Appare nel 914, subito dopo che Zoe Carbonopsina, madre di Costantino VII (r. 912-959), tornò a Costantinopoli e continuò la guerra contro l'impero bulgario. L'impero aveva bisogno di alleati per combattere e Giovanni, che probabilmente ricopriva l'incarico di strategos del thema Cherson, sostenne di poter persuadere i Peceneghi ad unirsi in una comune campagna contro i Bulgari. A tal fine, chiese di essere nominato patrikios, cosa che gli fu concessa. In seguito, si recò con dei doni nei territori dei Peceneghi e fu concluso un accordo. I Peceneghi si impegnarono a marciare contro i bulgari e offrirono in pegno degli ostaggi che tornarono a Costantinopoli con Giovanni..

Nell'estate del 917, i bizantini organizzarono una grande spedizione contro i bulgari che culminò nella disastrosa battaglia di Anchialo. I Peceneghi, sotto la guida di Giovanni, sembrano essere stati chiamati in aiuto, ma al loro arrivo sul Danubio scoppiò una disputa tra lui e l'ammiraglio Romano Lecapeno (il futuro Romano I), che si rifiutò di trasportarli. Resisi conto della situazione, i Peceneghi tornarono alle loro terre; a Costantinopoli fu condotta un'inchiesta per chiarire la questione.

Il patriarca Nicola I inviò una lettera al khan Simeone I il Grande (r. 893-927) nella quale scriveva che Bogas (senza citarne il nome), lo strategos di Cherson, aveva ripetutamente parlato dei tentativi di Simeone di convincere i Peceneghi e altri popoli ad allearsi con i bulgari in un attacco contro i bizantini. Giovanni gli avrebbe quotidianamente inviato rapporti e lettere al riguardo.

Note

Bibliografia

Categoria:Peceneghi