San Francesco in meditazione è un dipinto a olio su tela (64 x 53,5 cm)Le dimensioni del dipinto variano nelle fonti: il catalogo del museo riporta 64 × 53,5 cm (senza cornice; inv. 825.1.129), mentre Salerno indica 61 × 51 cm; Stone riporta le stesse misure e cita il medesimo numero di inventario del museo. di Giovanni Francesco Barbieri, detto Guercino, databile tra il 1618 e il 1620 e conservato presso il Musée Fabre di Montpellier. Storia Il dipinto fu acquistato da François-Xavier Fabre, intorno al 1800, in Italia, dove aveva vissuto per qualche tempo.

Fu pubblicato, come opera autografa del Guercino, da Stephane Loire nel 1988. Anche Luigi Salerno concordò con l'attribuzione a Guercino, anche se il suo giudizio fu espresso sulla base di una fotografia. Fino alla data della pubblicazione di Loire, l'opera era nota solamente attraverso tre copie. Quella di maggiore qualità è frutto della bottega del Guercino stesso, ed è conservata a alla Kunsthalle di Brema. Il dipinto fu esposto nella mostra Le Guerchin en France (Parigi, 11 maggio – 12 novembre 1990). In quella occasione lo vide Denis Mahon, che concordò con l'autografia attribuita da Loire. David Stone cita anche due disegni, uno con un teschio che non è stato rappresentato nel dipinto. Descrizione e stile La tela, quasi interamente occupata dal busto del santo, mostra san Francesco in posizione diagonale, col capo leggermente inclinato e la mano sinistra che regge un piccolo crocifisso, visibile fino alle ginocchia di Cristo. Lo sguardo del frate si perde verso la parte superiore del crocifisso, come assorto in meditazione. Il volto pensoso, la bocca serrata e la mano che sorregge la testa evocano un sentimento di malinconia e di commossa partecipazione alla Passione. Il saio, reso con pennellate dense e morbide, suggerisce una materia ruvida e tattile, simile al cuoio o al velluto. L’atmosfera luminosa, costruita con ombre profonde e bagliori caldi, restituisce il senso di un’intima penombra rischiarata da una luce di candela.

L’opera appartiene al periodo più fecondo della produzione giovanile del Guercino, intorno al 1619, lo stesso delle commissioni del cardinale Giacomo Serra. La composizione ravvicinata e il vigoroso chiaroscuro rivelano la ricerca di effetti atmosferici e tattili, mentre la resa fluida della pittura mostra affinità con la sensibilità di Domenico Fetti, attivo alla corte mantovana. Il dipinto traduce in termini pittorici l’immedesimazione spirituale del santo nella Passione di Cristo, ma anche quella dell’artista nel sentimento del suo protagonista, dando espressione a una mistica intensamente umana. Note

Bibliografia

Collegamenti esterni

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