La chiesa dei santi Pietro e Paolo è la parrocchiale di Grossa, frazione di Gazzo, in provincia di Padova e diocesi di Vicenza; fa parte del vicariato di Camisano Vicentino.
Storia
Origini Le prime notizie riportanti la presenza di una chiesa a Grossa risalgono al 1200. Nel 1297 venne riportato che la chiesa dipendeva dalla pieve di Santa Maria, chiesa titolare, che si trovava nel comune di Camisano Vicentino. A Grossa fu presente un sacerdote, Fioravante, che officiò a Grossa in qualità di «clericus et rector ecclesiae» per il periodo 1297-1303. Tuttavia, la testimonianza più concreta che si ha dell’esistenza della chiesa, inizialmente intitolata a San Pietro apostolo, sono due testamenti in cui i testatori espressero la volontà di essere sepolti nel cimitero della chiesa: uno datato 22 dicembre 1438, e uno del 17 ottobre 1485. Successivamente, almeno fino al 1521, la chiesa di Grossa fu una chiesa sussidiaria dalla chiesa matrice di Villalta, che a sua volta dipendeva dalla chiesa di San Pietro in Gù, e da cui dipendevano le chiese di Gaianigo e Lanzè.
Nel 1516 la chiesa, insieme al suo territorio, diventò parte delle proprietà vicentine di Niccolò II Orsini conte di Pitigliano, come retribuzione da parte della repubblica di Venezia per la partecipazione alla Guerra della Lega di Cambrai. Ed in seguito al matrimonio della figlia con Riccardo Alidosi, la proprietà passò alla famiglia Alidosi di Bologna.
La visita vescovile del 1544 attestò l’assenza: del ss. Sacramento, della fonte battesimale, della casa curiale e del campanile. Dal 1568, la lista dei sacerdoti che servivano la chiesa si fece più regolare e nei registri fino al 1689, vennero registrati come ‘rettore’.
Nel 1605 alcuni membri della famiglia Alidosi poterono riscuotere ancora la decima sui territori di Grossa, come confermato dal vescovo Dionisio Dolfin, esclusi i diritti sulla chiesa di San Pietro. Tuttavia, la famiglia Alidosi non restò a lungo proprietaria del feudo, come attestato dall’estimo generale del territorio vicentino del 1665, su cui venne riportato come proprietari dei territori di Grossa: il signor Giovanni Battista Bolis; e alcune famiglie nobili - gli Obizzi, i Marescalchi di Bologna, i Da Schio, i Thiene, i Valmarana e i Garzadori - alcune come eredi degli Alidosi.
In seguito alla visita pastorale del 1582 il vescovo di Vicenza Michele Priuli, interrompendo il legame con Villalta, decretò la chiesa di Grossa parrocchiale, che divenne la chiesa di riferimento per Gaianigo. Durante questa visita si constatò inoltre, la presenza di un campanile di recente esecuzione, posto al centro del paese, che di fatto si trovava a 1 km in direzione ovest rispetto alla chiesa. Per questo stesso periodo, si constatò la presenza della confraternita della conversione di San Paolo.
Dal 1611 al 1887 due chiese Nell’aprile del 1610 il vescovo Dionisio Dolfin, constatando la mancata esecuzione della chiesa nei pressi del campanile nuovo, ne ordinò la costruzione immediata così che, dalla chiesa di Gaianigo, il santissimo sacramento potesse essere custodito nella chiesa parrocchiale ufficiale. Già nel 1611 la chiesa di nuova costruzione, poté essere aperta al culto. La famiglia Garzadori, per il cospicuo contributo che fornì alla realizzazione della chiesa e per la concessione della canonica richiese e ottenne nel 1619 di poter apporre il proprio stemma sulla nuova facciata chiesa, costruita vicino al campanile preesistente, come richiesto dal vescovo. Questa nuova chiesa venne intitolata a San Pietro e Paolo apostoli. E, sempre per il 1611, si attestò la presenza di due confraternite: una dedicata al ss. Sacramento, e una dedicata alla Beata Vergine del Santo Rosario. Di fatto, dal 1611 con la costrizione della Chiesa dei Santi Pietro e Paolo Apostoli, Grossa ebbe due chiese. Di conseguenza, la cappella del 1297, che fino a quel momento era stata considerata la chiesa parrocchiale, venne retrocessa a chiesa campestre e intitolata alla Beata Vergine Maria delle Grazie, e chiamata comunemente "chiesetta vecchia". Questa chiesa subì un primo restauro, nel 1698 che accorciò di quasi un metro la navata, ma venne riportata alla sua grandezza originale nel 1708, in seguito all'ordine di riprestino delle dimensioni che emanò il vescovo Sebastiano Venier dopo aver visitato la chiesa nel 1707.
Età napoleonica Il passaggio, nell’autunno del 1796, di Napoleone Buonaparte con il suo esercito nel padovano e nel vicentino è comprovato da diverse testimonianze anche di inizio ventesimo secolo, e per quanto riguarda Grossa, venne riportato che Napoleone stesso abbia giustiziato un soldato insubordinato nei pressi della chiesa.
Alcuni sacerdoti vennero seppelliti all'interno della chiesa, tradizione che venne interrotta all’inizio dell'800, presumibilmente in seguito alla proclamazione dell’editto di Saint Cloud, comportando la riorganizzazione delle aree cimiteriali situate attorno alle chiese di Grossa, Gaianigo e Grantortino, e alla costruzione di un cimitero congiunto nel 1810, operativo dal 1820, fuori dai centri abitati dei tre paesi.
Con la dominazione napoleonica del Veneto, le comunità locali persero a favore del vescovo il diritto di presentare i candidati parroci delle proprie chiese, mentre Grossa si adeguò all’istituto della fabbriceria solo nel 1813.
Periodo asburgico Nel 1811 la parrocchia di Grossa fece riferimento al vicariato foraneo di San Pietro in Gù, mentre nel 1830 Grossa passò al vicariato di Quinto Vicentino.
Tra il 1815 e il 1871, in accordo con il diritto ecclesiastico austriaco, la parrocchia di Grossa divenne una rendita statale e parte della burocrazia imperiale con il compito di redigere e conservare i registi di stato civile.
La visita pastorale di Monsignor Giuseppe Maria Peruzzi, vescovo di Vicenza, attestò che nel 1815 nella chiesa di Grossa vi erano: la confraternita del Santissimo Sacramento; due fabbricieri; due altari dedicati ai santi patroni Pietro e Paolo Apostoli e un terzo altare dedicato alla Beata Vergine del Rosario; nonché, si attestò anche il continuo utilizzo della chiesa della Madonna delle Grazie. Inoltre monsignor Peruzzi riscontrò una certa rivalità tra la chiesa di Gaianigo, ausiliaria, e quella parrocchiale di Grossa.
Il 28 gennaio 1853 alcuni comuni della provincia di Vicenza, per una riforma territoriale del governo austriaco divennero comuni della provincia di Padova, la riforma non cambiò l’assetto territoriale delle diocesi di Vicenza a cui le chiese del comune di Gazzo continuarono a essere collegate nonostante il cambio di provincia del comune.
Fine Ottocento Nel 1867, Monsignore Giovanni Antonio Farina, in occasione della sua visita pastorale, riscontrò come la comunità di Grossa fosse fortemente devota alla chiesetta della Madonna delle Grazie; mentre invece per quanto riguardò la chiesa parrocchiale, quella costruita nel 1611, scrisse che non era stata ancora consacrata e del suo stato pietoso; lo stesso parroco locale la definì: squallida. La chiesa seicentesca, essendo impraticabile e fatiscente, venne abbattuta nel 1887 e riedificata immediatamente. I lavori terminarono nel 1888 grazie al contribuito di tutta la comunità, e un prestito di 16.000 lire dal comune.
Verso la fine del secolo, la chiesa di Grossa passò al vicariato di Camisano Vicentino.
Inizio Novecento Nel 1901 Monsignor Antonio Feruglio fu complessivamente soddisfatto dalla visita nella parrocchia, e annotò che la chiesa era stata consacrata dal vescovo de Pol.
Prima Guerra Mondiale Dal dicembre 1917, in seguito alla Disfatta di Caporetto, ad ottobre 1918, a Grossa venne istituito un campo di aviazione della Royal Flying Corps dell'esercito britannico. in questo periodo a Grossa, vi erano almeno venti soldati cattolici e un cappellano che officiò la messa in inglese all’interno della chiesa da Pasqua fino all'Armistizio. Per questo periodo viene inoltre riportato di come un soldato britannico sia morto, schiantandosi con il suo velivolo nelle vicinanze della chiesa, di cui stava per sfondare il tetto.
Primo Dopoguerra e storia recente La separazione delle chiese di Grossa e di Gaianigo, iniziò nel 1927, quando la chiesa di Gaianigo ottenne il titolo di chiesa indipendente, e si completò nel 1942 quando il vescovo Rodolfi conferì a Gaianigo il titolo di chiesa parrocchiale.
Tra il 1974 e 1975 la chiesa di Grossa subì due furti durante i quali vennero sottratti numerosi oggetti tra cui: reliquiari, poltrone veneziane, damaschi, oggetti in argento (calici, pissidi, candelabri, incensiere) e biancheria d’altare.
Nel 1978, in seguito alle nuove disposizioni in ambito di arredo e disposizione degli arredi ecclesiastici, la chiesa dei ss. Pietro e Paolo Apostoli venne restaurata. Il 6 giugno 1978, in occasione della fine dei lavori e riapertura al culto, tramite il cardinale segretario Villot, giunse la benedizione di papa Paolo VI per il IV° centenario della fonte battesimale e del centocinquantesimo anniversario dell'edificazione del campanile, nonché l’augurio che i festeggiamenti per la fine dei lavori di restauro rappresentassero per la comunità un momento per risaldare i legami di fratellanza tra la chiesa e i suoi fedeli. Il 22 ottobre 1978 M. Arnoldo Onisto, vescovo di Vicenza, consacrò nuovamente la chiesa.
Descrizione
Chiesa della Beata Vergine delle Grazie La navata ha Dimensioni: 7 × 4.30 × 4.30, ed è stata più volte restaurata. Vi si trova un unico altare su cui è posto un affresco della Beata Vergine, un tempo protetto da un cristallo su cui erano appesi degli ex voto per le grazie ricevute dalla Madonna durante le epidemie. La chiesa presentava diverse decorazioni tra cui ‘L’annunciazione da parte dell’Arcangelo alla Vergine’ e ‘L’Adorazione dei Magi’. L’attuale 'chiesa antica' risale al 1709. Sulla facciata esterna della chiesa è affisso lo stemma della famiglia Garzatori, i quali ottennero il permesso di appore il proprio stemma per gli aiuti forniti durante i restauri del 1709.
Chiesa dei SS. Pietro e Paolo apostoli Lo stile della chiesa del 1888 è romanico e ionico, mentre gli i tre altari sono barocchi. La navata risulta essere di metri 18x8,7x11. I lavori di restauro del 1978 portarono significative modifiche all’assetto della chiesa: dall’oratorio si ricavò una capellina invernale, la nuova sacrestia e una soffitta; venne creato un nuovo altare al centro del coro; e la mensa dell’altare maggiore venne sostituita con un paliotto policromo; venne sistemato il tetto.
Pavimento Inizialmente di cemento colorato, il pavimento venne sostituito da uno in marmo. Dal 1978, lastre da 50 cm in botticino e rosso asiago, con fondo di ghiaione, compongono la nuova pavimentazione. Anche lo zoccolo in pietra di Vicenza venne sostituito da bottacino e oniciata, mentre i gradini di accesso al coro vennero allungati e fatti in perlato di Sicilia.
Affreschi Gli affreschi sulle pareti del presbiterio sono opera di Giuseppe Barlaffa, e sempre sui sono: la Madonna del Rosario, la consegna delle chiavi a San Pietro, la guarigione del paralitico, la Resurrezione di Cristo.
Decorazioni lignee Giovanni Broccardo si occupò delle decorazioni lignee: una Madonna lignea posta su un altare del 1676, benedetta domenica 1° ottobre 1893, e una corona in legno dorato che pende sopra l’altare maggiore del 1912. Sempre a Broccardo è attribuita anche la tribuna.
Altare Maggiore Si tratta di un altare settecentesco, datato 1722, in marmo dai forti contrasti cromatici: rosso delle colonne, nero della dedica, e bianco degli angeli. La pala, dello stesso periodo, è attribuita ad ignoti, e ritrae la resurrezione di Cristo insieme: ai santi Pietro e Paolo Apostoli, San Carlo Borromeo e San Bonaventura.
Ex altare di S. Paolo e Fonte Battesimale