Linvasione mongola della Bulgaria e della Serbia fu l'insieme di campagne con cui, nell'ambito dell'invasione dell'Europa, i tataro-mongoli razziarono i due regni. Nella primavera del 1242, gli aggressori guidati da Batu Khan e Kadan invasero la Serbia e in seguito la Bulgaria, dopo aver sconfitto i magiari nella battaglia di Mohi e aver devastato la parte occidentale del regno d'Ungheria, in particolare la Croazia, la Dalmazia e la Bosnia.
In un primo momento, le truppe di Kadan si mossero verso sud lungo il Mar Adriatico in territorio serbo. Poi, dirigendosi verso est, i guerrieri attraversarono il centro del paese e saccheggiarono vari insediamenti lungo il percorso, facendo poi ingresso in Bulgaria e venendo raggiunti dal resto dell'esercito al comando di Batu. La campagna in Bulgaria si svolse probabilmente principalmente a nord, dove l'archeologia fornisce prove di distruzioni risalenti a questo periodo. I mongoli, tuttavia, attraversarono la Bulgaria per attaccare l'impero latino di Costantinopoli a sud, prima di ritirarsi completamente. La Bulgaria fu costretta a pagare un tributo ai mongoli per lungo tempo.
Contesto storico Le relazioni tra Ungheria e la Serbia erano pessime alla vigilia dell'invasione mongola. Il re serbo, Stefano Vladislav, aveva sposato Beloslava, figlia dello zar Ivan Asen II di Bulgaria, nel 1234, nel tentativo di formare un'alleanza anti-ungherese.. Al momento dell'aggressione straniera, al contrario, i rapporti tra Ungheria e Bulgaria erano assai distesi. Lo zar bulgaro, l'ancora bambino Colomanno I, era un nipote del re magiaro, Béla IV, essendo figlio della sorella di Béla, Anna Maria, e di Ivan Asen II. Intorno al 1240, di fronte alla minaccia dell'invasione mongola, ungheresi, bulgari e cumani potrebbero aver stretto un'alleanza, come testimonia la presenza in quell'anno di un emissario bulgaro alla corte di Béla IV...
Una delle giustificazioni addotte per l'invasione mongola dell'Ungheria coincise con il fatto che Béla IV aveva offerto rifugio ai cumani quando questi fuggirono dalla conquista mongola del loro territorio nel 1239. Dopo che il capotribù cumano, Köten, fu assassinato dagli ungheresi contrari alla politica di Béla il 17 marzo 1241, un gran numero di cumani devastò le campagne ungheresi ritirandosi in Bulgaria, dove ottennero nuovamente rifugio.. Un gruppo separato di cumani entrò in Bulgaria più o meno nello stesso periodo, attraversando il Mar Nero dopo la conquista mongola della Cumania, dopo aver ricevuto il consenso a insediarsi da Ivan Asen. Ciò è riferito da Ibn Taghribirdi, uno scrittore del XV secolo che si basa sull'opera perduta di Izz al-Din ibn Shaddad, un siriano che scrisse in esilio dall'Egitto sempre per via della conquista mongola della sua terra.. La fonte di Izz al-Din era il testimone oculare Badr al-Din Baysari, egli stesso un cumano la cui famiglia fuggì in Bulgaria. Il futuro sultano d'Egitto, Baybars, nato nel 1227 o 1228, fu tra coloro che fuggirono in Bulgaria nella speranza di scampare ai mongoli. Secondo Ibn Taghribirdi, i bulgari insorsero in seguito contro questi cumani e Baysari e Baibars furono catturati, dopodiché venduti come schiavi a Rum. I cumani di Köten, dal canto loro, pare riuscirono a ritagliarsi un proprio spazio nell'aristocrazia bulgara..
La decisione mongola di attaccare la Bulgaria con tutte le loro forze potrebbe aver avuto lo stesso motivo dell'attacco iniziale all'Ungheria, ossia punire i bulgari per aver fornito aiuto ai nemici dei mongoli.. Nel 1242, la Bulgaria comprendeva l'area a nord dei Monti Balcani fino al Basso Danubio e la sua popolazione era etnicamente mista, composta da bulgari di lingua slava e valacchi di lingua romanza. La presenza in quelle terre di nomadi cumani era cominciata da molto prima, tanto che la stessa dinastia regnante bulgara, quella degli Asenidi, viene ritenuta di origine cumana, benché il dibattito storiografico sul tema sia molto controverso..
Nel descrivere le invasioni mongole, si deve ricordare una distinzione tra i bulgari sul Danubio e quelli vissuti nella lontana Bulgaria del Volga, chiamate rispettivamente "Piccola Bulgaria" (o Bulgaria minor, Bulgaria minore) e "Grande Bulgaria" (Bulgaria maior o magna Bulgaria)...
Serbia Quando il comandante mongolo Kadan fermò l'invasione dell'Ungheria, entrò in Bosnia tra la fine di marzo e l'inizio di aprile del 1242. Sebbene nominalmente sotto la sovranità ungherese, parte di quella regione era stata occupata dai combattenti magiari in occasione della crociata bosniaca, proclamata per sopprimere la scismatica Chiesa bosniaca, mentre il resto era sotto il controllo del bano Matteo Ninoslao. Il passaggio degli asiatici costrinse gli ungheresi a evacuare il territorio e permise a Ninoslao di riprendere il controllo dell'intera Bosnia....
Proseguendo verso sud, i Mongoli entrarono nella regione serba della Zeta (all'incirca corrispondente al Montenegro e all'Albania settentrionale). Secondo Tommaso Arcidiacono, autore contemporaneo e parziale testimone oculare degli eventi, inflissero danni minimi all'indipendente repubblica di Ragusa, collocata in una posizione strategicamente più difendibile. Nella Zeta, invece, le forze di Kadan attaccarono con grande facilità Cattaro, rasero al suolo Suacia e Drivasto e probabilmente rasero al suolo anche Sapa, che fu ricostruita solo diversi decenni dopo. Secondo Tommaso, i mongoli non lasciarono in Zeta «nessuno in grado di urinare contro un muro». La città di Dulcigno potrebbe essere stata risparmiata grazie a un accordo raggiunto con Ragusa in aprile. Non si ha infatti notizia di alcuna attività di resistenza allestita ed è possibile che Giorgio Nemanjić, signore della Zeta, avesse cercato di sfruttare il potenziale degli stranieri per separare il suo principato dal giogo serbo. Tale ipotesi è confermata dal fatto che cominciò ad adoperare il titolo di "re" in quel periodo storico..
Secondo Tommaso Arcidiacono, i mongoli «invasero tutta la Serbia e giunsero in Bulgaria» (totam Serviam percurrentes in Bulgariam devenerunt). Un altro contemporaneo, l'arcidiacono Ruggero di Puglia della Transilvania, attesta che «Kadan devastò la Bosnia e il regno di Rascia e poi attraversò la Bulgaria» (Cadan [...] destruxit Boznam, regnum Rascie et inde in Bulgariam pertransivit). Questo è tutto ciò che si sa sull'invasione della Rascia (l'antica Serbia) da fonti letterarie. Le incursioni e i saccheggi in Serbia terminarono nella tarda primavera, quando i tumen si spostarono in Bulgaria..
Nel 1250, Guglielmo di Rubruck, un missionario fiammingo che viaggiò nell'impero mongolo, riferì che un orafo francese di nome Guglielmo Boucher presente nella capitale mongola di Karakorum era stato catturato a Belegrave dalle forze di Bujek, figlio di Tolui (e non di Kadan). Questa località è solitamente identificata con Belgrado. Se così fosse, quest'ultimo insediamento che risultava sotto il controllo ungherese dal 1235 fu forse occupato dai mongoli nel 1241 o nel 1242. Se la prima data fosse corretta, è probabile che gli assalitori attraversarono il Danubio a Kovin, un importante valico, dove sono state rinvenute prove di distruzione risalenti a quel periodo.. Un grande tesoro di monete sepolto nel 1241 è stato scoperto nella vicina fortezza di Dupljaja.. Se i mongoli sotto Bujek non presero Belgrado mentre attraversavano la Croazia nel 1241, è possibile che Kadan invece cadde, dopo che i magiari l'avevano già evacuata, nel 1242 mentre era in corso l'assalto alla Serbia.
Sebbene Stefano Vladislav fosse stato rovesciato dai nobili suoi conterranei nel 1243, nulla suggerisce che ciò fosse collegato alla sua reazione all'invasione mongola. Suo fratello e successore, Stefano Uroš I (morto nel 1276), sposò una nobildonna cattolica, Elena d'Angiò (morta nel 1314). È documentato che nella regione prevalentemente cattolica intorno al lago di Scutari, nella Zeta, riparò e ricostruì molte città, chiese e monasteri sfregiati e distrutti dai mongoli nel 1242..
Bulgaria
Dopo aver attraversato le terre bosniache e serbe, Kadan si unì all'esercito principale al comando di Batu in Bulgaria, probabilmente verso la fine della primavera. Il critico stato di distruzione provocato nella Bulgaria centrale e nord-orientale intorno al 1242 è testimoniato da prove archeologiche. Sono disponibili diverse fonti narrative sull'invasione mongola della Bulgaria, ma nessuna è dettagliata e presenta un quadro generale chiaro su ciò che accadde.. È chiaro, tuttavia, che due eserciti fecero il loro ingresso in Bulgaria contemporaneamente: quello di Kadan dalla Serbia e un altro, guidato dallo stesso Batu o Bujek, dall'altra parte del Danubio..
Un passaggio marginale presente in un manoscritto greco conservato nell'Archivio apostolico vaticano segnala che fu acquistato da un certo Teodoro Grammatico dopo l'invasione mongola della Bulgaria, nellAnno Mundi 6751 del calendario bizantino. L'anno 6751 corrisponde a un periodo cronologico compreso tra il 1° settembre 1242 e il 31 agosto 1243.
La distruzione della Bulgaria è menzionata dal teologo brabantino coevo Tommaso di Cantimpré. Poco dopo, il missionario italiano Riccoldo da Monte di Croce scrisse che i mongoli avevano soggiogato i valacchi.. Secondo lo storico persiano Rashid al-Din Hamadani, la capitale bulgara di Tarnovo (Qirqin) e il porto sul Mar Nero di Anchialo (Qila) furono saccheggiati «dopo grandi battaglie», un termine probabilmente impiegato da Rashid come sinonimo di assedio. L'identificazione della Qila di Rashid con Anchialos è recente: è stata più spesso identificata con Chilia sul Danubio, ma questo luogo non era una città che all'epoca valeva la pena attaccare. nella sua Geografia del 1250, l'erudito andaluso Ibn Sa'id al-Maghribi conferma l'attacco mongolo a Tarnovo (). Ulteriori prove archeologiche di distruzione, tra cui tesori di monete, databili al 1242, sono state rinvenute a Červen, Isaccea, Loveč, Nufăru, Preslav, Silistra, Šumen, Svištov, Turcoaia e Varna, così come a Tarnovo e sull'isola di Păcuiul lui Soare, che fu completamente saccheggiata.
Si narra che l'esercito dello zar avesse battuto l'esercito mongolo nel corso di una schermaglia e l'eco di un episodio simile giunse fino alle Fiandre, come attestato dalla cronaca francese di Filippo Mouskes, e alla Palestina, dove è menzionata dall'autore siriaco Barebreo. È improbabile che i bulgari avessero surclassato un'armata vasta, limitandosi al massimo a prevalere contro un piccolo gruppo di ricognitori. Mouskes specifica che «il re delle terre valacche sconfisse [i Tatari] in un passo», probabilmente la gola di Iskăr, il passo principale attraverso i Monti Balcani, che gli invasori avrebbero verosimilmente sfruttato nel loro attacco in direzione di Costantinopoli. Lo zar, ad ogni modo, era troppo giovane per partecipare alla battaglia e tale ipotetica vittoria fu ottenuta dai suoi comandanti e viene semplicemente attribuita a lui. Il successo bulgaro può essere probabilmente attribuito al terreno montuoso, in cui i mongoli si muovevano con difficoltà.
Secondo Tommaso Arcidiacono, prima di lasciare la Bulgaria i mongoli massacrarono i loro prigionieri «Ungheresi, Slavi e altri popoli» come avevano fatto anche in Croazia a marzo o aprile..
Conseguenze