Il Monumento a Santa Esutochia è un'opera celebrativa decisa e deliberata dal Comune e dalla Provincia di Messina per onorare la visita di papa Giovanni Paolo II in occasione della Santificazione di Beata Eustochia, avvenuta l'11 giugno 1988.Il libro di presenta anche i disegni preparatori eseguiti per l'opera. Situata al centro di piazza Crisafulli, poco distante dalla chiesa e dal Monastero di Montevergine, fondato da Eustochia, l'opera fu concepita come una stele bronzea con rilievi e lavorazioni sui quattro lati, accostata alla figura a tutto tondo di papa Giovanni Paolo II e posta su un basamento a gradoni triangolari, per un'altezza totale di 3,95 m. È una delle opere più rappresentative dell'autore, Guido Sgaravatti.In Sicilia, sono presenti di Sgaravatti anche la Porta dei Fiaccolari, 1990, chiesa dell'Immacolata, Saponara e L'arco (Dhanurasan), 1984-1991, Giardini-Naxos.

Storia Vista l'importanza che la città di Messina dà sia alla Beata che all'occasione della sua consacrazione, prima volta in cui il Papa usciva da Roma per una canonizzazione in Italia, il Comune e la Provincia messinesi decisero di dedicare alla nuova santa un monumento celebrativo per fissare tale data nella memoria storica cittadina.

Le Autorità decisero che si sarebbe dovuto consegnare nei tempi ristrettissimi di 88 giorni dal momento del conferimento dell'incarico, al giorno della visita del Papa. Venne scelto per l'esecuzione il veneto Guido Sgaravatti, idoneo per età (all'epoca 63 anni), umanista, studioso, ottimo conoscitore delle tecniche di fusione abitando in Veneto (regione nota per il numero di fonderie a cera persa), con un gran numero di esposizioni personali in Italia e all'estero e allievo del siciliano Emilio Greco: un artista conosciuto a livello internazionale anche se non eccessivamente noto al grande pubblico, reputato idoneo, quindi, ad «accettare al costo un lavoro di alto prestigio come quello a lui offerto in tale occasione».

Concezione dell'opera Dato il poco tempo concesso per la realizzazione, l'opera presenta particolari caratteristiche di spontaneità, rappresentando quasi un primato viste le notevoli difficoltà di ordine tecnico ed organizzativo che si dovettero affrontare. Partendo da un brano del 1486 (contenuto nel manoscritto che include la biografia e altri testi riguardanti Eustochia) in cui si indicavano i suoi tormenti notturni,«Sant'Eustochia, monaca santa, era insidiata dal demonio. «Lo inimico sempre la molestava [...] La nocte a la nuda se spogliava et ad una colonna se attaccava e duramente se battia da la testa sino ai piedi.» Chi la assaliva erano «demonii in forma di homini armati a cavallo [...] et alcuna fiata li apparea in forma di bestie, et in forma de gigante». Così racconta un testo che risale al 1486». l'autore si interrogò su come realizzare, in scultura, una simile lotta psichica. Essendo studioso e umanista, partì da un approfondito studio dei testi, con cognizione sia storica che psicologica e rinunciando ai formalismi andando verso il risultato di una «sorta di grandiosa essenzialità che lo riporta ad una concezione romanica e gotica della scultura». Fece ricorso, per la traduzione della storia di Eustochia in scultura, «ad una ricca collezione di testi ma il materiale più interessante è stato recuperato da una cronistoria della vita di Eustochia, scritta intorno al 1486 da suor Jacopa Pollicino e raccolta in uno studio di Francesco Terrizzi edito dall'Istituto Ignatianum di Messina […] La Beata Eustochia».Il titolo LA BEATA EUSTOCHIA citato da Tormen pp. 8, 14, non corrisponde a quelli di Terrizzi raccolti, in generale riguardo Eustochia, da L'autore spiegò così la scelta concettuale che intraprese: «io solitamente resto fedele a ciò che leggo. A me piace raccontare […] Ammiro la grande capacità che avevano gli antichi di raccontare; sono attratto dal gusto favolistico dei rilievi romanici e gotici. È così che mi sono accinto a realizzare gli incubi di Sant'Eustochia». Un notevole contributo sulla tematica fu dato anche dall'allora badessa Madre Chiara e dalle clarisse di Montevergine, che di Eustochia conservano tutt'ora sia il ricordo che le reliquie miracolose e che da tempo ne desideravano sia la consacrazione che un monumento ad essa dedicato. Sulla base della lettura simbolica con la quale venne interpretata la vita della Santa, un intreccio tra realtà e mito, vennero anche impostati il diverso rapporto ed i livelli rappresentativi tra i due elementi del monumento, la stele e la statua. La prima, a rilievo, rappresentante “il passato”, la Beata, colei che raccorda il Cielo alla Terra mentre la seconda, a tutto tondo, raffigurante “il presente”, il Papa, capo terreno della Chiesa, quale rappresentante che collega la Terra al Cielo, concetto accentuato anche dalla forma e dai rapporti numerici caratterizzanti il basamento, il tutto senza inoltre dimenticare il “rischio” di rappresentare un personaggio celebre e ancora vivente.

Descrizione Progettazione Successivamente alla scelta del significato sociale che si sarebbe dovuto dare all'opera, fase riguardante gli Enti pubblici coinvolti, si avviò il lavoro prettamente relativo all'artista, ovvero la successione delle fasi progettuali, eseguite contestualmente al coordinamento del lavoro delle varie équipe: Studio dello spazio occupato dalla scultura e di quello attorno ad essa Studio della storia e delle immagini alla quale si riferisce il monumento Analisi delle singole forme e relativi schizzi preparatori Modello in creta Passaggio al modello in cera Operazione di fusione a cera persa Cesellatura del bronzo grezzo Imballo e trasporto Collocazione in situ sul basamento precedentemente costruito.

La scelta del luogo fu suggerita dall'architetto Campo mentre l'architetto Aldo Peressa di Padova studiò il basamento e produsse un'interessante ricerca di arredo che, qualora fosse stata realizzata, avrebbe valorizzato ulteriormente il complesso della piazza, visti anche i cambiamenti nella città dopo il sisma.Di seguito spiega alcune delle necessarie trasformazioni della città dopo il sisma e la perdita di un punto di vista caratteristico nel panorama verso il mare. Il ritratto di Wojtyła fu eseguito grazie all'ausilio di foto e videocassette mentre per la fanciulla ci si basò sull'ipotesi piuttosto attendibile che potesse essere stata usata come modello da Antonello da Messina per la sua Annunciata di Palermo del 1475 ca. e anche da altri autori circa un secolo dopo la morte della Beata oltre alla conservazione del corpo incorrotto nel Monastero, per percepirne la corporea struttura generale.

Descrizione e composizione La stele misura 130×280 cm ed è decorata su tutti e quattro i lati, per un'altezza totale, basamento compreso, di 395 cm. cita

Pannello anteriore Rappresenta nella parte superiore la Beata inginocchiata in preghiera, investita dalla luce del Divino cita con in mano una croce di spighe che rimanda a miti arcaici e all'etimologia del nome da clarissa, derivante da «dalle belle spighe»; attorno al capo, un'aureola con le parole del suo motto «LASSATE OPERARI A LU SIGNURI»Rispetto al manoscritto conservato a Ferrara, su indicazione di Antonino Bambara nell'iscrizione venne scritto “operari” anziché “operare”, trattandosi presumibilmente di una correzione dell'amanuense ferrarese che non conosceva il linguaggio siciliano. e ai suoi piedi i sandali francescani, come pure a quelli delle consorelle raffigurate nella parte inferiore della facciata mentre offrono gigli, simbolo di castità, alla Beata. Vi è una presenza costante di elementi animali e vegetali, come la chiocciola a fianco della scritta «Laudato sii [...]» sulla sinistra del pannello. In basso a sinistra ai piedi della figura a destra, vi sono la dedica e la firma dell'autore; il nome della fonderia Guastini di Gambellara è vicino al bordo inferiore.

Pannello posteriore È suddiviso in quattro settori, dedicati agli episodi della vita di Eustochia e resi attraverso una trama di piccole figure a rilievo più marcato rispetto quelle presenti nella parte anteriore. Il primo settore (130×50 cm) narra la nascita e l'ambiente, con navi, riguardante il padre marinaio e comandante di vascelli, dove vi è un viandante, in alto a sinistra, mentre parla con una donna. cita scrivendo che secondo alcuni l'uomo sarebbe stato Nicola da Agrigento. Nella Nascita, la mangiatoia, l'asino ed il bue fanno chiaro riferimento alla Nascita di Gesù mentre i Re Magi sono qui sostituiti da tre filosofi. Sgaravatti inserisce anche il particolare del candelabro ebraico vista la probabile origine ebraica della famiglia, basandosi su un documento del 1398 redatto in latino che cita il nonno di Eustochia come «Antonio Cofino, detto Calafato», dove “Cofino” era un cognome ebraico diffuso nel trapanese.

Il secondo settore (130×50 cm) raffigura a sinistra un episodio dell'infanzia e a destra la lotta psichica con il superamento delle opposizioni: cita per evitare l'imbarazzo iconografico, lo scultore decise di raffigurare di spalle la nudità della donna, attenuata dalla trave a cui è legata. Di fronte a lei si scorgono gli incubi, rappresentati da «cavalieri armati, lance, spade, un volto abnorme dagli occhi scavati, strane bestie, quasi mostri informi, ammassi di larve che si confondono l'un l'altra», in un comparto della lastra.

Il terzo settore (130×100 cm) esplica il miracolo della vite, per dimostrare alle consorelle la necessità di un rinnovamento della regola ormai troppo distante da quell'originale francescana, volendo riportarla all'antico rigore e da lì l'opportunità di fondare il nuovo monastero, cita la cui fondazione ostacolata fu simbolizzata con una ruota nell'episodio, a destra, con la fuga di due consorelle dal convento di Basicò; cita a completamento del settore, si intrecciano vari episodi riguardanti la morte della Santa, con a destra la visione dell'angelo premonitore di morte, dai cui piedi sgorga un rivolo d'acqua. cita Simbolicamente, l'acqua unisce il terzo al settore sottostante, quarto ed ultimo (130×80 cm), relativo alla continuità dell'Ordine. Una seconda visione cita riguarda la Morte, vista da Eustochia nelle sembianze di una bella donna e si narra che a decesso avvenuto, una candela vicino alla sua testa non smettesse di bruciare. cita È anche presente un uccellino posto su di un ramoscello fresco che spunta da un vecchio tronco.

Pannelli laterali Anche le due coste laterali sono lavorate e riportano scritte in latino «ORA PRO POPULO» e «REDDE MIHI LAETITIAM» ad indicare rispettivamente il senso della clausura e il recupero della letizia attraverso la morte dopo una vita ben vissuta.

La statua del Papa Di fronte alla stele, la figura a tutto tondo di Wojtyła che prega a braccia aperte verso Eustochia, rivela l'acutezza fisionomica e psicologica resa dall'autore nel soggetto, abilità acquisita grazie agli studi giovanili a Napoli dagli scultori Venanzo CrocettiTormen produce il refuso Venanzio. ed Emilio Greco, dai quali apprese l'elevata tecnica, il distacco «dalle secche di un manierismo oggi purtroppo imperante» e il concetto che la scultura è una conquista che si ottiene, giornalmente, attraverso lo studio, la meditazione e la sperimentazione.

Targa commemorativa A completamento dell'opera, una targa commemorativa, tracciata da un'edera: «MESSINA / NEL GIORNO FAUSTISSIMO / DELLA CANONIZZAZIONE DI / EUSTOCHIA SMERALDA CALAFATO / QUI NELLA SUA TERRA / AD OPERA DI / GIOVANNI PAOLO II / ARCIVESCOVO ESSENDO / IGNAZIO CANNAVO' / QUESTO MONUMENTO VOLLE / A PERPETUA MEMORIA / XI. VI. MCMLXXXVIII.»

Accoglienza