La podofobia è una fobia specifica che consiste in una paura eccessiva e irrazionale verso i propri piedi e i piedi delle altre persone. Questa fobia ha subito un incremento e una maggiore popolarizzazione a seguito della popolarizzazione del feticismo dei piedi.
Presentazione
Nome e definizione La podofobia (dal greco antico podós ποδός, "del piede", e phobía φοβία, "paura"), è la paura intensa verso i piedi propri o di altre persone. Come tutte le fobie specifiche, fa parte dei disturbi d'ansia. Dal punto di vista linguistico, l'antonimo è "podofilia", cioè l'attrazione verso i piedi; il termine "podofilia" è però utilizzato come sinonimo per il feticismo dei piedi insieme al termine "podolatria", anch'esso un grecismo.
Sintomi, impatto e diagnosi I soggetti affetti da podofobia (i "podofobi"), come sintomo della fobia, possono provare molta ansia quando vedono i piedi propri o delle altre persone. la paura si manifesta sia quando sono nudi che quando sono coperti da calze o racchiusi in scarpe. Nei casi più gravi, possono provare quest'ansia anche al solo pensiero dei piedi. I tipici sintomi dell'ansia derivata dalla podofobia sono i brividi/tremori, vertigini e stordimento mentale, sudorazione eccessiva (iperidrosi), palpitazioni cardiache (tachicardia), nausea, fiato corto (dispnea) e mal di stomaco (dispepsia). Nel caso limite, un soggetto affetto potrebbe avere un attacco di panico.
Inoltre, possono evitare posti in cui sono visibili i piedi nudi propri o di altre persone, come ad esempio le spiagge, le piscine, i negozi di scarpe, i centri di yoga, i centri di pedicure, gli studi di podologi e simili figure mediche, le saune e alcuni luoghi sacri. Per lo stesso motivo, possono evitare eventi sociali come le feste sulla spiaggia (beach party), in piscina (pool party), nelle saune (sauna party) e nelle jacuzzi (jacuzzi party o hot tub party). Dopodiché, possono avere la paura di toccare i propri piedi e a farseli toccare da altre persone; per questo motivo, possono anche avere problemi a lavarsi i piedi e tagliarsi le unghie. Infine, possono sentire il bisogno di coprire i propri piedi tutto il giorno con calze e/o scarpe rigorosamente chiuse. Quest'ultimo sintomo si accompagna alla difficoltà a indossare scarpe aperte come i sandali e le flip-flop.
Nel momento in cui la fobia viene proiettata sui piedi degli altri, può anche compromettere il proprio benessere sul posto di lavoro, nel mondo scolastico e in generale nelle varie situazioni sociali. Questa fobia ha un forte impatto nella qualità della propria vita in primis perché riguarda una propria parte del corpo fondamentale per la postazione eretta e il movimento. Anche solo per questo motivo, le sensazioni di preoccupazioni o panico sono costanti.
Altri disturbi mentali possono aggravare la podofobia; alcuni esempi sono il disturbo paranoide di personalità, l'ipocondria, il disturbo ossessivo-compulsivo e il disturbo evitante di personalità. Anche il consumo di caffeina, alcol etilico e altre droghe può aggravare i sintomi della podofobia.
Non esiste un test diagnostico specifico per la podofobia; la diagnosi si basa dunque su una serie di domande effettuate dallo psicoterapeuta al paziente. La podofobia viene diagnosticata se il soggetto mostra i suoi sintomi e se la fobia dura da almeno 6 mesi.
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Cause La causa fondamentale della fobia è la concezione e idea di "piede". Il piede è una parte del corpo spesso concepita come sporca o maleodorante che non si può lavare spesso, come le mani; inoltre, può sviluppare infezioni generiche o fungine e dunque micotiche (e.g., infezioni alle unghie e il piede dell'atleta).
Un'altra causa è la presenza di fobie pregresse che portano a sviluppare anche la podofobia per comorbilità. Due tipiche fobie pregresse sono la misofobia (fobia dei germi) e l'osmofobia (paura dei cattivi odori). Siccome la concezione dei piedi negativa è correlabile alla presenza di germi e cattivi odori, i soggetti misofobi e osmofobi possono diventare anche podofobi.
Una terza causa è la presenza di traumi nel passato che hanno riguardato i piedi propri o di un'altra persona. Tre esempi sono una ferita al piede, una malattia (e.g., un'infezione) o l'essere presi a calci. A seguito di questi traumi, i piedi vengono associati alla sofferenza, dolore e violenza. I calci in particolare sono un esempio di contatto indesiderato e/o senza feedback positivo con i piedi durante l'infanzia .
Dopodiché, un'altra causa è la presenza di casi di soggetti affetti da fobie e disturbi d'ansia in famiglia. Se queste fobie hanno un'origine genetica, possono indicare una base genetica e ereditaria di alcune fobie, tra cui la podofobia.
Non è chiaro se la concezione dei piedi come "brutte mani" possa avere un ruolo nello sviluppo della podofobia. I piedi, se sono concepiti attraverso un paragone con una parte del corpo simile e analoga (le mani), possono essere concepiti come "brutte mani" a causa della loro forma, del fatto che non sono usati nella socializzazione (e.g., salutare e stringere la mano), del fatto che sono lavati meno volte, del fatto che hanno un minore uso artistico rispetto alle mani e del fatto che stanno molto più in basso come posizione rispetto alle mani e anche alla testa. Concepire i piedi come "brutte mani" per analogia deriva dalla facoltà mentale innata nell'Uomo di conoscere e categorizzare la realtà attraverso i paragoni (e.g., "La balena è un mammifero ma sembra un grosso pesce").
Una serie di studi può trovare eventuali ulteriori cause della podofobia, come i simbolismi dei piedi nella Storia e nella cultura occidentale moderna: i piedi oltre allo sporco e impurità possono simbolizzare anche la povertà, l'umiltà e la schiavitù. Inoltre, sono anche simbolo di volgarità siccome sono a contatto con la terra, simbolizzano la dimensione terrena e carnale dell'Uomo e dunque il suo ancoramento alla terra, sono in posizione opposta rispetto alla testa e non sono la sede della razionalità e delle emozioni come la testa (quest'ultima è in posizione superiore rispetto ai piedi ed è slanciata verso il cielo). Infine, i piedi visibili potrebbero essere disprezzati anche per motivi discriminatori. Ad esempio, nello spagnolo parlato dai messicani l'insulto "bifolco, incolto" viene reso con i termini "guarachudo, huarachudo" derivanti da "guarache", un paio di sandali in pelle grezza tradizionali usati dagli indigeni precolombiani in Messico. La parola stessa deriva dal tarasco "kuarache"; a sua volta, il demonimo "tarasco" in Messico è usato talvolta come epiteto dispregiativo verso questa stessa popolazione. Altre potenziali cause della podofobia possono essere altri eventi traumatici del passato come dei commenti di body shaming ai propri piedi per degli inestetismi anche solo presunti; questi commenti negativi possono provocare insoddisfazione verso la loro apparenza estetica.
Nei soggetti affetti da podofobia, queste idee portano non a un generico e blando disgusto, ma a una forte paura irrazionale verso una propria parte del corpo. La paura è irrazionale in primis perché l'oggetto della fobia, in tal caso i piedi, non è di per sé una minaccia. L'irrazionalità della fobia è tuttavia visibile solo alle altre persone, dunque allo sguardo esterno; nella mente del soggetto, la minaccia risulta reale, per cui la paura è motivata e razionale.
La teoria dell'abiezione (Kristeva)
L'abietto nella teoria psicologia di Julia Kristeva (1980) indica una parte intima della propria identità, corpo o ordine sociale ma che è ritenuta estranea, aliena, disturbante e minacciosa rispetto a essa. Pertanto, per difesa dell’identità viene espulsa, gettata via, separata e allontanata. La stessa parola "abietto" deriva dal latino "ab iacere", cioè "gettare via da sé". Un esempio è l'urina: è parte di sé perché è prodotta dal proprio corpo, ma dopo che si espelle con la minzione non viene conservata ma viene abbandonata (e.g., tirare lo sciacquone). Anche i cadaveri di persone amate vengono seppelliti (anche) per abiezione, una volta deceduti. Infine, soggetti come i senzatetto e i tossicodipendenti sono visti come abietti e tenuti al margine della società da chi non li include. Georges Bataille, un intellettuale surrealista, già cita un concetto molto simile di corpo estraneo ma lo chiamava "l'eterogeneo", in contrapposizione al corpo interno, "l'omogeneo"; il rifiuto/scarto di questo corpo estraneo viene detto da Bataille "déchet".
Secondo la teoria di Kristeva, dunque il piede è parte del proprio corpo ma viene percepito come un corpo disturbante ed è una parte abietta (e.g., perché è sporco, basso, umile, una sorta di "brutta mano" o perché simbolizza la fine dei più alti ideali umanistici o perché può essere oggetto di sguardi perché esteticamente gradevole); pertanto, nei soggetti affetti da podofobia avviene un'espulsione simbolica, mentale e psicologica dal proprio corpo siccome i piedi non si possono amputare (cioè separare fisicamente) per desiderio di proteggere il proprio corpo e la propria identità. Il rifiuto avviene evitando di vederli e toccarli, coprendoli con calze e scarpe, evitando di frequentare luoghi come negozi di scarpe, spiagge e piscine e con la depersonalizzazione (i piedi sono indicati con espressioni come "quei cosi lì" perché trattati come oggetti estranei e parti del corpo "mutilate" a parole); il rifiuto si può anche proiettare sui piedi altrui.
Incremento e popolarizzazione
Non esistono dati precisi sulla diffusione della podofobia. Di contro, esistono dati sulla diffusione delle fobie in generale nella popolazione: ad esempio, negli Stati Uniti, il 12% degli adulti e il 19% degli adolescenti è affetto da una fobia specifica. Le fobie sono due volte più prevalenti nelle femmine rispetto ai maschi.
Nel 2024, secondo un articolo dellHuffington Post, è stato registrato un incremento della podofobia nella Generazione Z (1997-2012) a seguito della popolarizzazione del feticismo del piede e dell'accesso pressoché libero ai social media da parte dei giovani. I quotidiani in questo contesto hanno dunque iniziato a parlare del tema della paura verso i piedi propri e altrui, per cui la fobia stessa è diventata popolare rispetto al passato.
In particolare, secondo l'intervista a una donna che lavora come insegnante di scuola superiore in California, la Generazione Z è molto refrattaria a mostrare i piedi, per cui porta scarpe chiuse in continuazione o opta per l'uso dei calzini insieme ai sandali (look "ugly chic"). La stessa donna ha testimoniato che, nel momento in cui è entrata più volte in classe con le scarpe aperte, gli studenti le hanno fatto commenti denigratori sulle calzature; in particolare, come già in uso nello slang della GenZ, gli studenti hanno chiamato le sue dita dei piedi "cani" (dogs) e hanno commentato con la frase fatta "Chi ha fatto uscire i cani?" (Who let the dogs out?). Nei casi limite, gli studenti hanno iniziato ad abbaiare in classe alle sue dita dei piedi. L'insegnante, pur di fare cessare questi comportamenti, è stata costretta a indossare sempre scarpe chiuse. Secondo una ragazza appartenente alla GenZ intervistata, il pensiero che i suoi piedi scoperti potessero ricevere attenzioni la spaventava siccome queste attenzioni ai piedi erano sgradite.