La Chiesa di San Nicola Orfano () è una chiesa bizantina dei primi del XIV secolo, situata nella città di Salonicco, nel nord della Grecia. Ricoperta da straordinari affreschi bizantini, la chiesa è stata inserita nella Lista del Patrimonio dell'umanità dell'UNESCO insieme ad altri monumenti paleocristiani e bizantini di Salonicco, a dimostrazione dell'importanza di Salonicco nella storia paleo cristiana.
Localizazione La chiesa si trova nel lato nord orientale della città vecchia, appena entro il muro orientale, fra via Irodotou e via Apostolou Pavlou.
Storia e descrizione Il nome della chiesa, “San Nicola l'Orfano”, è attestato per la prima volta nel XVII e XVIII secolo e presumibilmente si riferisce al suo ktetor (fondatore), altrimenti sconosciuto. Dalla decorazione interna, l'edificio è databile al periodo 1310-1320. La chiesa originariamente faceva parte di un monastero, di cui rimangono tracce (resti di un cancello) nella parte orientale. La chiesa è particolarmente nota per i suoi affreschi, contemporanei alla sua costruzione, che ricoprono quasi tutta la superficie interna. Gli affreschi sono un esempio della scuola di Tessalonica al culmine del “Rinascimento paleologo” e il loro autore potrebbe essere lo stesso che decorò il monastero di Hilandar sul Monte Athos nel 1314. La chiesa è stata collegata al re serbo Stefano Uroš II Milutin (r. 1282-1321), noto per aver patrocinato le chiese della città, a causa della raffigurazione nella navata centrale di San Giorgio Gorgos, santo patrono del sovrano serbo, e di San Clemente di Ocrida, motivo ricorrente nelle chiese serbe.
La chiesa fu originariamente costruita come un semplice edificio a navata unica con tetto a doppia falda con struttura in legno. Successivamente furono aggiunte navate su tre lati, che formano un deambulatorio sotto il cui pavimento sono state rinvenute diverse tombe. La muratura presenta strati irregolari di mattoni e pietra, con alcune ceramiche sul lato orientale e decorazioni in mattoni sui lati orientale e occidentale. All'interno, la navata centrale è collegata alle altre da doppie aperture decorate con capitelli tardoantichi riutilizzati. La pergula marmorea originale della chiesa è ancora conservata.
Il monastero continuò a funzionare per tutto il periodo ottomano. Gli affreschi furono riportati alla luce nel 1957-1960 durante i lavori di restauro.
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