La rivoluzione kirghisa del 2010, nota anche come Seconda rivoluzione kirghisa, Rivoluzione del melone, Eventi di aprile () o, ufficialmente, Rivoluzione popolare d'aprile, ebbe inizio nell'aprile 2010 con la destituzione del presidente kirghiso Kurmanbek Salieviç Bakiev nella capitale Biškek. A questa fase seguì un'escalation di tensioni etniche tra kirghisi e uzbechi nel sud del Paese, culminata in violenze diffuse nel giugno 2010. Tali eventi portarono infine al consolidamento di un nuovo sistema parlamentare in Kirghizistan.

Nel caos generale, membri della minoranza uzbeca in esilio riferirono di essere stati aggrediti e costretti a fuggire in Uzbekistan, mentre circa cittadini kirghisi risultarono sfollati interni. Le testimonianze raccolte da media e operatori umanitari riportano casi di uccisioni di massa, stupri di gruppo e torture. L'allora capo del governo ad interim, Roza Otunbaeva, dichiarò che il bilancio delle vittime era dieci volte superiore a quanto inizialmente comunicato, portando il numero dei morti a circa persone.

Contesto Politica interna Durante l'inverno tra il 2009 e il 2010, il Kirghizistan fu interessato da interruzioni programmate dell'energia elettrica e da frequenti blackout, in un contesto caratterizzato da un progressivo aumento dei costi energetici.

Nel gennaio 2010, il Kirghizistan inviò una delegazione in Cina per discutere un rafforzamento delle relazioni economiche. La compagnia elettrica nazionale kirghisa, Natsionalnaya electricheskaya syet, e l'azienda cinese Tebian Electric firmarono un contratto da milioni di dollari per la costruzione della linea di trasmissione Datka-Kemin da . Il progetto mirava a ridurre la dipendenza del Kirghizistan dai sistemi energetici dell'Asia centrale e la dipendenza dalla Russia. La delegazione era guidata dal figlio dell'allora presidente Bakiev.

Nel febbraio 2010, il governo kirghiso propose un aumento delle tariffe energetiche. I costi del riscaldamento avrebbero dovuto aumentare del 400%, e quelli dell'elettricità del 170%. In Kirghizistan cresceva da tempo il malcontento per la percepita corruzione e il clientelismo dell'amministrazione Bakiev, oltre che per la difficile situazione economica e il recente aumento delle tariffe energetiche.

Le proteste, sporadiche e caotiche, colsero di sorpresa sia la popolazione locale sia la comunità internazionale. Il quotidiano britannico The Guardian pubblicò un articolo l'8 aprile suggerendo che la rivolta potesse essere soprannominata "Rivoluzione dell'abete" (), in riferimento agli arbusti sradicati dai saccheggiatori nel giardino dell'abitazione del presidente Bakiev.

Il 3 aprile 2010, il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, giunse in Kirghizistan per una visita ufficiale. In tale occasione, un gruppo di manifestanti si radunò davanti alla sede delle Nazioni Unite nella capitale, Biškek, con l'intento di richiamare l'attenzione sulla situazione della stampa e dei media nel Paese. Un piccolo gruppo si spostò poi verso il centro cittadino, ma fu fermato dalla polizia.

Politica estera Alcuni esponenti dei media hanno suggerito che le rivolte nel Paese e le affermazioni dell'opposizione di aver preso il controllo del governo fossero paragonabili alla Rivoluzione dei Tulipani del 2005.

La presenza militare statunitense in Kirghizistan continua a costituire un tema di discussione a livello nazionale, suscitando dibattiti sia in ambito politico che nell’opinione pubblica.

Fino al marzo 2010, la Federazione Russa aveva sostenuto il governo del presidente Kurmanbek Bakiev.

Tuttavia, secondo quanto riportato dall'Eurasian Daily Monitor il 1º aprile 2010, nelle due settimane precedenti Mosca avrebbe avviato una campagna mediatica ostile nei confronti di Bakiev, facendo leva su emittenti e organi di stampa russi, sui quali esercita una notevole influenza anche all'interno del Kirghizistan. La campagna mediatica mirava ad associare il presidente e suo figlio, Maxim Bakiev, a un imprenditore accusato di corruzione, la cui azienda era coinvolta in un progetto governativo. Secondo le stesse fonti, agli inizi di marzo un giudice italiano, Aldo Morgigni, avrebbe emesso un mandato di arresto nei confronti di Eugene Gourevitch, cittadino con doppia nazionalità kirghisa e statunitense, accusato di aver truffato la società Telecom Italia. All'epoca, Eugene Gourevitch ricopriva l'incarico di direttore generale di un'agenzia di consulenza che prestava servizi al Fondo per lo Sviluppo del Kirghizistan, un ente statale la cui gestione era affidata all'Agenzia Centrale, diretta da Maxim Bakiev. Quest'ultima struttura rappresentava uno degli strumenti principali attraverso cui il figlio del presidente esercitava una significativa influenza sulle risorseeconomiche e sugli investimenti strategici del Paese.

In seguito alla diffusione delle notizie relative al caso Gourevitch, il governo avviò una serie di misure repressive nei confronti dei media indipendenti che avevano riportato la vicenda. Il 18 marzo 2010, due quotidiani furono chiusi per ordine delle autorità. Poco dopo, Radio Azattyk, il servizio in lingua kirghisa di RFE/RL, fu costretta a interrompere le trasmissioni. Il 31 marzo fu sospesa anche la pubblicazione del quotidiano d'opposizione Forum, mentre il 1º aprile le attrezzature del sito di informazione indipendente Stan.tv vennero sequestrate dalle forze di sicurezza.

La campagna mediatica ostile da parte della Russia coincise con un progressivo deterioramento delle relazioni bilaterali, dovuto in particolare al mancato rispetto, da parte del presidente Bakiev, di una serie di impegni assunti nei confronti di Mosca. Tra le questioni più rilevanti figurava la gestione delle basi militari presenti sul territorio kirghiso, rispetto alla quale il governo di Biškek si era mostrato ambiguo, non dando seguito ad alcune delle richieste avanzate dalla Federazione Russa.

Il 1º aprile 2010, la Federazione Russa introdusse dazi sulle esportazioni di energia verso il Kirghizistan, giustificando la misura con la recente istituzione dell'unione doganale tra Russia, Bielorussia e Kazakistan. L'imposizione dei dazi ebbe effetti immediati sull'economia kirghisa, determinando un rapido aumento dei prezzi del carburante e dei trasporti. Tali rincari contribuirono a intensificare il malcontento popolare e, secondo diverse fonti, furono tra i fattori scatenanti della massiccia protesta che ebbe luogo a Talas il 6 aprile 2010.

Svolgimento 6 aprile

Nella città occidentale di Talas, circa manifestanti hanno preso d'assalto la sede del governo, prendendo brevemente in ostaggio alcuni dipendenti pubblici. Le forze di sicurezza hanno ripreso il controllo dell'edificio nel tardo pomeriggio, ma sono state rapidamente respinte dai manifestanti.

Due importanti leader dell'opposizione, Omurbek Tekebayev e Almazbek Atambaev, sono stati arrestati dalle autorità. A Biškek, una folla di circa 500 manifestanti ha iniziato a radunarsi nei pressi di una fermata dell'autobus in una zona industriale, dove diversi oratori hanno tenuto discorsi sugli eventi di Talas.

La polizia antisommossa, armata di manganelli, scudi e cani poliziotto, si è mossa verso la folla in una formazione a rettangolo. Gli agenti hanno circondato i manifestanti e li hanno spinti verso gli autobus. Un ampio gruppo di manifestanti ha poi sfondato le linee della polizia, ha attraversato la strada, raccolto delle pietre e attaccato gli agenti, dando luogo a una violenta colluttazione durante la quale alcuni poliziotti hanno perso caschi e manganelli.

7 aprile Nella mattinata del 7 aprile 2010, un piccolo gruppo di manifestanti fu arrestato davanti alla sede del Partito Socialdemocratico a Biškek. L'episodio contribuì a innescare un rapido ampliamento della protesta: nel giro di poche ore, centinaia di cittadini si radunarono nella zona e iniziarono a fronteggiare le forze dell'ordine. La polizia cercò di disperdere la folla ricorrendo all'uso di gas lacrimogeni e granate stordenti, ma fu sopraffatta. Alcuni manifestanti riuscirono a sottrarre agli agenti due veicoli blindati e numerose armi automatiche. Il corteo, ormai cresciuto fino a contare tra le tremila e le cinquemila persone, si diresse verso il centro cittadino, occupando la centrale piazza Ala-Too, dove furono uditi spari e detonazioni, mentre parte della folla veniva vista fuggire dalla zona. Police began using tear gas, rubber bullets, and stun grenades to disperse protesters.

I manifestanti circondarono quindi la Casa Bianca, sede del governo e ufficio presidenziale del Kirghizistan. Le forze di sicurezza intensificarono le operazioni di contenimento, facendo ricorso a proiettili di gomma, gas lacrimogeni e granate stordenti nel tentativo di disperdere i manifestanti. Alcuni dimostranti, nel tentativo di forzare l'ingresso all'edificio, lanciarono due camion contro i cancelli del complesso. Secondo alcune fonti, a quel punto la polizia avrebbe fatto uso di armi da fuoco con munizioni letali. Testimoni oculari riferirono che durante gli scontri vi furono numerosi feriti, sia tra i manifestanti sia tra gli agenti, e che almeno quarantuno manifestanti persero la vita. In risposta all'aggravarsi della situazione, le autorità dichiararono lo stato di emergenza e imposero un coprifuoco notturno, valido dalle 22:00 alle 6:00.

Nel corso della stessa giornata, l'ondata di protesta raggiunse anche il Parlamento, che fu preso d'assalto da manifestanti guidati da esponenti dell'opposizione, tra cui Omurbek Tekebayev, figura di spicco precedentemente arrestata e poi rilasciata. Anche la sede della KTRK, principale emittente televisiva del Paese, venne occupata dai dimostranti. Le trasmissioni furono interrotte per buona parte della giornata, per poi riprendere in serata con la partecipazione di rappresentanti dell'opposizione e di organizzazioni per i diritti umani. In tarda serata, i leader dell'opposizione annunciarono la formazione di un governo ad interim, mentre cominciavano a circolare notizie sull'abbandono della capitale da parte del presidente Kurmanbek Bakiev, che avrebbe lasciato Biškek per rifugiarsi a Oš, nel sud del Paese, dove non si registrarono ulteriori disordini.

Le proteste non rimasero circoscritte alla capitale. Manifestazioni si svolsero anche in altre città e regioni del Kirghizistan, tra cui Talas, Naryn, Tokmok e l'regione dell'Ysyk-Köl. In quest'ultima, secondo alcune fonti, il controllo dell'amministrazione regionale sarebbe passato nelle mani di esponenti dell'opposizione. L'instabilità si accompagnò a un blackout informativo diffuso: numerose emittenti interruppero le trasmissioni, mentre le comunicazioni telefoniche e l'accesso a internet divennero irregolari in gran parte del territorio nazionale.

Nel frattempo, emersero notizie contrastanti riguardo alla sorte del ministro dell'interno Moldomusa Kongantiyev. Alcune fonti lo davano in ostaggio a Talas, altre ne annunciavano la morte. Il Ministero dell'interno smentì quest'ultima versione, definendola priva di fondamento. Secondo altri resoconti, Kongantiyev sarebbe stato brutalmente percosso, ma sarebbe sopravvissuto. In seguito, apparve in alcune immagini visibilmente malridotto, ma ancora in vita. Nel frattempo, l'opposizione formalizzò la nascita di un governo provvisorio, sotto la guida di Roza Otunbaeva, già ambasciatrice e figura di rilievo nella politica kirghisa.

8 aprile Il presidente Bakiev, che secondo quanto confermato dal Ministero della difesa kirghizo si trovava nella sua residenza a Oš,, ha ammesso di non avere al momento alcun potere per influenzare gli eventi nel Paese, pur rifiutandosi di rassegnare le dimissioni.