Le quadrighe del Grand Palais sono due gruppi scultorei in stile neobarocco realizzati tra il 1898 e il 1901 da Georges Récipon e ubicati sulla copertura del Grand Palais, a Parigi; incarnano i temi dell'«Immortalità che precede il Tempo» (L'Immortalité devançant le Temps, lato Champs-Élysées) e dell'«Armonia trionfante sulla Discordia» (L'Harmonie triomphant de la Discorde, lato Senna). Descrizione Quadro generale L'Esposizione Universale di Parigi del 1900 fu un evento dedicato alla celebrazione dei progressi tecnici dell'uomo e alla fratellanza tra i popoli e svoltosi durante i primi decenni della Terza Repubblica francese, fondata nel 1871. In questo contesto lo Stato francese, sotto la presidenza di Émile Loubet (1838-1929), promosse la realizzazione di diversi importanti complessi monumentali, tra cui il Grand Palais, il Petit Palais e il ponte Alessandro III. Sul fronte principale del Grand Palais, le due rotonde poste alle sue estremità furono coronate da imponenti complessi scultorei, raffiguranti quadrighe ispirate alla mitologia greco-romana. Queste opere, di chiaro stile neobarocco, rappresentano carri antichi trainati da quattro cavalli impennati al galoppo, condotti da aurighe, simboli di dinamismo e potenza. L'Immortalité devançant le Temps La quadriga sul lato degli Champs-Élysées, L'Immortalité devançant le Temps [L'Immortalità che precede il Tempo], è guidata trionfalmente dalla figura allegorica della Fama (la Renommée in lingua francese), divinità di origine greco-romana associata all'annuncio e alla celebrazione delle imprese eroiche. Rappresentata come un'auriga coronata d'alloro, simbolo di vittoria e onore, la Fama galoppa verso l'Avenue des Champs-Élysées, evocando la tradizione mitologica che lega questo celebre viale parigino ai Campi Elisi, il luogo di riposo eterno dei grandi eroi virtuosi. Nella sua mano, la Fama regge una tavoletta sulla quale sono iscritti i nomi degli eroi, proclamati con il suono del suo corno, emblema della diffusione del loro valore immortale.

L'Immortalità, in questo contesto allegorico, trova la sua rappresentazione proprio nella Gloria, intesa come riconoscimento pubblico e perpetuo, che si impone trionfalmente sul Tempo e sulla Morte. Quest'ultimi sono simboleggiati dal dio Crono, divinità del Tempo e del Destino nella mitologia greco-romana, raffigurato in posizione di sconfitta e precipitazione nel vuoto, sopraffatto dall'energia incontrollata dei cavalli impennati al galoppo. Questa scena esprime visivamente così la vittoria eterna della memoria e della celebrazione sulle forze inevitabili del trascorrere del tempo e della fine della vita.

Se così da un lato Récipon plasma i cavalli con un forte realismo (di cui risaltano le narici dilatate e vibranti, la muscolatura con le vene sporgenti sotto l'epidermide, la forte espressività delle teste), dall'altro il complesso si anima con una forte carica simbolica, fondendo elementi mitologici e allegorici con una raffinata narrazione di valori universali.

L'Harmonie triomphant de la Discorde

Sul versante opposto, al di sopra del ponte Alessandro III che attraversa la Senna, un altro importante complesso scultoreo è rappresentato dall'allegoria della «Armonia che trionfa sulla Discordia» (L'Harmonie triomphant de la Discorde). La quadriga è guidata da Apollo, dio del Sole, della musica, delle arti e simbolo dell'armonia universale secondo la tradizione classica greco-romana. Apollo, in veste di auriga, domina la scena mentre rovescia la figura della dea Eris, personificazione della Discordia e della contesa. Quest'opposizione visiva esprime il trionfo della pace, dell'ordine e della bellezza sulle forze del conflitto e della divisione. Come per L'Immortalité devançant le Temps, l'opera incarna dunque una riflessione sui temi universali della gloria, della memoria, del tempo, della morte, e della vittoria dell'armonia sul caos, nonché un esuberante messaggio - coerente con la temperie culturale della Belle Époque - di progresso, pace e celebrazione delle grandi virtù civili e umane.

Tecnica Le due imponenti quadrighe che coronano le rotonde del Grand Palais rappresentano una prodezza ingegneristica e artistica delle arti e delle tecniche di fine Ottocento e inizio Novecento. Ciascun gruppo di cavalli, slanciato verso il vuoto con dinamismo e vigore, pesa circa 12 tonnellate ed è realizzato con una complessa struttura portante in armatura metallica. La superficie esterna è rivestita da fogli di rame sbalzato, che nel corso del tempo hanno assunto una caratteristica patina verde-grigio dovuta all'ossidazione naturale del metallo. La raffinata decorazione è arricchita da dettagli in ceramica, visibili in particolare nei raggi delle ruote dei carri e nella parte posteriore delle sculture.

Influenze

Dal punto di vista stilistico e iconografico, queste opere si ispirano a celebri modelli precedenti. Tra le fonti di riferimento più significative si annoverano:

Le quattro Renommées sul vicino ponte Alessandro III, anch'esse esempi notevoli di sculture equine monumentali di inizio Novecento; Il Carro del Sole di Jean-Baptiste Tuby, elemento decorativo della fontana di Apollo nel parco della reggia di Versailles, allegoria di solarità e regalità; La quadriga di François-Joseph Bosio sull'Arco di Trionfo del Carrousel, situato davanti al Museo del Louvre e realizzato nel 1828, a sua volta ispirato ai famosi Cavalli di San Marco della Basilica di San Marco a Venezia.

Questa ramificata integrazione di riferimenti iconografici e tecnici conferisce alle quadrighe una forte carica simbolica e storica, arricchendo il linguaggio visivo del Grand Palais di rimandi alla tradizione artistica europea.

Note

Voci correlate Grand Palais Altri progetti

Categoria:Monumenti di Parigi Categoria:Sculture a soggetto simbolico