Allo scoppio del Secondo conflitto mondiale era istruttore di Educazione Fisica presso il Collegio Navale della Gioventù Italiana del Littorio a Venezia, oggi noto come "Morosini". Esentato dal servizio militare, scelse comunque di far richiesta per tre volte al fine di essere arruolato, quindi venne ammesso. Ottenne il grado di sottotenente e nell'agosto 1941 venne dislocato in Lucania al comando di un plotone. Nel febbraio 1942 fu ammesso alla Regia Scuola di Paracadutismo in Tarquinia; ultimato il corso divenne anche qui istruttore fino all'estate 1943, quando prese parte a una missione speciale in Sicilia. Dopo l'8 settembre rimase schierato con gli alleati germanici e, assieme al tenente Romano Ferretto, creò la "Compagnia Volontari Veneti".

Combatté al comando del II° plotone del battaglione "Nembo" contro gli anglo-americani sul fronte di Anzio-Nettuno, ove perì lanciandosi nell'azione. A seguito di questi fatti, la Repubblica Sociale Italiana gli conferì la Medaglia d'Argento al Valore Militare. A Ubaldo Stefani è intitolata la sezione "Basso Piave" dell'Associazione Nazionale Paracadutisti d'Italia.

Biografia

Gioventù La famiglia Stefani viveva a San Donà di Piave quando, nell'autunno 1917, venne approntato il fronte di guerra sul fiume Piave, quindi la famiglia riparò provvisoriamente a Varzo, in Val Divedro, in Piemonte. Qui l'11 settembre 1918 nacque Ubaldo Stefani, che poco tempo dopo il termine della Prima guerra mondiale fece ritorno, assieme alla famiglia, alla sua terra d'origine.

Ubaldo era figlio di Eugenio, impiegato presso la Cassa di Risparmio di Venezia, ed Elisabetta Gorghetto; fratello di Egle, Lucia (detta Nice), Rosina, Teresa (detta Jolanda), Renato e Nino. Il giovane Baldi, così lo chiamavano familiari e amici, compì brillantemente gli studi e partecipò, al pari dei suoi coetanei, alle attività erogate dall'Opera Nazionale Balilla (dal 1937 Gioventù Italiana del Littorio): fu dapprima Balilla, poi Avanguardista e, infine, Giovane Fascista. Nel fine settimana, infatti, i ragazzi erano tenuti a partecipare ad attività quali gite, gare, esercitazioni atletiche, addestramento pre-militare, oltre che imparare a marciare romanamente. Inoltre, in ogni ambito della formazione dei giovani come Stefani, si apprendevano presto i valori quali l'amor di Patria, l'onore e lo spirito di sacrificio. Stefani conseguì il diploma magistrale presso il Regio Istituto Magistrale "Roberto d'Ardigò" di Treviso, e nel settembre 1936 venne ammesso alla prestigiosa Accademia fascista maschile di educazione fisica della Farnesina in Roma, dove nel giugno del 1939 ottenne il diploma d’insegnante di Educazione Fisica. Nell’ottobre dello stesso anno fu assegnato all'illustre Collegio Navale della Gioventù Italiana del Littorio (GIL), oggi Morosini di Venezia, in qualità di istruttore ginnico. Non pago di ciò, il 28 novembre 1940 si iscrisse al corso di laurea in Lingue e letterature straniere dell'Istituto Superiore di Economia e Commercio di Venezia, oggi Università Ca' Foscari Venezia, con numero di matricola 13819 /L, diventando uno studente lavoratore.

L'arruolamento da volontario Per il ruolo professionale ricoperto, dopo l'entrata in guerra dell'Italia il 10 giugno 1940, il giovane Baldi godeva dell'esenzione dal servizio militare. Ciononostante, egli non volle approfittare di questo privilegio e, avendo a cuore la causa nazionale, decise di inviare richiesta di arruolamento. Le prime due volte venne respinta ma la terza volta la sua caparbietà ebbe esito positivo. Fu così che nel gennaio del 1941 fu ammesso al Corso Allievi Ufficiali di Complemento del Regio Esercito tenutosi a Fano, al termine del quale gli venne conferito il grado di sottotenente.

Ad agosto dello stesso anno all'ufficiale venne affidato il comando di un plotone del 157° battaglione, 225° Reggimento di fanteria, mobilitato in Lucania. Stefani si dimostrò interessato ai suoi soldati tanto da aiutarli, nel limite dei propri mezzi, anche sul piano economico.

Dalla fanteria ai reparti paracadutisti L'incarico ricoperto non permetteva ancora al sottotenente di fornire il proprio contributo in battaglia, perciò, presentò una nuova domanda per una specialità formata da poco: i paracadutisti. Nel 1939 fu fondata la Regia Scuola di Paracadutismo (RSP) a Tarquinia con personale proveniente sia dall'Esercito che dall'Aeronautica. Stefani cominciò il corso presso la RSP nella primavera del 1942 e compì il primo lancio il 4 marzo dello stesso anno. Considerata la sua qualifica di Insegnante di Educazione Fisica e le ottime capacità con il paracadute, termino il corso divenne istruttore presso la Scuola e gli fu affidata la formazione esclusiva di allievi ufficiali aspiranti paracadutisti. +I lanci compiuti dal sottotenente istruttore Ubaldo Stefani presso la RSP di Tarquiniadatatipo di paracadute11 aprile 1942I.F. 41 S.P.Imbracatura di Fanteria modello 41 Scuola Paracadutisti: paracadute ordinario a calotta emisferica.17 aprile 1942Idem23 aprile 1942Idem1 luglio 1942Idem2 luglio 1942Idem3 luglio 1942Idem12 agosto 1942Idem14 agosto 1942Idem26 agosto 1942Idem17 settembre 1942"Lisi"Trattasi di un progetto sperimentale italiano, ideato per diminuire le tempistiche di caduta e, di conseguenza, il rischio di essere bersagliati dal nemico. Ciononostante, la sicurezza dell'atterraggio rimaneva elevata grazie a delle funi aggiuntive atte a restringere e riallargare la calotta, riducendo e aumentando così la velocità della discesa. La sperimentazione pratica del dispositivo venne affidata agli istruttori della Scuola, in quanto il suo utilizzo richiedeva una consolidata padronanza della disciplina.5 ottobre 1942Idem17 ottobre 1942I.F. 41 S.P.2 novembre 1942Idem7 novembre 1942Idem30 gennaio 1943Idem22 febbraio 1943Idem24 marzo 1943Idem23 aprile 1943Idem26 maggio 1943Idem27 agosto 1943Idem Presso questa Scuola, Stefani contribuì a formare i leggendari paracadutisti della "Folgore" e gli uomini della divisione "Nembo". Inoltre, vennero costituiti altri reparti di incursori,Reparti altamente addestrati per pianificare e condurre operazioni militari ad altro rischio, con lo scopo di eliminare e sabotare obbiettivi nemici strategici. tra questi vi sono il X° reggimento Arditi del Regio Esercito, il battaglione Nuotatori Paracadutisti della Regia Marina e il Battaglione Arditi Distruttori della Regia Aeronautica (ADRA).Si tratta di reparti speciali creati in risposta agli omonimi anglosassoni quali i SAS, gli SBS o i Commando. I militari dell'ADRA, raggruppati in piccole pattuglie e muovendosi nottetempo per non farsi identificare, avevano il compito di infiltrarsi dietro le linee nemiche per compiere sabotaggi ad obbiettivi aeronautici. Furono utilizzati e in Africa e in Sicilia, i successi furono numericamente irrisori ma significativi se si tiene conto del danno arrecato al nemico, a volte con soli due uomini. Il s. ten. Stefani venne assegnato a quest'ultimo e nell'estate del 1943 compì la sua prima missione. Essendo una missione coperta da segretezza si può solo ipotizzare, vista la lettera inviata alla famiglia in data 23 agosto 1943 in cui comunica di aver riportato delle ferite a seguito di un'azione, che abbia preso parte all'operazione condotta dal cap. Bussoli la notte del 15 agosto precedente. In quel frangente la pattuglia fu aviotrasportata nella piana di Catania dai Servizi Aerei Speciali. Il reparto distrusse un deposito di munizioni e tutti gli uomini rientrarono tra le linee italiane, terminando l'operazione con successo. Questa fu l'ultima missione dell'ADRA compiuta in Sicilia.

L'8 settembre, a poche ore dall'annuncio dell'Armistizio, l'ADRA, a cui furono aggregati di rinforzo gli ufficiali istruttori Romano Ferretto, Davide Maraldi e lo stesso Ubaldo Stefani, venne mobilitato d'urgenza a presidio dell'aeroporto militare di Centocelle. Qui gli uomini della 82^ divisione aerotrasportata statunitense, attenendosi all'Operazione Giant 2, avrebbero dovuto atterrare per fornire sostegno al governo Badoglio a proclamazione avvenuta. In realtà, questa operazione non si svolse mai, probabilmente perché gli alleati prevedevano una risposta tedesca, che de facto avvenne immediatamente. Nell'ambito dell'Operazione Achse, la 2^ divisione di paracadutisti tedeschi occupò Roma ed i suoi aeroporti, arrestando anche i militari dell'ADRA. Questi uomini non intendevano opporsi con le armi ai loro alleati, dunque si arresero. Finì così la guerra di Ubaldo Stefani, e molti altri come lui, in fedeltà alla casa Savoia.

L'arruolamento nella Repubblica Sociale Italiana Il 23 settembre 1943 venne fondata la Repubblica Sociale Italiana (RSI), guidata da Benito Mussolini, il quale nominò Ernesto Botto sottosegretario dell'Aeronautica Nazionale Repubblicana (ANR) con il compito di ricostituire al più presto una forza aerea efficiente. Sulla base del modello tedesco, confluirono nell'ANR anche i paracadutisti. Venne creato il battaglione paracadutisti "D'Abundo" e tra le fila di quest'ultimo si arruolò il sottotenente Stefani già dal 17 settembre 1943, così, seguendo il suo comandante Edvino Dalmas, rispose al bando di Botto e confluì nell'ANR. Presso l'aeroporto di Padova venne costituito un deposito provvisorio di Paracadutisti, comandato dal capitano Riccardo Novelli. Qui venne trasferito Ubaldo Stefani ancora una volta in qualità di istruttore ma nel corso della sua attività subì un serio infortunio che lo costrinse a un periodo di convalescenza in ospedale. Fino ad allora, Stefani aveva taciuto alla famiglia i frenetici mutamenti in atto nella sua vita, ma il ricovero gli consentì di riflettere sugli sconvolgimenti in corso, così da scrivere una lettera ai suoi cari dove enunciava la sua scelta e le annesse motivazioni.

Dalla lettera del s. ten. Stefani alla famiglia:

Quanto si evince da queste righe è un fermo amor di Patria di un uomo che sta sacrificando i suoi anni migliori al servizio del proprio Paese. Le ragioni di tale scelta trascendono il credo politico e si basano sull'onore e il prestigio della nazione.

A metà ottobre il tenente Romano Ferretto e il sottotenente Stefani vennero incaricati di reclutare volontari, riuscendo a raggruppare 150 giovani leve in sole due settimane, formando la "Compagnia Volontari Veneti". Di quest'ultima, 50 elementi scelti, comandati da Ferretto, vennero inviati alla Scuola Paracadutisti di Friburgo il 1° gennaio 1944. I restanti 100 uomini restarono sotto il comando di Stefani e condotti a Spoleto nel neonato centro di addestramento.

L'ultima battaglia del sottotenente Stefani