal "Comitato NoDiscarica" e da cittadini dei comuni di Canosa di Puglia e Minervino Murge, depositato il 5.10.2017 presso la Guardia di Finanza Gruppo Barletta In considerazione della situazione particolare e dello stato di abbandono delle cave dismesse, le comunità locali hanno tuttavia provato a realizzare alcune iniziative per un’opera di valorizzazione delle stesse: al fine di tutelare l'area il Comune di Canosa nel 2009 ha definito la contrada "Parco Territoriale di Tufarelle" ponendo limiti all'ampliamento delle attività esistenti (cave e centri di stoccaggio e trasformazione rifiuti),Deliberazione Consiglio Comunale del Comune di Canosa di Puglia n.36 del 30/07/2009-VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA PUG di Canosa di Puglia Queste buone intenzioni sono tuttavia svanite per l'aumentare della domanda di smaltimento di ingenti quantitativi di rifiuti di ogni genere proveniente da molte regioni italiane, che ha reso l'ampliamento degli impianti un processo praticamente inevitabile, destinato a sollevare sempre maggiori criticità nella gestione ambientale del territorio, come sottolineato sovente dalle associazioni ambientaliste e dai comitati di cittadini contrari a ogni tipo di allargamento delle attività delle discariche di Tufarelle.

L'agricoltura