Il Ritratto di Gregorio XV è un dipinto a olio su tela (135,5x98 cm) realizzato dal pittore Giovanni Francesco Barbieri, detto Guercino, intorno al 1622 e ubicato nel The Paul Getty Museum a Los Angeles. Storia Malvasia era al corrente che Guercino aveva dipinto un ritratto del pontefice, ma dalle sue carte, anche dagli appunti manoscritti, non emerge una data certa della commissione.Il ritratto fu sicuramente eseguito durante il soggiorno romano del pittore (1621-1623), poiché risulta già presente nel primo inventario della collezione Ludovisi, redatto nel 1623 e figura nel successivo del 1633 indicato come «Un Ritratto della s.m. di Gregorio XVo, cornice dorata, et intagliata alta pmi sei.»In seguito il dipinto scompare, per riemergere nella collezione di John William Ward, I conte di Dudley a Witley Court nel 1854. Nel 1871 fu prestato da Ward alla Royal Academy of Arts. Nel 1900 il figlio William Huble Ward, II conte di Dudley lo vendette a un non meglio specificato S.T. Smith. Nel 1908 è presente nella collezione di Ralph Cross Johnson che lo donò nel 1919 al National Museum of American Art. Fu pubblicato da Sir Denis Mahon nel 1981. Per qualche tempo rimase in deposito presso la National Gallery of Art di Washington D.C. Nel 1987 fu acquistato dal The Paul Getty Museum a Los Angeles. Nelle varie peripezie si era persa anche l'attribuzione al Guercino, ed era stato assegnato a Tiziano. Fu restituito al Guercino da Frederick Cummings.

Sulla datazione del dipinto, Raffaella Morselli ha proposto di collocarlo intorno al 1622, sulla base di elementi documentari. Guercino arrivò a Roma nella seconda metà del 1621 e vi soggiornò per circa due anni, alloggiando in via Paolina. Non fu mai legato alla corte pontificia da un incarico stabile né da uno stipendio, ma il 28 dicembre 1621 ricevette un anticipo di 200 scudi per la Sepoltura e gloria di santa Petronilla, seguito da un secondo pagamento di 300 scudi il 22 dicembre 1622. Le indagini diagnostiche hanno mostrato che l’esecuzione del dipinto fu rapida e si concluse nella primavera del 1623. Poiché la committenza proveniva con ogni probabilità dal pontefice, è plausibile che Guercino lo abbia incontrato per definire anche i dettagli sul ritratto.

Descrizione e stile Guercino non fu un ritrattista nel senso pieno del termine: si dedicò di rado a questo genere, che rimase un aspetto marginale della sua attività. Ai suoi tempi, tuttavia, la ritrattistica dei potenti obbediva a canoni precisi. Monsignor Giovanni Battista Agucchi, teorico dell’arte e convinto sostenitore del classicismo, riteneva che la forma più alta del ritratto fosse quella capace di andare oltre la mera somiglianza naturale, rappresentando l’effigie del personaggio non com’era, ma come avrebbe dovuto essere idealmente, in modo da esprimere la dignità e la posizione del soggetto nel mondo. Non a caso Agucchi preferiva artisti di impostazione raffaellesca, come il Domenichino, che aveva a sua volta eseguito un ritratto di Gregorio XV con il cardinal nipote Ludovico Ludovisi, conservato al Musée des Beaux-Arts de Béziers.

Anche Giovanni Battista Passeri si mostrò in sintonia con tali principi, criticando le soluzioni più ombrose del Guercino: «la sua maniera oscura è contraria alla buona regola delli Ritratti nelli quali è necessario per incontrare la similitudine, fuggire, a tutto potere le ombre, e procurare di dargli rilievo con arteficio dei contrapposti.» E anch'egli, come monsignor Agucchi, apprezzava di più lo stile più classicheggiante del Domenichino.

Al contrario il «Ritratto di Gregorio XV del Guercino è una effigie privata, un incontro intimo tra il pontefice e il riguardante, dove nessun oggetto tende a esaltare il ruolo e la pompa.» David M. Stone addirittura afferma che «Guercino viola apertamente il decoro in questa raffigurazione senza compromessi di un uomo anziano e malato, i cui occhi sembrano a mala pena vedere....Il dipinto è sconvolgente nella sua tossica mescolanza di rossi, e verdi applicati in stretto rapporto. Solo il ritratto di Innocenzo X di Velásquez compete con la sua coloristica intensità ed il suo naturalismo.» «Guercino è stato il primo artista dopo Tiziano ad esercitare una ricerca disinibita dell'espressionismo psicologico di un supremo dignitario.»

Alle osservazioni specifiche sulla ritrattistica si aggiunge la riflessione di Denis Mahon, secondo cui negli ultimi due o tre anni l’arte del Guercino aveva conosciuto un’evoluzione generale. Lo studioso mette in rilievo il netto contrasto tra un’opera come Elia nutrito dai corvi (1620) e la monumentale Sepoltura e gloria di santa Petronilla (1622-1623), che testimonia l’orientamento del pittore verso forme più classiche e un progressivo abbandono della sua prima, più gagliarda maniera. Esposizioni Baroque portraiture in Italy: Works from North American collections (Sarasota, The John and Mable Ringling Museum of Art, 7 dicembre 1984 – 3 febbraio 1985; Hartford, Wadsworth Atheneum, 20 marzo – 20 maggio 1985) Nell’età di Correggio e dei Carracci. Pittura in Emilia dei secoli XVI e XVII (Bologna, Pinacoteca Nazionale, 10 sett. – 10 nov. 1986; Washington, National Gallery of Art, 19 dic. 1986 – 16 feb. 1987; New York, The Metropolitan Museum of Art, 26 mar. – 24 mag. 1987). Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino, 1591–1666' Bologna, Museo Civico Archeologico; Cento, Pinacoteca Civica e Chiesa del Rosario, 6 settembre – 10 novembre 1991) Guercino. L’era Ludovisi a Roma'' (Roma, Scuderie del Quirinale, 31 ottobre 2024 – 26 gennaio 2025)

Note

Bibliografia

Altri progetti

Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Ritratti pittorici di papi Categoria:Collezione Ludovisi Categoria:Dipinti nel Getty Museum