L'Assunta, nota anche come Assunzione di Maria, è un dipinto a olio su tela (224x166 cm) di Giovanni Francesco Barbieri detto Guercino, databile al 1622 è situato nella Pinacoteca San Lorenzo che ha sede nella chiesa sconsacrata San Lorenzo a Cento.
Storia La prima citazione in letteratura di questo dipinto risale a Francesco Scannelli, che descrive «un particolar quadro, che si vede nel volto d'essa Chiesa, della prima e più gagliarda maniera.» Fu menzionata anche da Francesco Algarotti. Gaetano Atti racconta che gli emissari napoleonici «facessero pure calare questa tela, ma che sguardatala da vicino e giudicatala un guazzabuglio la ritenessero a suo luogo issofatto.»
In occasione della mostra Omaggio al Guercino, allestita a Cento tra giugno e settembre 1967 per il terzo centenario della morte del pittore, il dipinto da soffitto fu sottoposto a restauro; sul retro emerse una scritta d'epoca: «Questa pittura fu fatta l'anno 1620 e fu collocata in questa chiesa il dí 4 ottobre 1640 dove dianzi era posta nel soffitto della chiesa vecchia in cappo della strada di poggio Vergato». (catalogo della mostra tenutasi a Bologna, Museo civico archeologico e a Cento, Pinacoteca civica e chiesa del Rosario, 6 settembre-10 novembre 1991)
Sir Denis Mahon pubblicò per la prima volta un testo sul dipinto nel 1947, manifestando fin da allora perplessità sulla datazione al 1620 riportata nell’iscrizione. Mise in rilievo affinità stilistiche con due opere del Guercino: il dipinto da soffitto del 1622 per San Crisogono a Roma, commissionato dal cardinale Scipione Borghese (oggi a Lancaster House, Londra), e l’Assunta eseguita immediatamente dopo il ritorno dell’artista a Cento per il conte Alessandro Tanari (ora all’Ermitage). Anche il fatto che il quadro si trovasse a Cento costituiva un elemento a favore dell’ipotesi di una realizzazione poco dopo il rientro dall’esperienza romana.
Mahon ipotizzò quindi che la data 1620 potesse riferirsi non all’esecuzione del dipinto, bensì alla commissione, o forse a un dono legato ai rapporti privilegiati del Guercino con la chiesa del Santissimo Rosario di Cento. Tali legami risultano attestati dal fatto che egli era membro della confraternita, che nella chiesa si trova la tomba di famiglia e che, già nel 1617, aveva ritratto in un piccolo rame il cappellano Giulio Gagliardi.
In una lettera del dicembre del 1619, il Barbieri si scusò con il Duca di Mantova, Federico II Gonzaga, per non poterlo accontentare subito a causa dei numerosi impegni. Da ciò Mahon ha ipotizzato che il Guercino che potesse aver portato con sé a Roma lAssunta già iniziata, completandola durante il soggiorno romano (1621-1623), su invito di papa Gregorio XV, ed eventualmente spedita a Cento oppure, in alternativa, che la abbia eseguita subito dopo il suo ritorno.
Bisogna tuttavia sottolineare che non tutta la critica è d'accordo con la datazione più tarda rispetto alla data incisa sul telaio, proposta da Mahon, ma pensa che lo stile del Guercino espresso in questo dipinto sia perfettamente in linea con altri dipinti eseguiti dal Guercino nel 1620. Carlo Alberto Calogero, ad esempio, ha notato «la difficoltà di inserire lAssunta di Cento in questo preciso momento di transizione (cioè dal 1623) verso uno stile più controllato, visto il patetico naturalismo che connota il dipinto, in cui si scorge semmai il ricordo ancora vivo degli scorci emotivamente caricati di Carlo Bononi in Santa Maria in Vado. Anche la fattura sciolta e sprezzata, di chiaro sentore tizianesco, rimanda piuttosto alla fase terminale della prima maniera tenebrosa e romantica del Guercino.»
Descrizione e stile «La Vergine è ritratta in un vertiginoso scorcio di sottinsù, sostenuta da un turbinio di angioletti in volo. Verso di lei, scorciata ancor più arditamente, si dirige la Colomba dello Spirito Santo.» A questo proposito Luigi Salerno osservò: «Nella chiesa più antica il soffitto era evidentemente più basso, mentre ora è a un’altezza superiore al previsto, che non consente un pieno apprezzamento.»La composizione dellAssunta presenta evidenti affinità con il San Crisogono in gloria, eseguito da Guercino nel 1622 per il soffitto della basilica di San Crisogono a Trastevere. Anche nellAssunta, le figure e la trama luministica si qualificano per un marcato rilievo dei contorni, che rende le forme più solide e compatte, secondo il linguaggio barocco elaborato dall'artista nel breve soggiorno romano.
Maria, colta in un atteggiamento patetico, con una mano sul petto, si staglia contro un cielo attraversato da contrasti luminosi tra le nuvole grigiastre e i bagliori rossastri, «di memoria tizianesca». Una datazione intorno al 1620 è condivisa da altri autori «Anche dal punto di vista dello stile l'intenso naturalismo e la scioltezza delle forme sembrano meglio accordarsi con opere coeve, come il San Francesco in estasi della collezione Grimaldi Fava.»
Note
Bibliografia
(catalogo della mostra a Torino, Musei Reali – Sale Chiablese, 23 marzo – 28 luglio 2024)
(catalogo della mostra a Cento nel 2024)
Altri progetti
Collegamenti esterni
Categoria:Dipinti sull'assunzione della Vergine Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti a Cento