Biografia Ludvig O. Ravensberg nacque l'11 marzo 1871 a Christiania, nome con cui all'epoca era chiamata Oslo, da Frederik Johan Grønvold e Caroline Wilhelmine Diriks. Entrambi i rami della famiglia potevano vantare una vena artistica: dal lato paterno era parente dei pittori Marcus e Bernt Grønvold, mentre la madre era sorella del pittore Karl Edvard Diriks e cugina di primo grado del pittore Edvard Munch, al quale Ludvig fece da assistente sia nella vita privata sia nell’attività pittorica.
In giovane età fu indirizzato dalla famiglia agli studi di giurisprudenza, che però non completò mai. Per i primi quarant’anni della sua vita viaggiò molto, vivendo per due lunghi periodi – tra il 1895 e il 1899 e tra il 1931 e il 1939 – a Roma, dove, formandosi da autodidatta, sviluppò un forte interesse per l’eredità culturale romana.
Nel 1939 si trasferì in Svezia dove, nel 1946, sposò Signe Rosengren, con la qual,e a partire dal 1950, si stabilì a Hedemora, dove rimase fino alla morte, avvenuta il 23 aprile 1958.
Produzione artistica Tra il 1888 e il 1931 realizzò un gran numero di disegni, dedicandosi in particolare a due temi a lui molto cari: Roma e la vita a Christiania. Per la città norvegese si concentrò soprattutto sui quartieri destinati a scomparire e sugli scorci urbani in cui più evidente appariva lo scontro tra la vecchia città e la nuova metropoli che stava sorgendo. A Roma, invece, la sua attenzione fu rivolta soprattutto a ritrarre la “città eterna” in una prospettiva storico-culturale.
Sebbene siano evidenti le influenze del cugino Edvard Munch e del pittore danese Jens Ferdinand Willumsen, unite a uno stile talvolta naïf, Ravensberg rifiutò ogni collegamento con correnti e gruppi artistici. Debuttò soltanto nel 1954, all’età di 83 anni, con una grande mostra al Kunstnernes Hus. L’evento suscitò immediatamente notevole interesse, con stampa e appassionati che si interrogarono sulle ragioni di un esordio così tardivo. Le spiegazioni fornite dallo stesso artista furono due: da un lato la volontà di non lasciarsi ingabbiare da un contesto artistico, come quello norvegese, che non stimava; dall’altro il fatto che il suo metodo pittorico prevedeva una lunghissima fase preparatoria, che lo portava a impiegare tempi molto estesi prima di sentirsi in grado di portare a termine una tela.
Alla sua morte la vedova donò centosessanta sue opere al Stenersen Museum di Oslo.
Note
Collegamenti esterni
Categoria:Pittori naïf