Biografia Origini e formazione Nato a Monchiero, un piccolo paesino collinare delle Langhe nel 1806, da una famiglia contadina a soli ventiquattro anni viene consacrato sacerdote. Si unisce alla Congregazione degli Oblati di Maria Vergine e poi alla Casa della Consolata di Torino.
Nel 1831 entrò nella Congregazione degli Oblati di Maria Vergine, fondata da Bruno Lanteri e approvata da Papa Leone XII nel 1826. Gli Oblati, nati come ordine di predicatori e formatori, cominciavano allora ad assumere anche un ruolo missionario su scala mondiale, in stretta collaborazione con la Sacra Congregazione de Propaganda Fide.
Dopo alcuni anni dedicati alla formazione religiosa e alla predicazione in Piemonte, padre Abbona rispose alla chiamata per la missione birmana, che in quegli anni la Santa Sede stava ricostituendo dopo la soppressione dei padri Barnabiti in seguito alle guerre napoleoniche.
Nel 1841 partì da Genova insieme ad altri due Oblati e, dopo un lungo viaggio via mare, raggiunse Calcutta, da dove proseguì per Rangoon. Il suo arrivo segnò l'inizio di una presenza cattolica stabile nella regione centrale della Birmania (oggi Myanmar).
Missione in Birmania e rapporti con la corte reale Padre Abbona si stabilì dapprima a Ava, capitale del regno birmano, e successivamente a Mandalay, dove la corte del re Mindon Min (1853-1878) promuoveva un'apertura diplomatica verso le potenze europee. Grazie alla conoscenza del birmano e del pali, e a un atteggiamento rispettoso verso la cultura locale, il missionario ottenne la fiducia di alcuni membri della famiglia reale e di consiglieri di corte.
Fonti della Propaganda Fide attestano che Abbona fu più volte ricevuto a palazzo dal sovrano e da ministri birmani, che apprezzavano la sua attività assistenziale e la neutralità mantenuta durante le tensioni con l'Impero britannico.
Durante la seconda guerra anglo-birmana (1852-1853), re Pagan Min lo incaricò di una delicata missione diplomatica presso i comandanti britannici per negoziare una tregua. Abbona, che si spostò lungo l'Irrawaddy in condizioni difficilissime, trasmise lettere e doni del sovrano e riuscì a ottenere la sospensione di un'offensiva contro Mandalay. I dispacci della missione, inviati a Roma tramite Calcutta, furono pubblicati negli Annali della Propaganda Fide nel 1854.
Negli anni successivi, sotto il regno di Mindon Min, padre Abbona divenne una figura rispettata alla corte. Il re, noto per il suo interesse verso la scienza e la diplomazia occidentale, lo invitò a collaborare alla stesura di un piccolo lessico birmano-italiano e gli concesse libertà di movimento nel territorio di Mandalay per fondare scuole e dispensari. In una lettera del 1860 indirizzata al vicario apostolico di Calcutta, Abbona descrisse il sovrano come "un principe saggio, di spirito conciliante, che ama la pace e la giustizia".
La fiducia di Mindon Min nei confronti del sacerdote piemontese crebbe al punto che, nel 1867, gli affidò un incarico di mediazione tra la corte birmana e un gruppo di emissari britannici di stanza a Moulmein. Abbona, pur rifiutando qualsiasi ruolo politico diretto, accettò di agire come interprete e garante della buona fede delle parti. Il suo intervento evitò la rottura dei negoziati commerciali e contribuì a mantenere il fragile equilibrio tra Birmania e Regno Unito per alcuni anni.
Accanto all'attività diplomatica, padre Abbona continuò la missione pastorale e assistenziale: curò i malati di colera, organizzò un ospedale di fortuna durante l'epidemia del 1848 e aprì una scuola per orfani presso la missione di Mandalay, finanziata in parte con donazioni della corte e di mercanti birmani convertiti al cristianesimo. Le sue lettere descrivono un'opera quotidiana fatta di fatica, rispetto reciproco e costante dialogo con i monaci buddhisti, con i quali promosse incontri religiosi improntati alla tolleranza.
Ritorno in Italia, ultimi anni e morte Dopo oltre trent'anni in Birmania, padre Abbona fu costretto a rientrare in Europa a causa di gravi problemi di salute, aggravati dal clima tropicale e dalle privazioni della missione. Tornò in Italia nel 1873 e si stabilì nella casa madre degli Oblati di Maria Vergine di Torino, dove si dedicò alla formazione dei novizi e alla stesura di un resoconto delle missioni asiatiche inviato alla Propaganda Fide.
Nei suoi ultimi anni continuò a promuovere la conoscenza dell'Asia e delle culture orientali tra i religiosi italiani, insistendo sull'importanza del dialogo interreligioso e del rispetto delle tradizioni locali, temi che lo resero un precursore del pensiero missionario moderno.
Morì nel 1879 a Torino, dove è sepolto nel cimitero dei Missionari Oblati. Il suo nome figura nel Catalogus Missionariorum della Congregazione come uno dei primi italiani a operare stabilmente nel Sud-est asiatico.
Nel 2018, in occasione del 175º anniversario della missione oblata in Birmania, la diocesi di Mandalay ha inaugurato una targa commemorativa in suo onore presso la vecchia missione di San Giuseppe, riconoscendolo come "fondatore morale" della comunità cattolica locale.
Note
Bibliografia
Collegamenti esterni