OPHIS è una struttura attiva che si occupa di ricerca in campo erpetologico e paleontologico. Il museo-laboratorio è situato a Teramo (TE) in Abruzzo. Nella struttura, inaugurata nel maggio 2022, si organizzano visite guidate per un percorso didattico e divulgativo tra rettili mesozoici e moderni.
Storia del progetto OPHIS nasce nel 2010 come progetto individuale del fondatore Alessandro Paterna con la missione di promuovere la divulgazione scientifica in materia erpetologica sul territorio abruzzese. La scelta del nome OPHIS, (ὄφις) dal greco serpente, rispecchia il forte interesse espresso in particolar modo verso gli ofidi, nello specifico nei colubroidi. OPHIS da subito si occupa dello studio sul campo dell'erpetofauna autoctona, e la sua tutela e salvaguardia tramite la collaborazione, tutt'ora attiva, con il Corpo dei Carabinieri Forestali, Vigili Ecologici e ASL della provincia di Teramo e della regione Abruzzo. Oltre alla creazione di un sito web dedicato all'identificazione dei serpenti Abruzzesi, tra le attività legate alla divulgazione scientifica sono presenti progetti scolastici, conferenze e la pubblicazione di articoli scientifici derivati dallo studio erpetologico. Nel 2016, a causa del terremoto di Amatrice, la sede di OPHIS riporta dei danni strutturali, per poi venire classificata inagibile. A seguito dei lavori di ripristino della struttura, il laboratorio viene convertito in una sede adatta allo svolgimento delle attività di divulgazione scientifica aperte al pubblico, alle scuole, e alla formazione e collaborazione con il personale e i responsabili dei diversi enti statali. L'apertura al pubblico avviene nel maggio del 2020, con l'inaugurazione della nuova sezione paleontologica dedicata ai rettili mesozoici.
Ricerca paleontologica In materia paleontologica uno dei settori principali in cui OPHIS opera è la ricerca sui rettili mesozoici. Questo avviene tramite la preparazione e lo studio di fossili provenienti principalmente da siti fossiliferi nordafricani, ed il recupero di esemplari immessi nel mercato Europeo. La mission della ricerca paleontologica è quella di ottenere i migliori risultati attraverso la preparazione e lo studio degli esemplari della collezione, per poter poi arrivare alla descrizione di questi nella letteratura tecnico-scientifica. Molti degli esemplari descritti hanno aperto porte a nuove conoscenze e considerazioni, soprattutto nel mondo dei dinosauri. Oltre alla custodia di questi reperti e alla loro esposizione presso un'istituzione di pubblico accesso, OPHIS si impegna in un'ulteriore condivisione degli esemplari descritti, rendendo di pubblico utilizzo la visione da remoto dei modelli 3D ad alta risoluzione acquisiti dagli originali tramite fotogrammetria. Lo studio degli esemplari della collezione ha contribuito ad apportare una maggiore comprensione delle faune di dinosauri del Continental intercalaire, caratterizzati da dinosauri iconici come Spinosaurus e Carcharodontosaurus, rinvenuti in quello che oggi è il deserto del Sahara. Gli studi scientifici realizzati attraverso i materiali di OPHIS hanno non solo contribuito ad ampliare la conoscenza dell’anatomia, della biologia e dell'ecologia dei dinosauri del medio-tardo cretaceo, ma hanno portato alla scoperta di nuovi esemplari appartenenti ad eventuali nuovi taxa, e alla riclassificazione di altri come Bahariasaurus ingens, Deltadromeus agilis, Eocarcharia dinops e Kryptops palaios.
Tra gli esemplari descritti più conosciuti OPH2028 consiste in diversi resti cranici di un grande carcharodontosauride provenienti dal Kem Kem Compound Assemblage. La sua scoperta ha dato l’opportunità di rivedere lo status dei carcharodontosauridi nordafricani, dimostrando la presenza di più grandi taxa appartenenti alla stessa famiglia nello stesso strato all’interno della stessa formazione geologica. Nel lavoro scientifico in cui OPH2028 viene presentato si discutono i tratti che lo differenziano da Carcharodontosaurus saharicus, assieme allo status di Sauroniops pachytholus.
OPH2323 è un grande femore di teropode proveniente dal Cenomaniano del Marocco, descritto nel 2025. La circonferenza della diafisi sotto il quarto trocantere misura 54,5 cm, e rende questo esemplare uno dei più grandi teropodi conosciuti. Ad oggi OPH2323 è il più grande teropode rinvenuto nell’emisfero meridionale del pianeta, e secondo solo ad alcuni tirrannosauridi nell'emisfero settentrionale. Il peso stimato dell’esemplare in vita è di 7.1 ± 1.8 tonnellate.
OPH2211 è uno dei tre tetti cranici di carcharodontosauridae rinvenuti in Marocco assieme a Carcharodontosaurus saharicus e Sauroniops pachytholus. L’esemplare consiste in due frontali fusi, e in una recente analisi filogenetica è risultato collocato nel genere Sauroniops, ma ulteriormente distinguibile da S. pachytholus. La descrizione di questo nuovo esemplare conferma la presenza di più carcharodontosauridi nel cenomaniano del Kem Kem.
OPH2103 è un tetto cranico di uno spinosaurino riferibile al genere Spinosaurus. Scoperto nei Kem Kem Beds del Marocco (Cretaceo Superiore), questo esemplare conserva le ossa frontali e parietali. Grazie al suo ottimo stato di conservazione e alla preservazione dei dettagli è stato l'esemplare cardine su cui si è basata la ricerca che ha identificato i correlati osteologici delle ghiandole del sale sopraorbitali negli spinosaurini.
OPH2318 è una falange del piede di uno spinosauride di grandi dimensioni. Identificato come il secondo elemento del secondo dito del piede destro, è circa il 145% più grande rispetto al corrispettivo del neotipo di Spinosaurus FSACKK11888, rappresentando uno dei più grandi spinosaurini mai stati rinvenuti. Nonostante si tratti di un esemplare isolato, la sua mole lo ha portato ad essere un riferimento per gli appassionati, che lo utilizzano come riferimento per la taglia massima di Spinosaurus aegyptiacus.
Ricerca erpetologica OPHIS si occupa dello studio dei colubroidi Europei e delle specie filogeneticamente vicine provenienti da altri continenti. La ricerca avviene sia sul campo che nello studio di determinate specie in ambiente controllato. Le attività in situ e quelle in sede sono entrambe dedite alla conservazione. Sul campo vengono svolti monitoraggi sulle popolazioni, micropopolazioni e siti di riproduzione, mentre in cattività avviene lo studio diretto e la preservazione di alcuni taxa e linee di sangue, che in alcuni casi vengono riprodotti o sono stati riprodotti esclusivamente da OPHIS. La presenza di OPHIS sul territorio rappresenta un servizio per la comunità e gli enti statali, tramite la realizzazione di eventi didattico-divulgativi, interventi di tutela, salvaguardia, recupero e rilascio dei rettili autoctoni, controllo e recupero delle specie alloctone. I risultati ottenuti dai dati raccolti sul territorio e dalle ricerche svolte vengono poi diffusi al pubblico tramite la pubblicazione di articoli scientifici.
Tra le scoperte più importanti
Riclassificazione dei colubroidi europei. In una trilogia di lavori scientifici è stato dimostrato come la maggior parte dei serpenti europei disponga di ghiandole velenifere (ghiandole di Duvernoy) e zanne allargate e/o modificate per l’inoculazione dei secreti prodotti da queste ultime. La scoperta ha inizio con l’identificazione di questi tratti nel biacco Hierophis viridiflavus, precedentemente considerato “aglifo”, dove si è riscontrata la presenza di ghiandole velenifere connesse tramite una guaina ai denti mascellari posteriori allargati e modificati con una serie di creste e solchi longitudinali. Questi denti, come nella maggior parte dei serpenti opistoglifi, sono separati dai denti mascellari anteriori da un diastema e da una deviazione dell’osso mascellare.
Nel secondo lavoro della trilogia è stata verificata la presenza di questi tratti all’interno del clade dei serpenti frusta paleartici del genere Spalerosophis, Hemorrhois, Platyceps, Hierophis e Dolichophis, ad esclusione dei serpenti nani del genere Eirenis, che oltre alla miniaturizzazione, hanno sviluppato una dentizione modificata per una dieta specializzata che comprende quasi esclusivamente artropodi, perdendo il modello opistoglifo. In questo lavoro si evince inoltre come il modello opistoglifo sia in realtà una plesiomorfia all’interno del percorso evolutivo dei colubrini, presente in tutti i taxa più basali.
Nel terzo lavoro scientifico l’analisi dell’anatomia buccale viene estesa a tutti i colubroidi Europei, rivelando che a differenza di quello che si credeva precedentemente, la maggior parte delle specie dispongono di ghiandole velenifere, prettamente sierose o sieromucose, e di zanne allargate, più o meno modificate in base al clade di appartenenza. A conferma dei lavori precedenti, le uniche specie a mancare di questi tratti sono le più derivate, appartenenti al clade dei ratsnakes precedentemente incluse nel genere Elaphe (Fitzinger 1833), oggi Elaphe e Zamenis, che hanno sviluppato una forte costrizione e abbandonato il modello opistoglifo.
A questa trilogia segue un quarto lavoro incentrato sull'anatomia cefalica del colubro liscio Coronella austriaca, in cui viene osservato e descritto il sistema velenifero proprio dei serpenti opistoglifi. Lo studio dimostra che anche questa specie possiede zanne mascellari posteriori specializzate ricoperte da guaine, e ghiandole velenifere distinte dalle ghiandole salivari supralabiali. Nel lavoro sono descritti anche altri tratti peculiari, e viene discussa in maniera approfondita la relazione tra questa specie e le altre specie di serpenti che condividono il modello opistoglifo.
Scale sensilla nei colubroidi. In un lavoro pubblicato nel 2025 è stato dimostrato come nei natricidi i sensilli presenti negli scudi cefalici siano più protrusi ed evoluti nelle specie aquatiche, meno in quelle semiacquatiche, e ancor meno nelle specie terrestri. L’analisi è stata svolta principalmente sui natricidi Europei del genere Natrix, dove la specie più acquatica delle cinque, Natrix tessellata, presenta i sensissli più sviluppati, per essere poi traslata sugli altri natricidi del nuovo e del vecchio mondo tramite un confronto su tutti i generi presenti. La presenza di scale sensilla più sviluppate nelle specie più acquatiche sembrerebbe essere dovuta ad una loro funzione idrodinamica oltre a quella meccanosensoriale, analogamente a quanto osservato negli elapidi marini.
Il fenotipo subgrisea nel colubro di Esculapio. In un lavoro pubblicato nel 2024 vengono discusse le origini e la genetica di una forma melanotica che in questa specie si osserva in diverse micropopolazioni all’interno del suo areale di distribuzione. Tramite la riproduzione di individui croati e montenegrini per più generazioni si è potuto stabilire che questa forma di melanoticismo congenito, denominata subgrisea da Werner nel 1897, si trasmette tramite una genetica recessiva che gestisce diversi tratti esclusivi di questo morfotipo: colorazione dorsale nera o grigio scuro, ventre nero, e lo sviluppo randomico di macchie giallo-ambra con la crescita. Il colubro di Esculapio Zamenis longissimus può quindi essere considerata una specie polimorfica, con una maggiore frequenza della forma subgrisea nella penisola balcanica.
Hooding nei natricidi. L’hooding o appiattimento del collo, è un display difensivo famoso nei serpenti perché utilizzato dai cobra. Questo meccanismo difensivo è stato osservato nella natrice dal collare barrata Natrix helvetica, e successivamente documentato nella natrice tassellata Natrix tessellata. Lo studio prende in considerazione i record fossili dei generi Natrix (natrici Europee) e Naja (i cobra) che occupavano l’Europa nel Miocene. Il meccanismo difensivo nelle natrici potrebbe essere un comportamento fossile, residuo di un mimetismo batesiano, o un meccanismo sviluppato individualmente nel genere per esaltare la triangolazione del capo ed una più convincente pantomima.