La strage di Castel d'Azzano è un'esplosione avvenuta il 14 ottobre 2025 in un casolare di Castel d'Azzano, vicino a Verona, durante un accesso congiunto di forze dell'ordine, Vigili del fuoco e ufficiali giudiziari per perquisire l'immobile e procedere all'ordine di liberazione disposto dal Tribunale di Verona nell'ambito di una procedura esecutiva. La casa, secondo le prime ricostruzioni, era stata saturata di gas e sarebbe esplosa al momento dell'ingresso, provocando il crollo della struttura e la morte di tre militari dell'Arma dei Carabinieri.Sky TG24, cronache su esplosione e prime ricostruzioni (14 ottobre 2025).RaiNews, notizie e aggiornamenti (ottobre 2025). Almeno tredici persone (carabinieri, poliziotti e vigili del fuoco) rimasero ferite, con stime successive che hanno riportato fino a venticinque feriti.
Contesto e precedenti Il casolare era da anni oggetto di contenziosi civili e procedure esecutive. I fratelli Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi, allevatori con difficoltà economiche, vivevano nell'immobile senza utenze attive, con alcune decine di bovini come principale sostentamento.il manifesto, cronaca locale su contesto e precedenti (ottobre 2025).il Resto del Carlino, inchieste su famiglia Ramponi (ottobre 2025). La famiglia si ritirò dalla vita sociale dopo un incidente avvenuto nel gennaio 2012, quando il padre dei Ramponi rimase coinvolto in un tamponamento frontale che causò la morte di un camionista, Davide Meldo. Secondo i resoconti, i genitori morirono poco dopo per il dispiacere e i tre figli si ritrovarono ad affrontare risarcimenti e procedure giudiziarie che, assieme ad un mutuo stipulato nel 2014 (oggetto di molteplici contestazioni da parte dei fratelli Ramponi, tutte disattese dall'autorità giudiziaria), portarono alla perdita dei terreni agricoli.il Resto del Carlino, ricostruzioni su incidente 2012 e vicende economiche (ottobre 2025). I fratelli denunciarono la falsificazione delle firme sul mutuo e si considerarono vittime di un complotto; da allora vissero isolati nel casolare, dove allevavano circa quaranta bovini e installarono telecamere e lampade per supplire all’assenza di elettricità.il Resto del Carlino, testimonianze e ricostruzioni (ottobre 2025). Nel corso degli anni rifiutarono diverse offerte delle autorità locali, tra cui la proposta del sindaco di trasferirli con gli animali in un'altra abitazione dotata di servizi,il Resto del Carlino, dichiarazioni del Comune e del sindaco (ottobre 2025) e continuarono a vivere nel casolare, che dotarono di telecamere e lampade alimentate a batteria.
Le condizioni di degrado e l'atteggiamento minaccioso alimentarono il conflitto con i creditori e con gli ufficiali giudiziari; i vicini riferirono che i Ramponi avevano più volte urlato che avrebbero fatto saltare la casa se fossero stati sfrattati. Nel 2024 un accesso giudiziario rivelò che l'abitazione era stata saturata di gas e che sul tetto erano state collocate bottiglie incendiarie; per questo l'ufficiale giudiziario sospese lo sgombero e chiese l'intervento di reparti specializzati. La successiva ordinanza giudiziaria prevedeva una perquisizione propedeutica all'evizione, condotta con l'affiancamento dei vigili del fuoco e delle squadre specializzate dell'Arma.il manifesto, ricostruzione degli accessi precedenti (ottobre 2025).
Dinamica dell'esplosione Alle prime ore del 14 ottobre 2025 un contingente di circa trenta operatori tra carabinieri, poliziotti, vigili del fuoco e ufficiali giudiziari si presentò al casolare per eseguire la perquisizione preventiva. In prima linea erano impiegati militari dell'Aliquota di Primo Intervento (A.P.I.) del Nucleo Operativo e Radiomobile di Padova, delle Squadre Operative di Supporto (S.O.S.) del 4º Battaglione Carabinieri «Veneto» e del 2º Battaglione Carabinieri «Liguria», reparti specializzati impiegati in operazioni ad alto rischio dell'Arma dei Carabinieri ed infine delle Unità Operative di Primo Intervento (U.O.P.I.) della Polizia di Stato della Questura di Verona.fsp-polizia, Esplosione Verona. Dolore per un’immane tragedia frutto dell’illegalità. Ora severità assoluta (15 ottobre 2025). Dopo pochi minuti dall'arrivo, mentre gli operatori tentavano di forzare l'ingresso, l'edificio esplose violentemente.Sky TG24, cronache con dettaglio reparti e dinamica (ottobre 2025). Le indagini hanno rilevato che l'edificio era stato saturato di gas proveniente da numerose bombole; sul tetto e all'interno furono trovate bottiglie incendiarie (molotov), di cui almeno due integre.Sky TG24, aggiornamenti investigativi (ottobre 2025). Il crollo della struttura provocò la morte di tre carabinieri e il ferimento di numerosi operatori; sette vigili del fuoco furono ricoverati in ospedale.Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, note su feriti e intervento (ottobre 2025).
Vittime Le vittime dell'esplosione furono tre militari dell'Arma dei Carabinieri, tutti in servizio durante l'operazione:
Il sottotenente Marco Piffari, 56 anni, comandante della Squadra Operativa di Supporto (SOS) del 4º Battaglione Carabinieri «Veneto»; Il maresciallo Valerio Daprà, 56 anni, operatore dell'Aliquota di Primo Intervento (API) del Nucleo Operativo e Radiomobile di Padova; L'appuntato scelto Davide Bernardello, 36 anni, anch'egli appartenente all'API.
I loro nomi e quello dei feriti sono stati resi pubblici dalle istituzioni e dai mezzi di informazione e ai funerali di Stato i tre sono stati promossi post mortem; le esequie sono state celebrate con funerali di Stato.Ministero della Difesa, comunicati su vittime e onoranze (ottobre 2025). Le prime stime indicavano almeno 13 feriti tra carabinieri, poliziotti e vigili del fuoco, poi aggiornate in un intervallo tra 17 e 25; conteggi successivi hanno riportato fino a 27 feriti complessivi.Sky TG24, bilanci feriti (ottobre 2025).RaiNews, aggiornamenti (ottobre 2025).Agenzia DIRE, riepilogo feriti e dimissioni (17 ottobre 2025).
Feriti Il vicebrigadiere Giuseppe Benso, operatore della Squadra Operativa di Supporto (SOS) del 4º Battaglione Carabinieri «Veneto»; Il carabiniere scelto Andrea Carestiato, operatore della Squadra Operativa di Supporto (SOS) del 4º Battaglione Carabinieri «Veneto»; Il carabiniere scelto Andrea Tanassi, operatore della Squadra Operativa di Supporto (SOS) del 4º Battaglione Carabinieri «Veneto»; Il carabiniere Domenico Gabriele Martella, operatore della Squadra Operativa di Supporto (SOS) del 4º Battaglione Carabinieri «Veneto»; Carabinieri operatori della Squadra Operativa di Supporto (SOS) del 2º Battaglione Carabinieri «Liguria»; Carabinieri operatori delle Aliquote di Primo Intervento (API) del Nucleo Radiomobile Carabinieri di Padova
Indagati e capi d'accusa I fratelli Ramponi, presenti nell'immobile al momento dell'esplosione, furono fermati nelle ore successive: Dino fu arrestato subito, Franco venne catturato poco dopo rintracciato nelle campagne e Maria Luisa (rimasta ustionata) fu trasferita in ospedale.Sky TG24, cronaca dei fermi (ottobre 2025). La Procura della Repubblica di Verona, guidata dal procuratore Raffaele Tito, contestò loro il reato di strage (art. 422 c.p.) e l’ipotesi di omicidio plurimo premeditato.Sky TG24, capi d’accusa (ottobre 2025).il manifesto, profili di reato contestati (ottobre 2025). Secondo gli inquirenti, i fratelli avrebbero deliberatamente saturato la casa di gas e predisposto l'innesco incendiario per provocare l'esplosione.
Nel corso di una conferenza stampa successiva, il procuratore Tito definì l'episodio un «omicidio premeditato e volontario» e spiegò che l'ordine del giudice non era finalizzato all'immediata esecuzione dello sfratto bensì alla ricerca di esplosivi e dispositivi incendiari, alla luce delle minacce espresse nei mesi precedenti. Tito confessò di essersi sentito responsabile dopo aver visto i corpi dei militari e precisò che la data prevista per l'evizione era l'11 ottobre; l'autorità giudiziaria, il Comune e la prefettura stavano ancora cercando una soluzione abitativa alternativa per i Ramponi quando venne disposta la perquisizione.il Resto del Carlino, dichiarazioni di R. Tito e cronologia (ottobre 2025).
Il comandante provinciale dei carabinieri di Verona, colonnello Claudio Papagno, sottolineò che l'esplosione fu il frutto di un «gesto folle»: secondo le prime ricostruzioni sarebbe stata Maria Luisa a innescare le bombole di gas e ad attivare il dispositivo incendiario.il Resto del Carlino, conferenza con il comando provinciale (ottobre 2025).
Reazioni e funerali di Stato La tragedia suscitò profondo cordoglio istituzionale. Il Ministero della Difesa e l'Arma dei Carabinieri espressero immediata vicinanza alle famiglie delle vittime e agli operatori feriti; il Consiglio dei ministri proclamò il lutto nazionale per la giornata del 14 ottobre e dispose che le bandiere fossero esposte a mezz'asta negli edifici pubblici.Ministero della Difesa, note ufficiali (14–17 ottobre 2025).CronacaComune, disposizioni su bandiere a mezz’asta (ottobre 2025).
I funerali di Stato si svolsero il 17 ottobre 2025 nella basilica di Santa Giustina a Padova, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e di numerose autorità civili e militari.RaiNews, cronaca delle esequie (17 ottobre 2025).CronacaComune, iniziative di lutto (ottobre 2025). Nella città di Verona e in altri comuni furono esposte bandiere listate a lutto e si osservò un minuto di silenzio.
Indagine e sviluppi giudiziari Nei giorni successivi all'evento la Procura dispose perquisizioni tecniche nell'area del casolare e interrogò i tre fratelli. Dino e Franco Ramponi si avvalsero della facoltà di non rispondere, mentre per Maria Luisa il giudice convalidò la misura cautelare mentre era ancora ricoverata in ospedale.RaiNews, aggiornamenti investigativi (ottobre 2025). Le indagini si concentrarono sulle modalità dell’innesco, sulle bombole di gas rinvenute e sulla premeditazione del gesto.
Il 17 ottobre 2025 si tenne l'udienza di convalida davanti alla giudice per le indagini preliminari Carola Musio. Franco e Dino Ramponi, assistiti dai rispettivi avvocati, si avvalsero nuovamente della facoltà di non rispondere e, come riferito dal procuratore Raffaele Tito, non offrirono scuse né mostrarono segni di pentimento. Tito ribadì che l'esplosione è costata la vita a tre carabinieri e ha provocato decine di feriti. Maria Luisa rimase intubata in terapia intensiva all'ospedale di Borgo Trento, unica dei tre in casa al momento della deflagrazione.
I difensori sostennero che i due uomini non erano presenti nell'abitazione al momento dell'esplosione: l'avvocato Fabio Porta spiegò che Dino viveva e lavorava abitualmente nei campi adiacenti e che, dopo aver sentito il boato, sarebbe accorso sul posto. L'avvocato di Franco Ramponi precisò che il suo assistito fu rintracciato solo ore dopo grazie a ricerche con elicotteri e droni, mentre si nascondeva nelle campagne.Agenzia DIRE, resoconto udienza e difese (17 ottobre 2025).
I primi esiti dell'autopsia sui corpi di Marco Piffari, Valerio Daprà e Davide Bernardello indicarono che i militari morirono per schiacciamento sotto le macerie del casolare; i medici legali Francesca Bortolotti e Nicola Pagaiani hanno sessanta giorni per depositare la relazione definitiva. Gli investigatori confermarono che solo Maria Luisa era presente nell'edificio e ipotizzarono che abbia aperto le bombole di gas e innescato l’esplosione con un accendino.Agenzia DIRE, primi esiti autopsie (17 ottobre 2025).