La chiesa della Santissima Trinità è un edificio religioso situato in località Grumello nel comune di Gorno, in provincia e diocesi di Bergamo.

Storia

La chiesa fu fondata grazie alle elemosine della popolazione tra il 1590 e il 1591 e che la fabbrica dell’edificio proseguì almeno fino al 1602. La prima attestazione che ne fa menzione nei capitoli del curato risale al 29 giugno del 1594, dove si può leggere:

Questo passo testimonia la presenza di una “gisiola” — ossia una piccola chiesa o oratorio — dedicata alla Santissima Trinità e già inserita nel calendario liturgico locale, a conferma di un culto ormai consolidato. È tuttavia probabile che l’edificio originario abbia subito nel corso del tempo modifiche e ampliamenti, risultando completata nel 1624, quando la chiesa venne dichiarata “fornita di tutte le cose necessarie”. A promuovere e sostenere l’impresa fu don Giovan Francesco Carrara, sacerdote di Gorno, che nel 1600 — anno del Giubileo indetto da Clemente VIII — fece collocare sull’altare maggiore la pala oggi attribuita a Domenico Carpinoni dedicata alla Trinità, come ricorda l’iscrizione apposta sulla tela.

Un indizio di successivi interventi edilizi è fornito dall’architrave dell’ingresso principale, dove una voluta in pietra scolpita reca la data 1633 e l’iscrizione Introite in atria eius, verosimilmente riferibile a un rifacimento seicentesco del portale o al termine definitivo della decorazione della facciata.

Nel corso dei secoli la chiesa ha conosciuto ulteriori fasi di manutenzione e interventi conservativi. Un’importante campagna di consolidamento e restauro è stata realizzata nel 1993, resa possibile grazie all’impegno e alla collaborazione dei volontari della comunità locale, che hanno contribuito in modo determinante alla salvaguardia e alla valorizzazione dell’edificio.

Descrizione

L'edificio è direzionato verso est e si presenta leggermente sopraelevato rispetto al livello del giardino antistante. Il portone principale, come le tre finestre inferriate (due ai lati e una al di sopra dell'ingresso) è inserito in una cornice in pietra locale. Internamente la struttura dell'edificio è a navata unica con il presbiterio sopraelevato da un gradino, le cui volte presentano decorazioni ad affresco che risalgono al XVII secolo che raffigurano motivi mistilinei mentre nelle lunette vi sono affrescati San Luca, San Leone, San Martino e San Marco, questi purtroppo fortemente deturpati da ridipinture successive. L'altare a ridosso della parete di fondo del presbiterio è caratterizzato da un'ancona lignea barocca al cui interno è inserita la tela “Trinità con San Giovanni e San Martino Vescovo” attribuita a Domenico Carpinoni, mentre l'adeguamento liturgico ha fornito l'edificio di un altare in marmo collocato alla fine del XX secolo, sotto il quale vi è una immagine di Cristo Risorto dipinta da Umberto Gamba. L'ambiente principale della navata risulta abbastanza semplice, sono tuttavia da segnalare la via Crucis lignea eseguita da Giovanni Varischetti nel 1984, la tela di grandi dimensioni de "L'imperatore Valentiniano davanti a San Martino", di autore ignoto e datata XVIII sec. (questa proveniente dalla demolita chiesa parrocchiale settecentesca) e un crocifisso ligneo con la testa mobile degli inizi del XVI secolo, mentre risulta non più presente un pulpito ligneo del XVII secolo con due figure di ambito fantoniano in precedenza segnalato. Esternamente a ridosso dell'angolo sud-ovest dell'edificio vi è il campanile, in pietra, sulla cui sommità vi è un angelo in marmo bianco donato dal coro della chiesa parrocchiale mentre al suo interno vi sono custodite due campane sulle quali vi è incisa la data 1595 e 1769.

Annesso al lato sud dell'edificio vi è la casa del custode, tuttora abitata. La sua presenza è testimoniata fin dal XVIII secolo, dove viene riportato che il custode (o sacrestano) oltre a pagare l'affitto, doveva aiutare nelle funzioni e nella custodia dei paramenti sacri, nonché suonare le campane in caso di calamità e suonare l'Ave Maria al mattino, a mezzogiorno e la sera. dall'inizio di maggio fino alla fine di settembre di ogni anno.

Opere d'arte

La pala della Santissima Trinità

L'altare della chiesa conserva all'interno della sua cornice lignea la pala della Santissima Trinità tra i santi Martino Vescovo e Giovanni Battista, dipinto a olio su tela di Domenico Carpinoni, databile intorno al 1600.

Il soggetto rappresenta la Trinità secondo l’iconografia del cosiddetto Trono di Grazia, con Dio Padre che sostiene il Cristo crocifisso e la colomba dello Spirito Santo sospesa in volo sopra la croce; ai lati compaiono i santi Martino Vescovo e Giovanni Battista, titolari rispettivamente della chiesa parrocchiale del paese e della più antica chiesa della comunità, quella di San Giovanni Battista nell'omonima contrada. Questa formulazione iconografica, di tradizione quattrocentesca, si distingue per la centralità della croce e per la proporzione monumentale della figura di Dio Padre.

Il modello compositivo della pala deriva da una rielaborazione di quello elaborato da Girolamo e Leandro Bassano per la parrocchiale della Santissima Trinità di Angarano a Bassano del Grappa (1546-1547), diffuso poi in Lombardia attraverso varie versioni. Carpinoni ne offre un’interpretazione autonoma e semplificata, mediata probabilmente da una stampa oggi non identificata.

Ulteriori elementi stilistici e citazioni arrivano da incisioni di Agostino Carracci, Federico Barocci e Tiziano confermano l’attenzione dell’artista alle fonti grafiche e alla cultura figurativa veneta e centro-italiana.

Alla base della tela, in parte coperta dalla cornice lignea, vi è l’iscrizione

Che ricorda come il sacerdote Giovan Francesco Carrara dedicò l’opera “all’individua Trinità” in occasione del Giubileo del 1600 indetto da papa Clemente VIII.

La pala, oggi inserita in una cornice seicentesca di dimensioni ridotte, rappresenta uno dei primi lavori noti di Carpinoni e costituisce una testimonianza significativa della diffusione del culto trinitario nel territorio bergamasco a cavallo tra XVI e XVII secolo.

Il Crocifisso ligneo

Nella chiesa si conserva un crocifisso ligneo con testa mobile, databile intorno al 1520 e attribuito alla cosiddetta Bottega degli Specialisti, attiva nell’Italia settentrionale tra la fine del Quattrocento e i primi decenni del Cinquecento. L’opera, alta 96 cm e realizzata in legno di tiglio dipinto e dorato, raffigura un Cristo magro e longilineo, con l’arcata costale e i tendini delle braccia ben evidenziati, e presenta una policromia di forte intensità drammatica, segnata da numerose gocce di sangue. Peculiarità dell'opera sono gli inserti di peli animali per capelli e barba ed un meccanismo interno al collo che consente l’inclinazione della testa, probabilmente utilizzato nelle celebrazioni del Venerdì Santo per simulare la morte di Cristo. Il manufatto rappresenta una rara testimonianza di scultura “animata” destinata a usi liturgici e devozionali tra Medioevo e Rinascimento, ed è considerato un unicum nell’area della Val del Riso ed un significativo esempio della diffusione di modelli espressivi legati alla pietà drammatizzata pretridentina.

Nel 2023 l'opera è stata soggetta ad un accurato restauro a cura del Laboratorio Gritti di Bergamo, finanziato dal comune di Gorno.

Note

Bibliografia

Voci correlate Gorno Domenico Carpinoni La Santissima Trinità con i santi Martino Vescovo e Giovanni Battista

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Categoria:Chiese di Gorno Trinità Gorno