L'esplosione della polveriera di Stifone fu un grave incidente avvenuto nella notte tra il 22 e il 23 gennaio 1864 nel piccolo borgo di Stifone, presso Narni, lungo il tratto ferroviario in costruzione tra Narni e Orte. L'esplosione, causata da una gestione imprudente della polvere da sparo destinata ai lavori della ferrovia, provocò la distruzione quasi totale del paese e la morte di dodici persone.Maurizio Panconesi, Le ferrovie di Pio IX. Nascita, sviluppo e tramonto delle strade ferrate dello Stato Pontificio, 1846-1870, 2005, pp. 218-219.

L'esplosione

Nel 1864 il tratto ferroviario Narni–Orte era in costruzione, e i lavori erano stati appaltati a un impresario francese, tale Lelarge, titolare di una piccola ditta che operava a cottimo. La moglie dell'imprenditore, Madame Lelarge, gestiva un magazzino viveri e una locanda–trattoria molto frequentata da ingegneri, impiegati e operai addetti alla ferrovia, apprezzata per l'ospitalità e la cucina di stampo francese.

Nella cantina dell’osteria era stato collocato un deposito di oltre 800 chilogrammi di polvere nera e diverse decine di metri di miccia, materiale destinato ai cantieri per l'apertura delle trincee ferroviarie. Ogni giorno i garzoni della ditta prelevavano parte della polvere e delle micce, attraversando i locali della locanda. Col tempo, sul pavimento della cucina e della sala si formò uno spesso strato di residui di polvere nera, misto a fango e cenere, che divenne una vera e propria “miccia naturale”.

La sera del 22 gennaio 1864 Lelarge, la moglie e alcuni collaboratori si trovavano riuniti in cucina per cenare e giocare a carte. Per riscaldarsi, l'impresario pose una mastella di ferro piena di braci al centro della stanza. Il calore del recipiente, divenuto incandescente, incendiò lo strato di polvere depositato sul pavimento, e le fiamme raggiunsero rapidamente la cantina dove era conservato l'esplosivo.

L'esplosione distrusse gran parte del paese, facendo tremare i vetri dei centri abitati circostanti. L'ingegnere Candido Valli, tra i primi a giungere sul posto, riferì di uno scenario di devastazione: dodici vittime accertate e decine di feriti, molti dei quali bambini, su una popolazione di appena circa 160 abitanti all'epoca.Amato Amati, Dizionario corografico dell'Italia, 1869, p. 969. Tutti i presenti nella locanda perirono, tranne lo stesso Lelarge, che fu ritrovato illeso nella piazza del paese, forse scaraventato all'esterno dall'onda d'urto.

Un resoconto contemporaneo pubblicato sul quotidiano L'Opinione il 27 febbraio 1864 fornisce una versione in parte diversa dei fatti. Secondo tale articolo, l'incidente avvenne intorno alle ore 19 del 22 gennaio, quando il signor Lorgier, nipote e agente dell'imprenditore Lalarge, si trovava in una stanza a scrivere, con un sigaro acceso e una lampada, dove erano stati provvisoriamente collocati circa 160 cartocci di polvere da mina (pari a circa ) destinata ai lavori ferroviari. Una scintilla avrebbe accidentalmente incendiato la polvere, provocando un'esplosione che distrusse completamente l'edificio, causando la morte di quaranta persone e il ferimento di altre sette. Reparti del 4º Reggimento Granatieri di Sardegna e del Reggimento Guide accorsero da Narni per partecipare ai soccorsi, recuperando le vittime e prestando aiuto ai superstiti.

Ritrovamenti e testimonianze Durante le operazioni di sgombero delle macerie, i soccorritori rinvennero alcuni gomitoli di refe appartenenti a Madame Lelarge. Al loro interno furono scoperti venticinque napoleoni d'oro ciascuno: i risparmi personali della donna, accuratamente nascosti prima dell’incidente.

L'episodio è ricordato anche nel diario dell'imprenditore e ingegnere narnese Candido Valli, che partecipò ai lavori ferroviari nel periodo e descrisse i pericoli connessi all'uso delle mine e degli esplosivi. Il racconto dell'esplosione di Stifone è riportato anche da Giuseppe Fortunati in Personaggi e racconti di Narni, che ne riprende la vicenda in tono a tratti ironico e popolare, sebbene vi indichi erroneamente la data del 1861 invece del 1864.Giuseppe Fortunati, Personaggi e racconti di Narni, 2015, pp. 28–29.

Note

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