L'Epistola 28 di San Leone Magno, conosciuta come Tomus ad Flavianum, è una lettera indirizzata al confratello Flaviano, arcivescovo di Costantinopoli, in cui il papa formulò la dottrina delle due nature di Gesù Cristo, divina e umana, e della loro unione in un'unica persona. Ribadisce il realismo dell'Incarnazione e condanna le tesi del monaco Eutiche invitandolo a riconoscere il suo errore davanti a Gesù, il Buon Pastore.
Scritta nel giugno 449 insieme al suo segretario Prospero di Aquitania, l'epistola di Leone ci permette di considerarlo il primo teologo della Sede Apostolica. Il Papa scrisse la sua lettera adempiendo il cosiddetto magistero ordinario, la missione di insegnamento che ogni vescovo, e in particolare il vescovo di Roma, possiede in virtù del suo ministero pastorale. Il Tomus ad Flavianum acquisì il carattere di definizione della fede con l'approvazione unanime del Concilio di Calcedonia nel 451P. Batiffol, Le Siège Apostolique, in: Dictionnaire de théologie catholique.. L'epistola di Papa Leone fu ampiamente accettata dalle Chiese ortodosse orientali ed è considerata l'unico testo latino che abbia seriamente influenzato la teologia della tradizione greca.
Antefatti Nell'anno 448 papa Leone ricevette una lettera dal monaco greco Eutiche, archimandrita di un monastero della capitale. Argomento della missiva fu informare il pontefice della ripresa dell'eresia nestoriana in Grecia. Nella Chiesa di Costantinopoli Eutiche era isolato: forse fu anche per questo motivo che il monaco si rivolse al vescovo di Roma.
L'8 novembre 448 l'arcivescovo Flaviano riunì a Costantinopoli il sinodo permanente. Contro Eutiche venne presentata un'accusa di eresia. L'assemblea dichiarò l'archimandrita eretico e lo scomunicò. Eutiche inviò missive a tutte le principali autorità religiose dell'impero. Chiese al papa di pronunciare il suo autorevole giudizio e di proteggerlo dalle calunnie dei suoi avversari.
Leone prese tempo e scrisse sia all'imperatore Teodosio II sia a Flaviano (18 febbraio 449). Chiese loro di chiarire le ragioni della condanna, che non gli erano apparse chiare dopo l'esame della documentazione allegata da Eutichio. Flaviano rispose allegando nuova documentazione.
L'esame della nuova documentazione chiarì definitivamente la questione. Avendo capito che Eutiche si era spinto troppo in là nella sua difesa dell'ortodossia, papa Leone Magno scrisse a Flaviano per esprimere la sua condanna del pensiero del monaco. Allo stesso modo, il pontefice attestò la sua stima e il riconoscimento dell'ortodossia del patriarca.
Contenuto L'epistola si compone di 205 periodi. Il Papa afferma che finalmente, dopo aver letto le due lettere di Flaviano e la documentazione allegata, gli appaiono chiare l'imprudenza e l'ignoranza di Eutiche. Eutiche confessa una sola natura in Cristo, quella divina, motivo per cui Gesù Cristo è riconosciuto solo come Dio, ma non come uomo. Argomento principale del Tomus è la «giusta nozione dell'incarnazione del Verbo di Dio». Papa Leone I spiega che Gesù Cristo ha due nature, divina e umana. Tuttavia, entrambe "vivono" in un'unica e medesima persona: Gesù Cristo. L'epistola può essere suddivisa in quattro partiP.-Th. Camelot, O.P., Saint Léon et le Tome à Flavien. Le Brigandage d’Éphèse. Éphèse et Chalcédoine, Paris, Éditions de L’Orante, 1962, pp. 95–114.: 1. Una breve introduzione che sottolinea l'imprudenza di Eutiche, che tentò di risolvere da solo difficili verità dogmatiche, senza appellarsi all'autorità dei profeti, degli apostoli o dei Vangeli. La professione di fede stessa ci dice che il Figlio, coeterno al Padre, nacque in questa vita mortale dallo Spirito Santo e dalla Vergine Maria. La nascita terrena della Vergine per opera dello Spirito Santo non ha in alcun modo violato la natura intrinseca del Figlio:
2. Il pontefice afferma che le due nature, le cui proprietà sono conservate, sono state unite in una sola persona, che è vero Dio e allo stesso tempo pienamente e perfettamente vero uomo. La natura umana, nonostante la sua unione con la divinità, conserva la sua condizione di servo (). Era necessario per la nostra salvezza, per la nostra guarigione: affinché il mediatore tra Dio e l'umanità, Gesù Cristo, potesse morire e risorgere:
3. Successivamente Papa Leone I approfondisce il tema dell'Incarnazione. In Cristo, Dio, che non soffre ed è immortale, ha ricevuto la possibilità di soffrire e morire per l'umanità. «Entrambe le nature fanno ciò che è loro proprio in stretta unità, in comunione tra loro» (Agit utraque forma cum alterius commuione quod proprium est) – in una sola e medesima persona, quella che è il vero Figlio di Dio e il figlio dell'uomo. Il Papa cita episodi dei Vangeli che rivelano come sia la natura umana che quella divina sono all'opera in Cristo.
4. Come logica conseguenza, è possibile affermare del Figlio dell'uomo che è disceso dal cielo, e del Figlio di Dio che è stato crocifisso. Questo per l'unità delle due nature. Anche Pietro confessa che Cristo il Messia è allo stesso tempo anche il Figlio di Dio (). Dividere Cristo significa distruggere il Mistero (sacramentum) della nostra salvezza.
La lettera non contiene riferimenti ai Padri della Chiesa, ma il Papa in realtà attinge all'intera tradizione della teologia latina, a partire da Tertulliano (150-240), Contro Prassea, e terminando con Sant'Agostino, alcune delle cui formulazioni sono riportate quasi parola per parola.
Il Tomus al Concilio di Efeso (449) Con un decreto del 30 marzo 449, Teodosio II convocò un concilio ecumenico il cui scopo avrebbe dovuto essere quello di dirimere le questioni cristologiche controverse; in realtà l'intenzione dell'imperatore romano era quella di riabilitare Eutiche e condannare il patriarca Flaviano con i suoi sostenitori. L'imperatore romano era quindi di orientamento opposto a quello di Papa Leone. Pose alla presidenza del Concilio di Efeso il patriarca di Alessandria, Dioscoro.
Papa Leone inviò una legazione composta da Giulio, vescovo di Puteoli, dal presbitero Renato (che morì durante il viaggio) e dal diacono Ilario, il futuro successore di Leone. La legazione partì da Roma il 13 giugno 449; l'8 agosto, ad Efeso, si riunì il concilio a cui erano presenti circa centoquaranta vescovi, ma nel quale ebbero parte dominante i gruppi di monaci provenienti da Costantinopoli al seguito di Eutiche, e dall'Egitto, al seguito di Dioscoro di Alessandria. I rappresentanti del papa avrebbero voluto leggere il testo dell'epistola davanti all'assemblea, ma di fatto Dioscoro ed Eutiche riuscirono a non far prestare ascolto alle ripetute richieste dei legati di Roma e a far nutrire dubbi all'assemblea circa la loro imparzialità. Eutiche fu dichiarato ortodosso da centotrenta dei vescovi presenti e venne riabilitato come presbitero e archimandrita. Flaviano venne rimosso dalla sua carica con l'accusa di avere apportato aggiunte al Credo niceno.
Il Tomus al Concilio di Calcedonia (451) Il clima a Costantinopoli cambiò considerevolmente con la morte dell'imperatore Teodosio (28 luglio 450). Sul trono salì la sorella Pulcheria, che ribaltò la politica del predecessore, togliendo la protezione ad Eutiche e ponendosi sollecitamente in rapporto con Leone. Il Tomus venne per la prima volta tradotto in greco e, nell'ottobre successivo, venne approvato ufficialmente al sinodo permanente di Costantinopoli.
Se ad Efeso il Tomus venne ignorato, al Concilio di Calcedonia, tenutosi nell'ottobre del 451, fu letto e approvato. Nei secoli successivi, l'epistola di Leone Magno ricevette una valutazione positiva in numerosi concili ecclesiastici e i Padri della Chiesa del V-VIII secolo, come Anastasio il Sinaita, Massimo il Confessore e Giovanni Damasceno, lo citarono frequentemente nelle loro opere di argomento dogmatico.
Note
Bibliografia } P.-Th. Camelot, O.P., Saint Léon et le Tome à Flavien. Le Brigandage d’Éphèse. Éphèse et Chalcédoine, Paris, Éditions de L’Orante, 1962, pp. 95–114 P. Batiffol, Le Siège Apostolique, in: Dictionnaire de théologie catholique (DTC), volume 9/1, Parigi, pp. col. 250. Hubertus Drobner, Les Pères de l'Église: sept siècles de littérature chrétienne, Desclée, 1999 Gilles Emery, O.P., Le mystère de l’Incarnation dans le Tome à Flavien de saint Léon le Grand, In: «Nova et Vetera», 2012, vol. 87, n. 4, pp. 397–418.
Voci correlate Natura di Cristo Communicatio idiomatum Unione ipostatica
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