Il congiuntivo è un modo verbale di diverse lingue, comprese la lingua italiana e le altre lingue romanze, la cui funzione basilare è quella di indicare un evento soggettivo, irreale, dubbioso, ipotetico o non rilevante. Rispetto all'indicativo, che esprime la realtà oggettiva ovvero un dato fattuale (che può essere provato vero o falso), il congiuntivo sottolinea la dimensione della supposizione individuale (o la possibilità impersonale): Penso che sia ubriaco. È possibile che sia così. Temiamo che non venga. Prevedono che si possa procedere.

I suoi tempi rispecchiano, seppure in maniera ridotta, il sistema verbale dell'indicativo. L'italiano ne è dunque abbastanza ricco:

Congiuntivo presente (che io arrivi, che io prenda, che io senta) Congiuntivo imperfetto (che io arrivassi, che io prendessi, che io sentissi) Congiuntivo passato (che io sia arrivato/a, che io abbia preso, che io abbia sentito) Congiuntivo trapassato (che io fossi arrivato/a, che io avessi preso, che io avessi sentito)

La scelta è determinata dalle regole della concordanza dei tempi. Una forma futura del congiuntivo manca in italiano, come del resto nella maggior parte delle lingue, sicché il suo posto viene preso dall'indicativo futuro o dal congiuntivo presente.

Congiuntivo nella subordinata in italiano Normalmente questo modo occorre nella frase o proposizione subordinata, introdotta negli esempi seguenti dalla congiunzione che:

Spero che tu venga presto. Sono contenta che tu sia qui.

Del resto, il congiuntivo deve il suo nome alla presenza abbastanza costante di una congiunzione. Nei due enunciati appena proposti il congiuntivo indica rispettivamente un fatto solo auspicabile (venga) ed uno reale, ma visto in maniera personale (sia).

Nelle subordinate concessive il congiuntivo indica una condizione irrilevante:

non ti apro, sebbene tu stia suonando da molto.

I criteri di scelta tra l'indicativo e il congiuntivo cambiano a seconda del contesto e del registro. Di seguito si riporta una casistica essenziale delle varie occorrenze del congiuntivo, il cui uso può essere, di volta in volta, obbligatorio o facoltativo. Negli esempi proposti la principale è per lo più al presente, con il congiuntivo presente nella subordinata. Le analoghe costruzioni con il verbo al passato nella principale prevedono nella subordinata il congiuntivo imperfetto:

Speravo che tu venissi presto. Ero contento che tu fossi con me. Non ti aprivo sebbene tu stessi suonando da vari minuti.

Uso nelle subordinate oggettive Nel costrutto introdotto da "che", determinati verbi usati nella principale richiedono il congiuntivo nella subordinata. Nel caso delle subordinate oggettive sono verbi che esprimono pensiero, opinione personale, ipotesi, dubbio, insicurezza, timore, volontà, esortazione, speranza, auspicio, ecc.

Ad una subordinata oggettiva del tipo so che tu sei lì, di contenuto sicuro, si oppone dunque una del tipo mi sembra che tu sia lì, più insicura.

Verbi di pensiero ed opinione A differenza di altre lingue romanze, in italiano i verbi di opinione e pensiero quali credere, pensare, ritenere, reputare, ecc. reggono il congiuntivoLepschy Giulio - Lepschy Laura, pag. 202:

Penso che tutti siano ancora là. Credo che sia molto contenta di essere stata promossa.

In questi casi nell'italiano standard il congiuntivo è obbligatorio. L'uso dell'indicativo (Penso che tutti sono là) denota una sintassi meno sorvegliataDardano-Trifone, pag. 278 . ed è sconsigliabile.

Supposizione, ipotesi

Gli scienziati ipotizzano che il reperto risalga al III secolo a.C. Immagino che sappia il fatto suo.

Dubbio, timore, irrealtà Richiedono il congiuntivo nella secondaria i verbi che denotano insicurezza, timore e dubbio, come dubitare, temere, sospettare e simili:

Ho paura/temo che domani piova. Dubito che siano ancora tutti svegli.

Il congiuntivo è previsto anche nel caso di una persuasione dubbia (John è convinto che Genova sia in Francia) e nei costrutti introdotti da verbi che indicano una palese irrealtà, come illudersi, fingere e simili:

Allora faremo finta che tutto vada bene.

Desiderio, volontà I verbi che indicano volontà, aspettativa, assenso si comportano in maniera simile:

Chiediamo che tutti partano subito. Vogliamo che tutti partano subito. Ci aspettiamo che tutti partano subito. Lascia che tutti partano.

Lo stesso vale per i costrutti introdotti da sperare o augurare:

Speriamo/Ci auguriamo che smetta di piovere.

Considerazione personale, stato d'animo Talvolta il congiuntivo può riferirsi ad eventi reali, ma indicare un fatto considerato in maniera non obiettiva:

Sono contento che tutto vada bene. Mi rammarico che tu stia mangiando tanto. Trovo assurdo che egli gli si schieri contro.

Va detto che alcuni verbi possono avere diverse accezioni, per cui, in virtù del significato che assumono nel contesto, richiedono a volte l'indicativo, a volte il congiuntivo:

Ammetto che il cane salga sul mio letto ('tollero').

Ammetto che il cane sale sul mio letto ('confesso').Serianni, pag. 556.

Capisco benissimo che essi vogliano andarsene ('ho comprensione per un fatto', considerazione personale).

Capisco solo ora che essi vogliono andarsene ('me ne rendo conto').

Correlato all'uso del congiuntivo nelle considerazioni personali è quello delle espressioni impersonali.

Uso nelle subordinate soggettive

Il congiuntivo ricorre dopo frasi soggettive introdotte da espressioni impersonali, soprattutto formate da essere + sostantivo oppure aggettivo:

È incredibile che non si paghi mai in tempo. È difficile che si paghi subito tutto. È uno scandalo che nessuno paghi subito. È allucinante che, mentre noi vi difendiamo, voi vi schieriate contro di noi.

Sono impersonali anche espressioni formate con verbi come bisognare, bastare, occorrere, valere la pena, piacere che e simili:

Non devi essere un campione, mi basta che tu riesca ad arrivare in tempo. Mi dispiace che tu parta così presto.

In questi costrutti non ha importanza che il fatto sia veramente accaduto, l'importante è fare le proprie considerazioni.

Nel discorso indiretto introdotto dal verbo alla forma impersonale il congiuntivo esprime il distacco ('parlo per sentito dire'):

Si dice che il signor X sia stato diverse volte in prigione.

L'indicativo, invece, riferisce un evento o un'affermazione realeKaterinov, pagg. 96-97.:

Si dice che la storia non si fa con i se; ma è con i se che si capisce che le cose potevano andare diversamente.

Uso nelle subordinate concessive Oltre che da un verbo nella frase principale (volere, pensare, credere, sembrare, ecc.), il congiuntivo può essere richiesto da determinate congiunzioni usate per formare la subordinata, ad esempio, nelle frasi concessive.

Mentre anche se regge l'indicativo (Resto a casa anche se sto benissimo), le congiunzioni malgrado, nonostante, benché, sebbene, usate per specificare la sfumatura di significato o come sinonimi di registro più elevato, richiedono l'uso del congiuntivo:

Resto a casa malgrado io stia benissimo.

In questi casi il congiuntivo indica un fatto considerato come non rilevante. Lo stesso discorso vale per i pronomi indefiniti chiunque, dovunque, comunque, qualunque/qualsiasi usati per introdurre la frase:

Comunque tu faccia e dovunque tu vada, ti aiutiamo/aiuteremo senz'altro.

Uso nelle subordinate comparative Il congiuntivo si usa nella frase secondaria quando questa indica il secondo termine di paragone (proposizione comparativa):

Il bambino dorme meglio di quanto (non) abbia pensato. È più intelligente di quel che sembri.

In questo caso l'uso dell'indicativo è accettabile. Altrettanto facoltativo è l'uso della negazione fraseologica, un tempo considerata obbligatoria ma oggi ritenuta piuttosto imprevedibileDardano-Trifone, pag. 414. e lasciata alla scelta del parlante.

Uso nelle subordinate relative Nella subordinata relativa il congiuntivo indica un requisito oppure una limitazione:

Possono iscriversi al secondo corso tutti coloro che abbiano concluso il primo. L'ingegner X è l'unico che possa sperimentare il sistema senza commettere errori. Cerchiamo un'attrice che abbia i capelli rossi (per farle interpretare un ruolo in un film).

La scelta tra il congiuntivo, l'indicativo o il condizionale è importante ai fini del significato. Riformulando all'indicativo l'ultimo esempio, cambiamo il senso della frase:

Cerchiamo l'attrice che ha i capelli rossi (sai, quella ragazza di ieri, che parlava francese).

L'indicativo denota un fatto reale e comunica che si sta cercando una determinata persona.

L'uso del congiuntivo imperfetto nella subordinata relativa retta da una principale al presente ha valore ipotetico:

Porto ancora lo zucchero per chi ne volesse.

Nello stesso enunciato la forma vuole indicherebbe un fatto accertato (c'è qualcuno che vuole lo zucchero).

Un'eventualità o forma di cortesia richiedono il condizionale:

L'ingegner X è l'unico che potrebbe sperimentare il sistema.

Signora Rossi, qui all'entrata c'è un cliente che vorrebbe farle una domanda.

Uso nelle interrogative indirette L'uso del congiuntivo nelle subordinate interrogative è facoltativo:Dardano-Trifone, pag. 403.

Suonano: mi domando chi è. Suonano: mi domando chi sia. Suonano: non so se è il caso di aprire. Suonano: non so se sia il caso di aprire.

Nelle interrogative indirette, più che dal registro, la scelta è determinata dal verbo reggente e dalla sfumatura di significato. Così, con il verbo "dire", con il verbo "sapere" nella forma affermativa, con i verbi di percezione si userà sempre l'indicativo, a meno che l'interrogativa non preceda la reggente.

Uso nelle subordinate ipotetiche

La proposizione ipotetica è spesso introdotta da congiunzioni come qualora, caso mai, nel caso che.Serianni, pag. 589. I costrutti ottenuti con queste congiunzioni prevedono l'uso del congiuntivo presente nel caso di una possibilità più concreta, mentre l'imperfetto indica una possibilità più remota:

Caso mai l'auto sia davvero guasta, non rinunceremo per questo alle nostre vacanze. Nel caso che suonasse qualcuno, non aprite la porta.

Un discorso a parte merita l'uso del congiuntivo imperfetto nel periodo ipotetico retto dalla principale al condizionale e introdotto da se. In questo caso, il congiuntivo imperfetto ha la funzione di esprimere l'irrealtà nel presente, mentre il congiuntivo trapassato indica l'irrealtà nel passato:

Se fossi ricco, non starei qui. Se fossi nato ricco, sarei venuto via di qui.

Altri usi e altri criteri di scelta Le frasi subordinate elencate sono di varia natura e possono - il più delle volte - esser formate all'indicativo oppure al congiuntivo a seconda della congiunzione che le introduce,Serianni, passim, fermo restando il fatto che il congiuntivo indica una sorta di incertezza.

Più vincolante è l'uso del congiuntivo nelle proposizioni:

esclusive introdotte da senza che (Arriverò senza che tu te ne accorga); temporali introdotte da prima che (L'arrosto si potrebbe bruciare prima che tu te ne accorga), ma non da dopo che (Mi accorsi del pasticcio solo dopo che l'arrosto si era bruciato); proposizioni a valore restrittivo (Arriverò a condizione che/purché tu sia puntuale); eccettuative introdotte da a meno che, talvolta da tranne che (Andremo a fare un'escursione a meno che il tempo non faccia capricci); consecutive introdotte da in modo che, cosicché, in maniera tale che e simili (Aggiusteremo la scala in modo che possiate scendere in tutta tranquillità), fin tanto che viene indicata un'eventualità; finali (Andremo a fare un'escursione affinché/perché i bambini possano divertirsi).

È invece più facile riscontrare l'indicativo nelle causali introdotte da non perché (Laura era povera in canna, non perché era/fosse disoccupata, ma a causa dei debiti di famiglia), limitative introdotte da per quel che, per quanto e simili (per quel che io ne so/sappia, non è venuto nessuno).