La famiglia Trotti è stato un casato originario di Gamondio, antico toponimo di Castellazzo Bormida nell'alessandrino, appartenente al patriziato alessandrino e al nuovo patriziato milanese. Il documento genealogico e storico relativo alla famiglia Trotti offre una testimonianza significativa dell’ascesa e della continuità di un lignaggio nobiliare che mantenne, sin dalle origini, una posizione di rilievo nei contesti civici e territoriali e che, nel corso di oltre sette secoli, ha intrecciato la propria vicenda con la storia politica, militare e religiosa dell’Italia nord occidentale. Nel corso del XIII e XIV secolo la famiglia consolidò la propria presenza nel ceto dirigente urbano e nella nobiltà territoriale, mantenendo anche un ruolo stabile all’interno delle istituzioni del ducato di Milano, cui Alessandria e il suo contado appartennero sino al trattato di Utrecht del 1713, quando passarono sotto il controllo dei Savoia.
Storia Origini Quadro delle fonti e della tradizione storiografica Le principali fonti utili per ricostruire le origini della famiglia Trotti convergono, nella lettura proposta sia da Francesco Guasco. sia da Ezio Claudio Pia., su tre nuclei documentari: il Cartario alessandrino fino al 1300, , . di Francesco Gasparolo, che pubblica la documentazione notarile e diplomatica relativa all’area alessandrina e ai centri coinvolti nella fondazione di Alessandria; la documentazione conservata presso la Biblioteca Trivulziana di Milano; i Libri iurium genovesi, con particolare riferimento ai patti tra Gamondio e Genova del 1146..
Su queste basi si innesta la tradizione erudita più antica e la successiva storiografia critica. Guasco ricorda infatti una genealogia precritica che faceva risalire il casato ad un leggendario Guglielmo Attractus, detto Trottus e qualificato come clarissimus et strenuus miles, che sarebbe apparso a Gamondio «cinquant’anni circa avanti Cristo», con discendenti attestati nel 1050. Si tratta di una costruzione priva di fondamento archivistico, già presente in Giorgio Merula e ripresa da Felice Calvi nelle Famiglie notabili milanesi., dove l’esistenza del personaggio è spostata «verso l’anno Mille» senza però apportare documentazione probante.
L’età contemporanea ha sostituito questa tradizione con una verifica diretta delle fonti: Benedetto Baudi di Vesme indica in Enrico di Montabone, detto Trotto, il possibile capostipite, sulla documentazione raccolta nelle sue ricerche; Guasco recepisce il materiale recuperato da Baudi, ma lo confronta criticamente con le attestazioni anteriori presenti nel Cartario alessandrino; La storiografia più recente ha sottoposto ad una revisione ancor più puntuale integrando queste acquisizioni con le analisi di Paola Guglielmotti. e altri studiosi, verificando l’autenticità degli atti più antichi, delimitando il campo documentario sicuro e correggendo sia le retrodatazioni eccessive sia i collegamenti genealogici non provati.
Attestazioni più antiche della famiglia Trotti Guasco menziona un istrumento del 6 ottobre 1005, edito da Gasparolo nel Cartario alessandrino, che riporterebbe tre individui denominati Trotti: Pagano, Ranuzio e Ruffino.. Uno scritto del 1007 conservato presso la Biblioteca Trivulziana costituirebbe un riferimento ulteriore. La verifica filologica condotta sugli originali ha portato a giudicare questo materiale «assai dubbio» sotto il profilo della genuinità., motivo per cui non possono essere assunti come testimonianze certe della presenza dei Trotti a Gamondio nei primi decenni dell’XI secolo.
Viene indicata come prima attestazione attendibile della famiglia un atto del 1153, edito nel "Cartario alessandrino", riguardante un appezzamento di terra «Petri Trotti» sito in «loco Gamundi»... Questo documento è esplicitamente qualificato come autentico e costituisce il più antico riferimento certo ad un membro della famiglia Trotti, radicato nel territorio di Gamondio.
Ulteriori attestazioni documentate sono: nel 1199, nel giuramento prestato dagli alessandrini al marchese di Monferrato in occasione della pacificazione, compare un Pietro Trotti; a partire dal 1210 e per oltre un ventennio è frequentemente ricorrente la presenza del giudice Rainaldo Trotti in atti pubblici di rilevanza locale e sovralocale. Queste attestazioni, tratte anch’esse dal "Cartario alessandrino", confermano l’esistenza stabile e socialmente significativa della famiglia Trotti tra la fine del XII e il primo XIII secolo.
Viene spesso richiamato un atto del 1146, relativo ai patti giurati tra gli abitanti di Gamondio e Genova,. pubblicato nei Libri iurium genovesi. In queesto documento compaiono numerosi nomi di gamondiesi, per molti dei quali non è indicato alcun cognome; nessun elemento menziona esplicitamente i Trotti. Questo dato è utilizzato in senso critico: il silenzio del 1146, unito alla mancanza di atti accertati prima del 1153, rende metodologicamente non sostenibile una retrodatazione certa della famiglia all’inizio dell’XI secolo, pur in presenza di diritti signorili acquisiti in epoca successiva.
Lo stipite e la figura di Enrico di Montabone Il cognome compare anche a Montabone, dove un atto di vendita del 2 ottobre 1165 menziona un Enrico, di Montabone, detto "Trotto", in qualità di teste e vassallo di Manfredo, marchese di Saluzzo.. Un altro elemento documentario che attesta l'ambito territoriale e la diffusione del nome e delle prime relazioni di vassallaggio, compreso fra l’attuale alessandrino e l’area monferrina.
Benedetto Baudi di Vesme identifica in Enrico di Montabone, detto Trotto, il possibile capostipite, sulla documentazione identificata nelle sue ricerche; Guasco accolse inizialmente questa teoria, riconoscendo Enrico quale capostipite «in base ai documenti […] trovati dal compianto noto storico Benedetto Baudi di Vesme».
Una revisione complessiva delle attestazioni induce però Guasco a riconsiderare la questione: rileva che già anteriormente ad Enrico di Montabone «esistettero in Gamondio altri così chiamati», sulla base delle citazioni dei Trotti (Pagano, Ranuzio, Ruffino) e, soprattutto, di Pietro Trotti documentato nel 1153; osserva che, pur ammettendo come documentate le notizie su Enrico e sulla sua discendenza, non è più possibile considerarlo stipite della famiglia, poiché la presenza del cognome Trotti è attestata nel territorio prima e indipendentemente dalla sua linea.
Ne deriva che Enrico Trotto non può essere considerato stipite dell’intera famiglia, ma solo di un ramo, mentre la linea documentaria più antica identificabile resta quella di Pietro Trotti (1153) e degli esponenti attestati tra 1199 e 1210.
Emanuele Trotti
Gamondio fu il centro più rilevante fra i villaggi che concorsero alla fondazione di Alessandria nel 1168.. La sua posizione nel sistema insediativo dell’area alessandrina costituisce un elemento decisivo per comprendere l’inquadramento delle famiglie signorili locali e, in particolare, la collocazione dei Trotti nel tessuto politico medievale. Nel tardo Trecento il casato risulta titolare di diritti signorili su Gamondio: un dato documentato che rappresenta un riferimento stabile per la ricostruzione della sua storia politica e feudale nell’età bassomedievale e che motiva l’attenzione degli studiosi verso le fasi più antiche della sua presenza nel territorio.
In epoca successiva, l’esercizio dei diritti signorili menzionati fu talvolta interpretato in chiave retrospettiva, inducendo parte della storiografia a enfatizzare la preminenza politico-sociale dei Trotti e a collegare le loro origini agli inizi dell’XI secolo. In questo stesso quadro tradizionale viene collocato Emanuele Trotti, ricordato come uno degli otto fondatori della nuova città di Alessandria nel 1168, figura che testimonia la persistenza, nella memoria umanistica e municipale, del ruolo attribuito alla famiglia nel processo fondativo.
Emanuele è ricordato nella tradizione erudita come una delle figure di maggiore rilievo tra i fondatori di Alessandria nel 1168, ruolo motivato dalle sue qualità oratorie, cui le fonti attribuiscono un peso determinante nell’affermazione dell’utilità dell’impresa. Tale interpretazione è presente nell'opera di Raffaele Lumelli, «De origine atque historia civitatis Alexandriæ., che identificò Emanuele con un esponente dei Boidi. Questa ricostruzione risulta però insostenibile sul piano cronologico e genealogico: la discendenza dei Boidi da Boida Fieschi dei conti di Lavagna, documentata solo dalla seconda metà del XII secolo, rende impossibile la presenza di un Boidi nel 1168. Lo stesso errore è riscontrabile anche in Giorgio Merula, che riprese gli autori precedenti senza verificarne l’impianto genealogico. Una variante ulteriore è proposta da Felice Calvi, il quale, pur riconducendo Emanuele alla linea dei Boida Fieschi, lo qualifica come appartenente alla famiglia Trotti. Accogliendo questa identificazione, la cronologia comunemente proposta colloca la nascita di Emanuele intorno al 1140, senza che la documentazione disponibile consenta di determinare con precisione la sua ascendenza all’interno del casato.
La ricostruzione genealogica tradizionale, tramandata dagli "Annali" di Girolamo Ghilini, pur di tono municipale e celebrativo, conserva tracce di un’antica tradizione locale circa il radicamento dei Trotti a Gamondio e il loro ruolo nella formazione del nuovo comune di Alessandria. Ulteriore conferma della persistenza, in ambito umanistico-lombardo, della memoria del ruolo dei Trotti nella fondazione di Alessandria è fornita da una lettera di Giorgio Merula, datata Milano, 15 giugno 1488, indirizzata al segretario ducale Marco Trotti, nella quale si afferma che «Emanuel primus, orator insignis, unus ex octo ædificatoribus fuit in ædificatione urbis Alexandriæ, primitus cognominata Cesarea, anno 1168», e che fu lo stesso Emanuele a indurre «cunctos agnatos» ad abbandonare Castellazzo (Gamondio) per stabilirsi nella nuova città, ottenendovi «primum locum, situm et honorem». Si tratta di una testimonianza tarda, di carattere celebrativo, ma utile a documentare la tradizione locale sul radicamento dei Trotti a Gamondio e sul loro coinvolgimento nell’impresa del 1168..
Altri membri della famiglia, secondo le fonti successive, presero parte alle prime spedizioni crociate e furono annoverati tra i cavalieri dell’Ordine Gerosolimitano, a testimonianza del precoce inserimento del casato in reti cavalleresche e militari di ambito sovraregionale.
Delimitazione genealogica e problemi di omonimia La storiografia recente ha esaminato in modo sistematico l’eventuale connessione genealogica tra i Trotti documentati nell’area alessandrina e milanese e l’omonima famiglia attestata a Ferrara. Gli studi condotti sul corpus documentario disponibile hanno portato ad escludere qualsiasi legame dimostrabile tra le due casate, nonostante la coincidenza del cognome.. Questa conclusione viene recepita come dato critico consolidato, registrando l’assenza di elementi che consentano di ricondurre i due nuclei familiari ad un’origine comune.
XIII secolo Tra la fine del XII e la prima metà del XIII secolo, la presenza documentata della famiglia Trotti si intensifica nel quadro politico e istituzionale dell’alessandrino. Nel giuramento prestato dagli alessandrini al marchese di Monferrato in occasione della pacificazione del 1199 compare un Pietro Trotti, mentre dal 1210 e per oltre un ventennio ricorrono numerose menzioni del giudice Rainaldo (o Rinaldo) Trotti, figura di primo piano nella vita politica e amministrativa della città...